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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Loretta, stanca di pioggia

ilRaccoglitore | Racconti   31 Gennaio 2021   7 min.
Alberto Milazzo

Penso a questa collaborazione con Il Raccoglitore come una installazione in uno spazio d’arte. L’installazione è composta da 24 volti di persone che non conosco, presi fra i molti disegni di sconosciuti che ho fatto durante la pandemia. Ho disegnato compulsivamente facce in questo anno, folle che si incontrano per strada e che mi sono mancate tanto quanto i volti delle persone care negati dalla pandemia. Ne ho scelti 24 per rappresentare le 24 ore di una giornata, per racontare di una totalità nello spazio e nel tempo, un’assenza che ho scoperto per me dolorosa. L’installazione sul mio lockdown si completa con un racconto breve, “Loretta, stanca di pioggia”. Lo immagino al centro dello spazio, circondato dai 24 volti di sconosciuti. Una storia possibile fra le tante. Il racconto scritto durante la pandemia fotografa i pensieri di una donna, Loretta, stesa sul suo lenzuolo preferito, mentre riceve baci appassionati dal suo compagno di una vita. Loretta rievoca altri baci, pensa a quelli dati, ricevuti, mentre fuori non fa che piovere. Solo alla fine del racconto si scoprirà che Loretta è su un letto d’ospedale e che il suo compagno le sta dando un ultimo bacio d’addio.

 

Alberto Milazzo

 

Non troverai trama di verità più pura

Che in una tela fresca di bucato

 

Mandel’stam

 

 

Ho una bocca solo quando mi baci, amore mio. La tua lingua inventa le mie labbra.

 

Ti ricordi Biancaneve nella bara di cristallo? Che arriva il principe e la bacia? Sembrava morta un secondo prima, un secondo dopo ha una storia da raccontare. Dentro quella tana di silenzio in mezzo al bosco, dove respira appena, lei ha atteso e atteso. Fino a che l’attesa s’è fatta una piccola morte. È che forse, poverina, non ci credeva più neanche lei e allora si è messa comoda nel suo letto di rose (come questo mio lenzuolo di piccole rose in boccio che mi piace tanto) e ha chiuso gli occhi. Un filo di respiro in corpo per slargarle appena il petto, giusto lo spazio dell’attesa. Che non si sa mai. E, infatti, un giorno, quel bacio, il famoso bacio del principe. Deve averla pescata dal fondo del sonno, come un pesciolino d’argento. Le parole si sono messe in fila, subito dietro il bacio, e come sgorgavano svelte da quella bocca appena schiusa. Che questo fa il principe: inventa per lei una bocca già rossa di parole calde, frementi. Una bocca che sa baciare è una bocca che sa raccontare storie, credo io. Ed è per questo che tu mi baci. E che io racconto.

 

O forse lui non è mai arrivato. Niente cavallo bianco. E non l’ha mai baciata, al contrario di come fai tu con me adesso. Come mi baci … Sembra che ogni bacio sia un racconto …

Biancaneve se ne sta nella bara che pare morta e sogna. E nel sogno inventa un principe e un bacio. E col principe e il bacio inventa una storia. Perché ogni bacio sa far germinare una storia, anche se è solo un bacio dato in sogno.

Ma tu sei reale. Sei mio. Mio. C’è la pioggia, il lenzuolo di roselline, le tue mani e i nostri baci.

 

E adesso che l’hai tirata fuori dall’oblio, portala via con te questa mia bocca. Sei arrivato come il sole a disegnare il profilo dei monti, quelli gemelli delle mie labbra, e ti sei fatto un piccolo fiume di luce per scorrerci in mezzo. Se non la porti con te, la mia bocca appassirà. Senza di te, se ne tornerà da dov’è venuta, un posto fatto di niente, qualche mugolio scemo, una smorfia; un luogo che non conosce parole e men che meno storie. Sei tu la mia storia, protetta nel recinto delle mie e delle tue labbra che si saldano.

