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IL DELTA DI VENERE

Federica Falco | Recensioni   1 Novembre 2020   3 min.

 

Genere: racconti
Editore: Bompiani
Pagine: 304
Anno edizione: 1977

 

L’autrice: Anaïs Nin (Neuilly-sur-Seine, 21 febbraio 1903 – Los Angeles, 14 gennaio 1977), è stata una diarista e novellista statunitense. La sua opera maggiormente conosciuta è probabilmente il Diario, una raccolta di scritti autobiografici che portò avanti dall’età di 11 anni fino alla morte. I suoi scritti erotici più famosi sono Il Delta di Venere e Uccellini, pubblicati postumi.

 

Il Delta di Venere nasce come trastullo per uno sconosciuto committente, famelico di racconti infarciti di erotismo. Henry Miller, amante e collega dell’autrice, è stato il primo a cimentarsi nell’opera, ma ha presto abbandonato, giudicando lo scrivere di pornografia su compenso un compito troppo svilente. Anaïs, però, ha bisogno di soldi, e si butta, quasi per gioco, nella stesura di 15 racconti; sono gli anni quaranta e lei è la prima donna a praticare il genere. Con gli occhi di oggi possiamo comprendere quanto questo gesto sia stato rivoluzionario.

Oltre che da un’impellente necessità economica, il testo nasce da una tensione, simile a un tremore febbrile che scuote le storie e le parole. Il committente ha richiesto un’opera che, lasciando perdere la poesia, si concentri sulla cruda disamina fisica del sesso, inteso come un ingranaggio razionale dato dall’incontro fra corpi. Tuttavia, la scrittrice non può fare a meno di chiedersi: Il vecchio non sapeva dunque che le parole fanno entrare nella carne colori e suoni? Come si può scindere il contatto fisico dall’amore, il battito del sesso da quello del cuore? E come può la poesia, che è insieme sostanza e veicolo di questa palpitazione, non trovare posto tra le lenzuola?

Ecco quindi che il tessuto narrativo della raccolta si muove tra due poli. Da un lato abbiamo la schiettezza, l’indulgere malizioso nella descrizione spinta, con un gusto piccante per l’eccessivo e il rocambolesco. Le trame convergono tutte verso un centro conclamato, sempre nuovo nella sua ossessiva ripetitività. Dall’altro, sono evidenti gli squarci che aprono alla dimensione lirica, più per necessità che per mera ripicca. Ne sono un esempio le pennellate dolci e rifinite con cui si tinteggia un quadretto d’amore giovanile tra le acque dell’isola di Maiorca, ma anche la languida e disperata vitalità che riscalda i corpi nel freddo di una Parigi sotto le bombe.

Insieme alla poesia, trabocca dalle pagine un’altra caratteristica dell’autrice, la sua acuta sensibilità introspettiva. La si può cogliere già dai titoli dei racconti, la maggior parte dei quali consta del nome proprio del protagonista; è l’attenzione al lato umano, l’affondo quasi psicanalitico con cui si indaga sulle ragioni dell’agire, nella vita quanto soprattutto nei rapporti d’amore. Il punto di vista, come è stato giustamente sottolineato dalla critica, è evidentemente femminile, ma è anche capace di sfumare in molte altre tinte. Colpisce, in un testo come questo, la delicata attenzione al disagio sessuale, sia in termini patologici che di disforia di genere.

La prosa di Anaïs Nin, sempre scorrevole ma mai superficiale, rimbalza continuamente tra atmosfere, intrecci e personaggi che trovano il tempo di decantare e cullare il lettore, prima di essere risucchiati in quel turbine di carnalità e passione che continua a costituire, secondo i dettami del committente, la colonna portante della raccolta. Soffiando via le paillette e le luci colorate della stagione bohemien in cui sono ambientate le vicende, si scopre altresì, al netto dei parossismi letterari, un impulso istintivo che trascina i corpi e le anime, conoscendo spesso eccessi morbosi. L’attualità del testo sta forse proprio in questa sfacciata e libera esibizione degli istinti, che, depurati dal gratuito scandalismo, costituiscono un’esperienza pienamente umana di felicità.

 

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