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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

#Recitationes: Amanda Gorman

ilRaccoglitore | #Recitationes   22 Gennaio 2021   5 min.

 

Amanda Gorman (2020), la prima Youth Poet Laureate degli Stati Uniti, presso l’Università di Harvard. Ph: Stephanie Mitchell/Harvard Staff Photographer

 

La collina che risaliamo

 

Ce lo chiediamo appena viene il giorno,

dove possiamo trovare una luce in quest’ombra infinita?

Lo smarrimento che portiamo,

un mare che dobbiamo guadare.

Abbiamo affrontato il ventre della bestia.

Abbiamo imparato che la quiete non è sempre pace.

E che le norme e le nozioni

di ciò che semplicemente è

non sono sempre così giuste.

Eppure l’alba è nostra

prima ancora di rendercene conto.

Chissà come, siamo riusciti a farcela.

Chissà come, abbiamo resistito e siamo stati testimoni

di una nazione che non è spezzata

ma soltanto incompiuta.

Noi, gli eredi di un Paese e di un’epoca

in cui una magra ragazza afroamericana,

discendente dagli schiavi e cresciuta da una madre single,

può sognare di diventare Presidente

per poi ritrovarsi a recitare per uno di essi.

Sì, siamo ben lontani dall’essere puliti,

dall’essere puri,

ma questo non vuol dire che stiamo lottando

per modellare un’unione perfetta.

Noi stiamo lottando per un’unione che abbia uno scopo,

per costituire un Paese dedito a ogni cultura, colore, carattere

e condizione sociale.

Così alziamo lo sguardo non per cogliere ciò che ci separa

ma per impadronirci di ciò che abbiamo di fronte.

Colmiamo il divario perché sappiamo che per mettere il nostro futuro

al primo posto dobbiamo innanzitutto accantonare le nostre differenze.

Abbandoniamo le nostre braccia così da riuscire a raggiungere quelle dei nostri vicini.

Non cerchiamo di ferire il prossimo, ma un’armonia globale.

Lasciamo che il mondo, se non altri, ci dica che è vero:

che anche quando eravamo tristi, siamo riusciti a crescere,

che anche nel dolore abbiamo trovato speranza,

che anche sotto il peso della stanchezza ci abbiamo provato,

che saremo legati per l’eternità, vittoriosi.

Non perché liberi dalla sconfitta, ma perché non dovremo più assistere a divisioni.

Le Scritture ci dicono di immaginare

che ognuno di noi siederà sotto la propria vite e il proprio albero di fico

senza che vi sia alcuno a spaventarci,

se vorremo essere all’altezza del nostro tempo

la vittoria non risiederà nella lama

ma nei ponti che avremo costruito.

Questa è la promessa di raggiungere la radura,

la collina da risalire, se ne avremo il coraggio.

Perché essere americani è più di un orgoglio che ereditiamo,

esso è il passato in cui entriamo ed è il modo in cui lo ripariamo.

Abbiamo visto una forza che avrebbe frantumato la nostra nazione

piuttosto che tenerla insieme,

che avrebbe distrutto il nostro Paese se si fosse rimandata la democrazia

e questo sforzo è quasi riuscito.

Ma mentre la democrazia può essere temporaneamente rinviata

Essa non può mai essere permanentemente sconfitta.

In questa verità,

in questa fede noi crediamo.

Finché avremo gli occhi rivolti al futuro

la storia avrà occhi su di noi.

Questa è l’era della redenzione.

Ne abbiamo avuto paura all’inizio.

Non ci sentivamo pronti a essere gli eredi

di un presente tanto orribile

ma al suo interno abbiamo trovato la forza

di scrivere un nuovo capitolo.

Di offrire speranza e riso a noi stessi.

Perciò, mentre una volta ci chiedevamo:

come possiamo trionfare sulla catastrofe?

Ora ci chiediamo:

come può la catastrofe avere la meglio su di noi?

Non marceremo indietro verso ciò che è stato,

ma andremo avanti verso quello che sarà.

Un Paese che è ammaccato ma intero,

caritatevole ma coraggioso, fiero e libero.

Non saremo interrotti o costretti a voltarci di fronte alle intimidazioni

perché sappiamo che la nostra inazione e la nostra inerzia

sarà il nostro lascito alle prossime generazioni.

I nostri errori diventeranno il loro fardello

ma una cosa è certa:

se combineremo insieme misericordia e potere

e il potere insieme al diritto,

allora il nostro patrimonio sarà l’amore

e il cambiamento un diritto di nascita per i nostri figli.
Perciò, fateci vivere in un Paese migliore

di quello che abbiamo lasciato.

Con ogni respiro proveniente dal mio petto di bronzo battuto,

noi trasformeremo questo mondo ferito in un luogo meraviglioso.

