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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Con il foglio sulle ginocchia

ilRaccoglitore | Estratti   20 Novembre 2020   2 min.

 

Una geografia umana e letteraria tra il Veneto, la Lombardia e la Svizzera, che solo Pietro De Marchi poteva tracciare in questo modo.
Come ha scritto Paolo di Stefano: “Che cosa ci hanno lasciato i nostri padri e le nostre madri? Che sia poco o tanto, per ereditare qualcosa, anche solo una parola o un verso, dobbiamo esserne all’altezza: capaci di cogliere in un gesto, in una lettera o in un oggetto l’epifania che ci rischiari la strada. E la rischiari a chi viene dopo di noi, quando verrà il momento di lasciare ad altri la nostra piccola o grande eredità. Narrando con poesia e delicatezza il passaggio di testimone tra le generazioni, i racconti di Pietro De Marchi chiamano la letteratura alla propria responsabilità rispetto alla vita”.

– Edizioni Casagrande –

 

 

Ancora un ragazzo

 

Era della compagnia di Bartleby, insomma di quelli che preferiscono di no, non sgomitano, non si mettono in mostra, non scrivono romanzi o autobiografie; caso mai, se proprio non ne possono fare a meno, affidano appunti, pensieri, epigrammi o aforismi a pagine che nelle loro intenzioni devono avere un solo lettore.

Eppure, se c’è una storia che volevo scrivere è questa, lo sapevo dal giorno che avevo ritrovato quel quaderno. Conteneva la minuta delle lettere che aveva scritto per ringraziare chi gli aveva inviato un telegramma o un biglietto di condoglianze per la morte di suo padre. Nella lettera indirizzata a uno zio, lo zio B., il fratello più giovane di suo padre, diceva: «Volevo mandarti gli auguri per il tuo compleanno, ma ho preferito tenerli per me, perché, anche senza di essi, mi dici che ti senti invecchiato. È l’impressione che provo anch’io, ora che il papà non è più qui dove s’invecchia. Finora, con lui vicino, mi pareva di essere ancora un ragazzo».

Quest’ultima frase fu per me come una rivelazione, perché avevo sempre immaginato che i quarantenni di allora, nati all’inizio degli anni Venti, che avevano vissuto e sofferto la guerra e vestivano in giacca e cravatta, fossero naturalmente più adulti di noi, eterni adolescenti in maglietta e blu jeans… E invece no, non è così, forse niente è mai così come appare.

L'autore







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