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Annotazioni sparse sulla flora riunionese

Bruno Contini | Arboretum, Botanica   17 Dicembre 2021   4 min.

 

GLI CHOCA CRESCONO SUL CIGLIO DELL’AUTOSTRADA, SPARANO BULBI DAPPERTUTTO E DOPO RINSECCHISCONO MALAMENTE

Annotazioni sparse di carattere vegetazionale sulla flora riunionese

Su una scogliera a picco sull’oceano, nella savana più arida, in un bosco di conifere…sull’Île de la Réunion troverai sempre un esemplare di quest’agave infestante, con lo stelo alto anche cinque-sei metri che punta al cielo come un’antenna ricevente e i piccoli bulbi attaccati, cattivi già prima di nascere, famelici di vita prima di cadere al suolo e colonizzare ogni angolo dell’isola.

Fucraea foetida è solo uno dei migliaia di cartellini degli imprevisti pescati nel Monopoli dell’alloctonia. Portato nel ‘700 dai Caraibi per ricavarne fibre tessili per funi e cordami, oggi è utilizzato come tizzone per affumicare gli alveari o come ingrediente della cucina creola. È il padrone indiscusso dell’ex Île Bourbon e nessuno sa come debellarlo.

 

Fig. 1 Buongiorno, trasmette Radio Choca. Sintonizzazione su qualsiasi frequenza del territorio

 

A partire dalla scoperta francese nel ‘600, sulla Riunione è stato stipato di tutto: il territorio è diventato una sorta di frenetico crocevia botanico: dal Giappone è arrivata la Cryptomeria per il legname, dall’America del Sud il Bibassier che produce una specie di nespole asprigne i cui semi vengono messi in infusione per aromatizzare il rum.

Dal Bangladesh è stato importato il Fruit du jaquier. Il frutto ha una forma che non si può ricondurre a nessun oggetto esperito nella quotidianità: è una sorta di gigantesco bitorzolo rugoso di 35 kg, un pallone aerostatico mezzo sgonfio…Ma forse la rappresentazione più simile alla forma di un Fruit du jaquier è la mappa del potenziale elettrostatico in 3D di un alogenuro alchilico. Emana un odore putrescente, ma la polpa è molto dolce e i semi vengono…messi in infusione per aromatizzare il rum.

 

Fig. 2 Il generatore tridimensionale di iorgchem.unito.it ci consente di apprezzare la straordinaria somiglianza tra un fruit du jaquier, in italiano iacone, e una molecola di clorobutano

 

Fig. 3 Fruit du jaquier, in italiano iacone

 

Veniamo al rum, uno dei principali indotti del territorio. Deriva dalla distillazione della melassa della canna da zucchero, fatta bollire e quindi condensata in seguito al rapido abbattimento della temperatura.

Nelle distillerie riunionesi i fumi dell’alcol impazzano tutto l’anno nelle gelide serpentine, come vagoni sull’ottovolante. Perché la canna da zucchero la trovi a tutte le stagioni, a seconda che sia una varietà a maturazione primaverile, estiva o autunno-vernina. Nel periodo della raccolta, le autostrade ribollono di cachalot, letteralmente “capidogli”. Sono gli autocarri che trasportano la canna, così detti perché sono lenti, grossi e difficili da superare. Non per mio fratello che infilza abilmente un capodoglio sulla corsia di sorpasso a bordo di una Citroen targata Martinica, con la frizione talmente alta che, quando stacchi, il piede tocca il tettuccio della vettura e i freni così striduli che quando freni a Saint Denis, a Saint Pierre, all’altro capo dell’isola, la gente si tappa le orecchie.

La canna da zucchero e la vaniglia sono gli sponsor migliori dell’introduzione antropica, ma le cose non vanno sempre bene. A volte le piante ti sfuggono di mano. Vedi Choca le terrible, vedi i Filao, conifere frangivento piantate sul litorale e a tratti invasive. Vedi Ageratina adenophora, un simpatico fiorellino bianco del Messico che monopolizza il sottobosco e lascia nelle radici un odore dolciastro e inquietante.

Come d’altronde ogni altro angolo del globo, la fotografia floristica di oggi non coincide con l’isola precedente la colonizzazione dei Borboni. La Réunion è uno sgargiante caleidoscopio di orchidee asiatiche, ficus strangolatori, frutti tropicali di ogni forma e foggia.

Poi però sali sul Piton de la Fournaise e il brusio cosmico si smorza. Sul vulcano più alto di questo dipartimento d’oltremare, lo scalpiccio degli scarponi si propaga da monte a valle. Non c’è traccia di vita animale o vegetale. Qui nemmeno il formidabile Choca riesce ad attecchire. Una sorta di preludio dello scenario che potrebbe aspettarci fra qualche decennio.

Per chilometri e chilometri si scorge solo il nerofumo della roccia vulcanica, intervallato da sottili barbigli tossici dorati.

 

Figura 3 I campanellini di Agarista tintinnano sotto il cratere del Piton de la fournaise

 

Poi, ad un tratto, una chiazza magenta si staglia sulla roccia circostante: è Agarista buxifolia, una specie che più endemica non ce n’è.

Poco discosto, un cespuglio di Erica Reunionensis, sbiancato, attorcigliato su se stesso, mezzo sradicato. Enigmatica come tutti gli arbusti, ha il fusto nodoso, dai lineamenti indefinibili, che non capisci se sia spuntato l’altro ieri o se nel Seicento, quando gli esploratori francesi misero per la prima volta piede sull’isola, lei fosse già qui.

 

 

 

 

 

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