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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

#Recitationes: Giuseppe Ungaretti

ilRaccoglitore | #Recitationes   8 Febbraio 2021   2 min.

 

 

 

I fiumi

 

Mi tengo a quest’albero mutilato
Abbandonato in questa dolina
Che ha il languore
Di un circo
Prima o dopo lo spettacolo
E guardo
Il passaggio quieto
Delle nuvole sulla luna

 

Stamani mi sono disteso
In un’urna d’acqua
E come una reliquia
Ho riposato

 

L’Isonzo scorrendo
Mi levigava
Come un suo sasso
Ho tirato su
Le mie quattro ossa
E me ne sono andato
Come un acrobata
Sull’acqua

 

Mi sono accoccolato
Vicino ai miei panni
Sudici di guerra
E come un beduino
Mi sono chinato a ricevere
Il sole

 

Questo è l’Isonzo
E qui meglio
Mi sono riconosciuto
Una docile fibra
Dell’universo

 

Il mio supplizio
È quando
Non mi credo
In armonia

 

Ma quelle occulte
Mani
Che m’intridono
Mi regalano
La rara
Felicità

 

Ho ripassato
Le epoche
Della mia vita

 

Questi sono
I miei fiumi

 

Questo è il Serchio
Al quale hanno attinto
Duemil’anni forse
Di gente mia campagnola
E mio padre e mia madre.

 

Questo è il Nilo
Che mi ha visto
Nascere e crescere
E ardere d’inconsapevolezza
Nelle distese pianure

 

Questa è la Senna
E in quel suo torbido
Mi sono rimescolato
E mi sono conosciuto

 

Questi sono i miei fiumi
Contati nell’Isonzo

 

Questa è la mia nostalgia
Che in ognuno
Mi traspare
Ora ch’è notte
Che la mia vita mi pare
Una corolla
Di tenebre

 

(Cotici, il 16 agosto 1916)

 

 

*

 

 

Non gridate più

 

Cessate di uccidere i morti
non gridate più, non gridate
se li volete ancora udire,
se sperate di non perire.

 

Hanno l’impercettibile sussurro,
non fanno più rumore
del crescere dell’erba,
lieta dove non passa l’uomo.

 

 

*

 

 

La madre

 

E il cuore quando d’un ultimo battito
avrà fatto cadere il muro d’ombra
per condurmi, Madre, sino al Signore,
come una volta mi darai la mano.
In ginocchio, decisa,
Sarai una statua davanti all’eterno,
come già ti vedeva
quando eri ancora in vita.

 

Alzerai tremante le vecchie braccia,
come quando spirasti
dicendo: Mio Dio, eccomi.

 

E solo quando m’avrà perdonato,
ti verrà desiderio di guardarmi.

 

Ricorderai d’avermi atteso tanto,
e avrai negli occhi un rapido sospiro.

 

 

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