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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Nuove Voci Raccontano: Roberto Van Heugten

Francesca Ghezzani | Nuove Voci Raccontano   26 Maggio 2021   4 min.

 

Area riservata (Homo Scrivens) è la quarta avventura di Gianluca Vanetti, l’investigatore della Valtènesi nato dalla penna dello scrittore Roberto Van Heugten.

Con questo libro, il nr. 1/2021 della collana Dieci, il lettore compie un viaggio nel mondo delle communities digitali, quelle che davanti ai recenti, drastici cambiamenti di abitudini si pongono come nuovi ambienti lavorativi, di scambio e di conoscenza. Tutto bello e condivisibile, senonché in uno di questi circoli virtuali succede qualcosa che esce dallo scopo per cui la community Nuovi panorami era stata ideata.

 

 

Roberto, come ha preso vita il personaggio di Gianluca Vanetti?

Potrebbe sembrarti una risposta già sentita, ma nei fatti “durante un freddo pomeriggio di gennaio…” di ormai sette anni fa mi arrivò una telefonata che è riduttivo definire inattesa e stravagante.

Si trattava di una vecchia conoscenza, persona impegnata in pittura e grafica per la comunicazione, che, con l’intento di ampliare le attività, decise di esplorare il mondo della piccola editoria. Mi chiese di interessarmi a questo suo progetto, provando a scrivere alcune pagine di un racconto per valutare le mie capacità espressive. Non c’era ombra, nelle sue parole, né di trama né di incipit. «Hai carta bianca» mi disse, regalandomi massima libertà di scelta.

Spiazzato dall’idea, che in un primo momento valutai folle, decisi comunque di rispondere affermativamente al suo invito. Scelta la poltrona più comoda del salotto, messi sulle gambe portatile e bassotto dormiente, cominciai a pensare.

Sarà stato il momento, oppure quel pensiero che ti arriva improvviso, fatto sta che dopo alcuni pomeriggi di intensa applicazione riuscii a consegnare in bozza una quarantina di pagine. Nel loro interno era già presente un mio mini-me, figura caratterizzata da una serie di miei pregi elevati di rango e difetti sottolineati dagli amici più cari.

La scelta del nome fu il momento più facile. Gianluca è il mio secondo nome, Vanetti è una delle tante storpiature sentite in vita pronunciando il cognome Van Heugten.

 

Perché viene definito “l’investigatore suo malgrado”?

 Si tratta di una definizione che mi venne congeniale in occasione della sua seconda storia, Il silenzio di Ada. In quel romanzo Vanetti si trovava alle prese con cambi di fronte continui, in presenza di due donne delle quali non riusciva progressivamente a comprendere ragioni e caratteri. Venne in pratica trascinato dagli eventi verso un coinvolgimento più psicologico che investigativo. Né aveva gli strumenti per indagare, non dimentichiamo che la sua professione principale è, per dirla con le parole del suo grande amico Silvio, “fancazzista olimpico”. In subordine abbiamo il biografo, giornalista, collezionista di anticaglie e solo qualche lunghezza dietro troviamo l’investigatore.

Definirlo “suo malgrado” mi è sembrato un modo divertente per spiegare al nuovo lettore che l’uomo che conoscerà indaga senza volerlo effettivamente fare. Infine però dimostra di avere doti superiori, derubricate per dispetto dalle forze dell’ordine a puri colpi di fortuna.

 

Nei tuoi libri troviamo sempre l’amena zona della Valtènesi a fare da sfondo alle vicende?

 Sì, non potrebbe essere altrimenti. Qualche volta mando Vanetti in trasferta, come per esempio in Val di Fassa ai tempi di Ada e i suoi silenzi, oppure in giro per l’Italia in Mille Miglia 1951.

In Asia e Area riservata troviamo svariati riferimenti alla città di Brescia e a vicende della provincia padana, ma si tratta di omaggi sporadici a territori che comunque fungono da contorno e non riescono certo a invogliare Vanetti a trasferirsi lontano dalla sua meravigliosa terra.

 

A livello stilistico, a quale espediente ricorri nei tuoi libri per creare un vortice di fatti e misfatti di crescente atmosfera thriller?

 Più che a un espediente faccio particolare attenzione all’atteggiamento del protagonista. Appena avverto un suo rilassamento favorito dall’atmosfera che lo circonda, creo un capitolo di rottura, obbligandolo ad attivare meccanismi di reazione imprevisti e sempre inediti.

In Area riservata questo scompiglio l’ho creato addirittura fin dall’inizio, quando a margine di un breve racconto di placida vita di paese ho inserito un attentato incendiario come conclusione della misteriosa visita di un ospite a casa Vanetti. Da quel botto in poi, ho scritto una storia in grado di portare il lettore a bordo di una sorta di taxi senza conducente, facendogli compiere un viaggio per nulla tranquillo e ricco di sorprese. Non mancano tuttavia i momenti rilassanti, che inserisco sempre volentieri per fingere un allentamento della tensione. Ma al capitolo successivo…

 

Area Riservata mette a confronto le nuove tecnologie digitali con le tradizioni di una civiltà millenaria, affronta inoltre il tema dell’integrazione e del rifiuto… Spiegaci meglio come questi aspetti si inseriscano nella trama.

È stata una bella sfida, lo ammetto. Le community digitali, strumento oggi in gran voga nel mondo professionale, sono servite a creare sia spazi di aggregazione positivi, il buono della rete internet, che luoghi invisibili dove la cricca malavitosa riesce a nascondersi e renderne pressoché impossibile l’individuazione. A queste modalità di incontro e condivisioni di progetti fa da contraltare l’universo delle comunità di immigrati, regolari e non, che basa la propria presenza in terre per loro nuove sulla vicinanza e collaborazione fisica fra individui uniti da tradizioni secolari.

Il malessere che può crescere tra popolazioni autoctone e coloro che vengono considerati alla stregua di invasori, è stato per me uno spunto per coinvolgere Vanetti e i suoi amici e aiutanti in un’indagine dove tutto sembra tutt’altro. Dove il male che serpeggia tra residenti nazionali viene contrastato e combattuto con armi non convenzionali dalle nuove genti che vivono e lavorano nelle nostre città, cambiando completamente gli equilibri dello scontro e la visione dei protagonisti.

 

Infine, domanda di rito di questa rubrica: la storia incalzante che narri, rapida e piena di colpi di scena, sorretta da una scrittura che non lascia tregua, come sarebbe raccontata se fosse una fiaba o una favola?

Non mi aspettavo una domanda di rito così difficile, ti dirò. Tuttavia provo a immaginare l’ultima avventura di Vanetti in chiave fiabesca e credo di poterti rispondere con Il lupo e la volpe, dei fratelli Grimm. Una storia breve ma satura di furbizia, prevaricazione, assalto agli indifesi, truffe e inganni, con un lieto fine per uno dei due protagonisti favorito dall’eroe di turno. Mi piace pensare che Area riservata possa essere riletto in questa versione.

 

L'autore







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