 

Dicono che il primo bacio non si scorda mai. Dicono che è importante. Mi chiedo: è forse come l’attacco di una storia? Forse quella prima parola, messa lì, all’inizio di un racconto che pure corre veloce e quasi non te ne accorgi, la leggi e sei già oltre, forse quella lì è la madre di tutto. Come il primo bacio, quella parola orchestra l’intera composizione. E magari non lo ricordi, amore mio, magari ti sei perso fra i molti altri baci dati, a me, ad altre … forse hai memoria di baci ben più intensi, baci con un cuore di violenza e una pelle di vendetta, chissà … ma io me lo ricordo il nostro primo bacio. Stai a sentire, che magari ti sembrerà una storia nuova perché ognuno la racconta a suo modo, e accade così di rado che i ricordi degli amanti coincidano. Potrai dirmi, a proposito, come  lo ricordi tu il primo bacio, intendo il nostro primo bacio, perché cavallo bianco o no, chissà quanti baci hai dispensato prima di venire a reclamare le mie labbra. Non voglio saperlo. Sì, sono gelosa del passato. A tratti sono gelosa anche del futuro. Ma che importa del futuro finché ho per me le tue labbra.

 

Non smetti di baciarmi, amore mio. Che felicità. Pare che tu voglia darmi tutti i baci di una vita, che li voglia comprimere per me in un unico lungo bacio che basti per sempre. Ma i baci sono come l’acqua. Non si può berne tanta oggi pensando che non si avrà sete domani. Piccoli sorsi d’acqua fresca sono per me i tuoi baci. Tremo un po’ se ci penso, ma ormai possiamo dirlo, non credi? Abbiamo passato una vita intera insieme. Anni di presenza. Anni di assenza. Chi lo avrebbe mai detto? Se ne avevo avuto il sospetto in quel nostro primo bacio? Come avrei potuto immaginare qualcosa che resta nel tempo, io che ero solo “presente”? Perché alla fine è tutta una questione di tempo. Lo vedo adesso.

Fammi spiegare, fra un bacio e l’altro, lasciami dire.

Mi prenderai per la romantica di sempre, e forse hai ragione tu, ma io credo che il tempo nasca dall’amore. Non da esplosioni cosmiche primordiali come vogliono i fanatici del Big Bang, non da strutture mentali preordinate come voleva il tuo amato Kant. Che presuntuosa che sono, vero? Eppure credo che il tempo sia figlio dell’amore. Pensaci: quando non ami, che ne è del tempo? Languisce come una cosa senza senso. Una casa disabitata, un giocattolo in soffitta. L’amore ordina, mette in fila i secondi, tesse il senso dell’esistenza. Non credere a quello che dicono. Che l’amore porti scompiglio, che sia una follia. È tempo e racconto che si saldano insieme, l’amore. Oggi io sono Biancaneve e questa è la mia favola. Oggi, lasciami il piacere dell’ingenuità.

 

Come piove, amore mio. Mi pare che piova da sempre. Lo so, non ti ho ancora detto del nostro primo bacio. Te l’ho promesso. Adesso. Ma, prima, la pioggia. Ne cade così tanta e così fitta che mi pare ci sia solo acqua fuori dalla finestra. Noi, qui, in una bolla di vetro e fuori un mondo liquido. Da quanto tempo il cielo è chiuso? Abbiamo avuto giornate di sole. Eppure, in questi eterni giorni di pioggia, il sole mi pare una memoria, un fantasma che va e viene fra questo mondo e un altro. Anche i tuoi baci sanno di bagnato. C’è un sapore d’acquazzone sulle tue labbra. Mi è sempre piaciuto il profumo della terra grassa d’acqua. I fili d’erba gonfi di pioggia. T’accucci accanto a me, nel nostro fagiolo di cristallo e lasci che fuori spiova.

