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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

#Recitationes: Alessandro Pertosa

ilRaccoglitore | #Recitationes   30 Novembre 2020   3 min.

 

 

Preludio

 

Io sono voce di uno che grida nel deserto; la corrente di naufragio e il vento in poppa; l’approdo malsicuro in ogni spazio aperto.

 

Falce di luce, la mia parola falsa. Lingua scintillante, la mia parola vera; che cammina e s’insinua nel folto di ogni bosco; e raggiunge il culmine affilato del crinale, per sprofondare meglio.

 

Io sono voce che dorme alle estremità di tutti gli alfabeti; che parla e grida senza lacci né catene; e girovaga fra i sogni, insonne.

 

Io sono voce che sbanda oltre il confine; dove l’estremo torce in mare aperto, le stravaganze di questa mia preghiera smisurata.

 

Navigo a vista senza conoscere la meta; né il senso del mio andare: del mio dire, del parlare.

 

Tanti passi faccio avanti, per altrettanti frano indietro; e ricomincio sempre dall’inizio i balbettii; l’identico terrore; lo stesso strazio.

 

 

*

 

(domenica)

 

Non c’è cristo che tenga al centro commerciale; le chiese le ha svuotate il treperdue, che Carlo Marx nemmeno ci pensava. Le campane suonano (le offerte) a radio unificate, e i sacerdoti richiamano alle croci fedeltà, mentre assolvono alla cassa il socio golden paradiso…

 

quindi t’ammazzi di lavoro

perché sennò il tenore lo status la buona società;

e intanto il tempo passa e fila via,

 

come la voce dolente che riecheggia nel vuoto:

Marta Marta perché ti affanni?

 

perché ti agiti per molte cose?

la parte più bella di me se la piglia Maria…

 

 

*

 

Non basta cercare le api sulle rose, le siepi sempreverdi, i fiori di sambuco e l’odore nitido del faggio. Non basta la sterile preghiera, amare gli alberi, il mondo, il circostante. Non basta lisciare il pelo ai cani, se prima non arriverà qualcosa a sconquassare il sortilegio; se prima non arriverà qualcuno, con tono di vento e lingua di luce, a sussurrare una parola sottovoce. Una parola di cui rimane solo l’eco…

 

Ormai soltanto un dio ci può salvare.

 

 

*

 

omaggio ad Antonio Alleva

 

 

Ci vuole l’ombra, ci vuole. L’acqua tiepida e la culla del vento.

Per covarlo il seme. Per farlo sbocciare a primavera

quando ricominceranno a splendere i fiori

sui crinali muti di queste colline sventurate.

 

Ma forse ci mancherà il tempo di tornare

di calpestare ancora i fili d’erba

il loro incanto.

 

E la brina le lacrime questi bagliori

finiranno dentro al gorgo dei millenni

tra le crepe trasversali della storia.

 

 

*

 

Autoritratto

I limiti del mio linguaggio

significano i limiti del mio mondo

(Ludwig Wittgenstein)

 

Io sono questi campi; i sentieri abbandonati attorno casa; i tratturi che si perdono in montagna. I miei occhi sono fatti di questi sogni, di questa terra; dei cieli azzurri e grigi, e dei declivi di questa campagna. Io sono il mondo intero che da sempre mi circonda; sono gli anni dietro le spalle; il futuro in cui mi perdo e credo. Io sono questo vento fra i capelli. I volti e i ritratti quasi schizzi, che ogni giorno vedo.

 

 

*

 

 

non così in fretta     ascolta

non così in fretta

 

prenditi il tempo necessario per la fuga in campo aperto

 

alla bocca troppo stretta

dai modo di allargarsi fino ai bordi

e dilatagli le labbra le pause i gran respiri

 

ci entri dentro la poesia

questa maledetta

 

e poi i discorsi ultimi, sui tratturi più sconnessi

e le migliori traiettorie scegli

le più cangianti

dove si cade spesso        i denti sul selciato

 

ma sia più lento il pedalare, più pesato

 

e al vento sulla barba      all’improvviso

fagli sentire lo strappo repentino    muscolare

delle discese senza avviso

senza un senso che sia noto;

 

intanto gli altri avanti fanno a gara a chi arriva prima sulla virgola, sul punto

 

tu invece mordi sempre il freno alla sintassi

e voltati alla cieca fino in piazza

dove ormai spopola il silenzio;

 

e sul nero di questa ardesia montanara

sui sampietrini in circolo al centro del paese

corri di nuovo a declamare come un pazzo

l’ultimo chilometro di versi: e sul traguardo

continua a pedalare

non fermarti,

perché i tuoi occhi dieci decimi

vogliono più grande il desiderio

 

un blu sempre più blu:

 

lo spazio eterno e smisurato

di un altro cielo.

 

 

(Poesie tratte da Biglietti con vista sulle crepe della storia, Puntoacapo Editrice, 2020)

 

L'autore







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