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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

#Recitationes: Wisława Szymborska

ilRaccoglitore | #Recitationes   1 Febbraio 2021   3 min.

 

 

Il primo amore

 

Dicono
che il primo amore è il più importante.
Ciò è molto romantico
ma non fa al mio caso.

Qualcosa tra noi c’è stato e non c’è stato,
accadde e si è perduto.

Non mi tremano le mani
quando mi imbatto in piccoli ricordi,
in un rotolo di lettere legate con lo spago
– fosse almeno un nastrino.

Il nostro unico incontro dopo anni:
la conversazione di due sedie
accanto a un freddo tavolino.

Altri amori
ancora respirano profondi dentro me.
A questo manca il fiato anche per sospirare.

Eppure proprio così com’è,
è capace di fare ciò di cui quelli ancora non sono capaci:
non ricordato,
neppure sognato,
mi familiarizza con la morte.

 

 

*

 

 

La moglie di Lot

 

Guardai indietro, dicono, per curiosità,

ma potevo avere, curiosità a parte, altri motivi.

Guardai indietro rimpiangendo la mia coppa d’argento.

Per distrazione – mentre allacciavo il sandalo.

Per non dover più guardare la nuca proba

di mio marito, Lot.

Per l’improvvisa certezza che se fossi morta

non si sarebbe neppure fermato.

Per la disobbedienza degli umili.

Per tendere l’orecchio agli inseguitori.

Colpita dal silenzio, sperando che Dio ci avesse ripensato.

Le nostre due figlie stavano già sparendo oltre la cima del colle.

Sentii in me la vecchiaia. Il distacco.

La futilità del vagare. Il torpore.

Guardai indietro posando per terra il mio fagotto.

guardai indietro non sapendo dove mettere il piede.

Sul mio sentiero erano apparsi serpenti,

ragni, topi di campo e piccoli avvoltoi.

Non più buoni né cattivi – ogni cosa vivente

semplicemente strisciava e saltava in un panico collettivo.

Guardai indietro per solitudine.

Per la vergogna di fuggire di nascosto.

Per la voglia di gridare, di tornare.

O forse fu solo un colpo di vento

che mi sciolse i capelli e alzò la veste.

Mi parve che dai muri di Sodoma lo vedessero

e scoppiassero in risa fragorose più e più volte.

Guardai indietro per l’ira.

Per saziarmi della loro grande rovina.

Guardai indietro per tutti questi motivi.

Guardai indietro non per mia volontà.

Fu solo una roccia a girarsi, ringhiando sotto di me.

Fu un crepaccio a tagliarmi d’improvviso la strada.

Sul bordo trotterellava un criceto ritto su due zampette.

E fu allora che entrambi ci voltammo a guardare.

No, no. Io continuavo a correre,

mi trascinavo e sollevavo,

finché il buio non piombò dal cielo,

e con esso ghiaia rovente ed uccelli morti.

Mancandomi l’aria, mi rigirai più volte.

Chi mi avesse visto poteva pensare che danzassi.

Non escludo che i miei occhi fossero aperti.

È possibile che io sia caduta con il viso rivolto alla città.

 

 

*

 

 

Ad alcuni piace la poesia

 

Ad alcuni –

cioè non a tutti.

E neppure alla maggioranza, ma alla minoranza.

Senza contare le scuole, dove è un obbligo,

e i poeti stessi,

ce ne saranno forse due su mille.

 

Piace –

ma piace anche la pasta in brodo,

piacciono i complimenti e il colore azzurro,

piace una vecchia sciarpa,

piace averla vinta,

piace accarezzare un cane.

 

La poesia –

ma cos’è mai la poesia?

Più d’una risposta incerta

è stata già data in proposito.

Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo

come alla salvezza di un corrimano.

 

 

 

Traduzione di Pietro Marchesani

 

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