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VI DICHIARO MARITO E MORTE

Federica Falco | Recensioni   16 Gennaio 2021   2 min.

 

Genere: racconti
Editore: Edizioni Ensemble
Pagine: 132
Anno edizione: 2020

 

Simone Consorti (1973) è nato a Roma, dove vive e lavora come insegnante in un liceo. Ha pubblicato la raccolta di racconti L’uomo che scrive sull’acqua “aiuto”(1999, Premio Linus), e i romanzi Sterile come il tuo amore(2008), In fuga dalla scuola e verso il mondo (2009), A tempo di sesso (2012), Da questa parte della morte (2015) e La pioggia a Cracovia (2018).

 

 

Giustizia, morte, autorità, fedeltà, memoria, affetto, bellezza, identità, crescita, amore. Basterebbero dieci parole per dare colore e consistenza ai racconti di questa piccola antologia, una per ciascuno. Tematiche gravose custodite in un involucro leggero, dallo stile misurato e accattivante.

Come un puzzle di sentimenti forti accostati, perfettamente allineati e mai sovrapposti, le storie di Vi dichiaro marito e morte non tentano un’armonizzazione forzata intorno ad un nucleo concettuale, ma si presentano come frammenti a sé stanti di una realtà caleidoscopica. Tutti i personaggi, uomini e donne, giovani o adulti, sono alla ricerca di una risposta; essi vivono, lavorano, viaggiano, ma nel farlo sono costantemente posti davanti ad una realtà che li provoca, stimolando le loro domande. Come un anonimo vicino di banco, che porta dentro di sé il lutto per la morte di una giovane compagna e si interroga sul senso della quotidianità che scorre indifferente davanti alla tragedia. Oppure la figura di un padre separato, lacerato dal contrasto tra l’amore che prova per il figlio e l’astio nei confronti del compagno dell’ex moglie, che lo spinge a farsi sospettoso e instabile. Volendo scorgere un tratto comune, emerge una sottile vena pulsante che anima la carne tenera delle parole: è la costante ricerca dell’identità e l’indagine sottile sul senso di possederne una. Non si tratta per questo di canoniche novelle di formazione (anche se la vicenda di Andrea tra i tappeti intarsiati del Marocco nasce chiaramente da questo spunto), ma di una collezione di vicende in cui gli uomini si muovono all’interno e all’esterno dei loro spazi vitali, lottando per affermare i propri principi, per uniformarsi e staccarsi al tempo stesso da quell’idea di sé che vorrebbero mostrare agli altri.

La struttura generale del testo è quella di un palazzo con tante finestre, entro le quali una luce calda illumina un dettaglio, carico di significato, della vita di ciascuno; non a caso, forse, l’immagine conclusiva è proprio la corsa disperata di Anna, protagonista dell’ultimo racconto, tra i pianerottoli del suo condominio.  Emerge la volontà di rendere il lettore al tempo stesso spettatore e attore della scena, facendolo rispecchiare nei protagonisti. Essi, infatti, osservano per primi lo svolgersi degli eventi e agiscono per cercare di lasciare un segno nella realtà che li circonda. L’introspezione psicologica non è mai, dunque, scissa dallo scorrere degli incontri e dei fatti, ma crea un amalgama stilisticamente molto efficace.

Il potere del racconto è racchiudere un’impressione, un’idea, un sentimento. La forza di queste pagine non sta nella creazione di atmosfere o di particolari ambientazioni, ma nell’analisi delicata di quadri di vita, che sollevano interrogativi e mostrano, attraverso brevi squarci, la fragilità umana.

 

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