 

I baci sono la lingua degli illetterati. Dicono tanto eppure all’apparenza non hanno neppure suono. Non hanno grammatica e sintassi eppure dicono, e sanno farsi capire. Non c’è niente che con un bacio non si possa dire. Ci ho pensato tanto nelle mie lunghe ore, stesa qui, sulle mie rose di cotone fresco, ad aspettare. Tutta quella faccenda complessa di tradire Dio, ad esempio. Roba da tomi di filosofia. E invece, basta un bacio ed ecco, la psicologia di Giuda si rivela. Oppure, lo struggimento di chi si ama e deve dirsi addio. Come lo racconteresti in parole? Ed ecco, guarda, Romeo che s’arrampica sul balcone di Giulietta e la bacia.

Il suo segreto è nel silenzio. Non si può baciare e parlare insieme. E in fondo, credo, non si può neanche baciare e pensare insieme. Non se si vuole baciare davvero. E, però, è dal silenzio che si impongono gli amanti quando si baciano, che nascono le storie.

 

Il tuo primo bacio. E’ stato una scommessa. Eccoti accontentato. L’ho capito dopo. Volevi essere sicuro che io fossi già una delle tue conquiste. Sei entrato in camerino, mentre io rassettavo i tuoi costumi, e mi hai detto qualcosa di buffo. Qualcosa che era accaduto sul palco, la sera della prima. Cos’era? Re Lear? Qualcosa di davvero stupido e che mi aveva fatto ridere. E mi hai baciata. Lì, mentre io ancora ridevo come una scema. E l’ho sentito quel vapore superbo gonfiarsi dietro le tue labbra, quell’aria di trionfo. Era così facile per te baciare. Pareva che non ti si potesse resistere. Io certo non ci avrei provato a resisterti. Lo desideravo quel bacio. Non te l’ho mai detto. Farà parte dei tuoi racconti di conquiste, robe da uomini che ti lascio volentieri, ma c’è una radice di sconfitta nella vittoria del nostro primo bacio. Ci sono voluti molti altri baci, prima che tu mi baciassi davvero. Prima di sapere chi stavi baciando. Ma, allora, la nostra prima volta, io ero lì e non ero lì, come Biancaneve nel suo cristallo. Un po’ viva e un po’ no.

 

Piove e piove, amore mio. E poi, io lo so, la pioggia cesserà. Tutto si farà silenzioso. Perfino il tuo bacio si acquieterà. Stanco di passione. Come il cielo, stanco di pioggia. E io, anche io, sono così stanca. Mi lascerai qui. Qualcuno si prenderà cura del resto. E finirò come la pioggia, da qualche parte nelle viscere della terra. E, però, il meglio di me, almeno per qualche tempo, resterà sulle tue labbra. La somma dei baci dati e più di tutti, questo, che è l’ultimo. No, non come un suggello. No. Bacia pure chi vorrai, riempila di altre bocche quella bocca che ho amato tanto.

 

E’ che non importa cos’ha fatto Biancaneve per finire dentro quella bara di cristallo, e nemmeno importa se da lì s’è mai rialzata. Lo spazio fra l’attesa e il bacio è una bolla di cristallo grande appena a contenere due amanti. Che altro vuoi che importi? Tutto questo piovere incessante là fuori, tutto questo scrosciare e battere è solo un modo di travestire l’urgenza, il desiderio di arrivare fin qui, di raccogliersi in un minuscolo guscio trasparente, qui dove qualcuno ti sta baciando.

 

Va bene. Un ultimo bacio, amore mio, poi vai.

E però la pioggia, e questo lenzuolo di piccoli fiori colorati, e il silenzio che ti lascerai dietro dopo questo ultimo bacio.

L’autore

Alberto Milazzo è autore di: “La morale del centrino”, romanzo pubblicato nel 2019 da SEM,
“Uomini e Insetti”, romanzo pubblicato nel 2015 da Mondadori. I suoi racconti brevi sono apparsi nella raccolta “Gli Intemperanti” di MeridianoZero, e su riviste letterarie quali Tazebao (Belleville), Carie, Crack, Corriere Romagna. Ha tradotto dall’inglese per il mercato italiano l’ultimo saggio di Peter Ackroyd, “Queer City”, SEM Edizioni (2018)

 

L'autore







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