Risorgeremo dalle colline dorate dell’occidente,

risorgeremo dal Nord-est spazzato dal vento

dove i nostri antenati per primi fecero la rivoluzione.

Risorgeremo dalle città circondate dai laghi degli stati del Midwest.

Risorgeremo dal Sud baciato dal sole.

Ricostruiremo, ci riconcilieremo, e ci riprenderemo.

E in ogni nicchia nota della nostra nazione e in ogni angolo

chiamato Paese, la nostra gente, diversa e bella,

malconcia e stupenda si farà avanti.

Quando il giorno arriverà faremo un passò fuori dall’ombra,

fiammeggianti e senza paura.

Una nuova alba sboccerà mentre noi la renderemo libera.

Perché ci sarà sempre luce

finché saremo abbastanza coraggiosi da vederla

finché saremo abbastanza coraggiosi da essere noi stessi luce.

 

(Traduzione di Giuseppe D’Abramo)

 

 


*

 

 

 

In questo luogo (un canto americano)

 

C’è una poesia in questo luogo—
nei passi nei corridoi
nel quieto battito dei sedili.
È qui, al sipario del giorno,
dove l’America scrive un canto
tu devi sussurrare per dire.

C’è una poesia in questo luogo—
nella grazia pesante,
nel viso segnato di questo nobile edificio,
raccolte bruciate e doppiamente rinate.

C’è una poesia in Copley Square a Boston
dove canti di protesta
strappano l’aria
come fogli di pioggia,
dove l’amore dei molti
esaurisce l’odio dei pochi.

C’è una poesia a Charlottesville
dove torce tiki si accordano in un anello di fiamma
stretto intorno al polso della notte
dove uomini così bianchi brillano di blu—
sembrano come statue
dove uomini si accumulano come cera lunga che brucia
sempre più in alto
dove Heather Heyer
sboccia per sempre nel prato della resistenza.

C’è una poesia nel grande gigante dormiente
del lago Michigan, destandosi con insolenza
la sua grande testa blu a Milwaukee e Chicago—
una poesia iniziata tempo fa, bruciata nel gelido suolo,
impettita verso l’alto e raggiante.

C’è una poesia in Florida, nell’East Texas
dove strade si ingrossano in un legame
di fiumi, mucche galleggiano come boe macchiate nel marrone,
dove il coraggio è ora così comune
che Jesus Contreras, di 23 anni, salva genti dalle alluvioni.

C’è una poesia a Los Angeles
sbadigliando come la marea del Pacifico
dove una madre sola soffoca
in un’aula senza finestre, insegnando
a studenti neri e scuri di Watts
a sillabare i propri pensieri
così sua figlia potrebbe scrivere
questa poesia per voi.

C’è un canto in California
dove migliaia di studenti marciano a blocchi,
senza documenti e senza timore;
dove la mia amica Rosa trova il potere di fiorire
in un punto morto, il suo spirito le fondamenta della sua comunità.
Lei sa che la speranza è come una nave testarda
che afferra una banchina,
una verità: che tu non puoi arrestare un sognatore
o abbattere un sogno.

Come potrebbe questa non essere la sua città
su nación
la nostra nazione
la nostra America,
il nostro canto americano da scrivere—
una poesia del popolo, del povero,
del Protestante, del Musulmano, dell’Ebreo,
del nativo, dell’immigrato,
del nero, del marrone, del cieco, dell’audace,
di quello senza documenti e imperterrito,
della donna, dell’uomo, del non-binario,
del bianco, del transessuale,
dell’alleato di tutti questi
e di altri ancora?

I tiranni temono il poeta.
Ora che lo sappiamo
non possiamo soffiarlo via.
Abbiamo il dovere
di mostrarlo
non rallentarlo
sebbene
faccia male cucirlo
quando il mondo
gira sotto di esso.

Speranza—
noi dobbiamo concederla
come la miccia nel poeta
così può crescere, illuminata,
portando con sé
storie da riscrivere—
la storia di una città del Texas vuotata ma non sconfitta
una storia scritta che bisogna non ripetere
una nazione composta ma non ancora completa.

C’è una poesia in questo luogo—
una poesia in America
una poesia in ogni americano
che riscrive questa nazione, che racconta
una storia degna di essere raccontata a questa minutaglia di una terra
per ispirare speranza nel palinsesto del tempo‒
un poeta in ogni americano
che vede che la nostra poesia scritta
non significa la fine della nostra poesia.

C’è un luogo dove questa poesia abita—
è qui, è ora, nel giallo suono della campana dell’alba
dove scriviamo un canto americano
stiamo appena iniziando a raccontare.

 

(Traduzione di Roberto Bernasconi)

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