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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

#Recitationes: Louise Glück

ilRaccoglitore | #Recitationes   18 Ottobre 2020   3 min.


Vespri

 

Nella vostra lunga assenza, mi concedete

l’uso della terra, anticipando

un certo ritorno sull’investimento. Devo segnalare

il fallimento nel mio incarico, principalmente

per quanto riguarda le piante di pomodoro.

Penso che non dovrei essere incoraggiata a coltivare

pomodori. Oppure, al contrario, dovreste trattenere

le forti piogge, le gelide notti che qui sopraggiungono

così di frequente, mentre altre regioni godono

di dodici settimane d’estate. Tutto questo

vi appartiene: d’altra parte,

ho piantato i semi, ho visto i primi germogli

squarciare il suolo come ali, ed era il mio cuore

rotto dalla ruggine, la macchia nera che rapidamente

si moltiplica tra le righe. Dubito

che abbiate un cuore, per come intendiamo

quella parola. Voi che non discriminate

tra i vivi e i morti, che siete, di conseguenza,

immuni al presagio, potreste non sapere

quanto terrore portiamo, la foglia maculata,

le foglie rosse dell’acero che cadono

anche in agosto, nella prima oscurità: sono responsabile

di questi vitigni.

 

*

 

Un mito di devozione

 

Quando Ade decise di amare questa ragazza

costruì per lei un duplicato della terra,

tutto identico, fino al prato,

ma con un letto annesso.

Tutto identico, compresa la luce del sole,

perché sarebbe stato difficile per una giovane ragazza

passare così velocemente dalla luce intensa all’oscurità assoluta.

Gradualmente, pensò, avrebbe introdotto la notte,

dapprima simile a ombre di foglie svolazzanti.

Poi la luna, poi le stelle. Così niente luna, niente stelle.

Lasciava che Persefone si abituasse lentamente.

Alla fine, pensò, l’avrebbe trovato confortante.

Una replica della terra

Tranne per il fatto che qui c’era amore.

Non vogliono tutti l’amore?

Attese molti anni,

costruendo un mondo, osservando

Persefone nel prato.

Persefone, una fiutatrice, un’assaggiatrice.

Se hai un desiderio, pensò,

li hai tutti quanti.

Non vuole ognuno di noi sentire nella notte

il corpo dell’amante, bussola, stella polare,

ascoltare il quieto respiro che dice

sono vivo, che significa

sei vivo, perché mi senti,

sei qui con me. E quando uno si gira

l’altro si volta —

Questo è ciò che ha provava, il signore delle tenebre,

guardando il mondo che aveva

costruito per Persefone. Non gli passò mai per la mente

che non ci sarebbe stato più alcun odore qui,

certamente non più la fame.

Colpa? Terrore? La paura dell’amore?

Queste cose non le poteva immaginare;

nessun amante li immagina mai.

Sogna, si domanda come chiamare questo posto.

In principio pensa: Il nuovo inferno. Poi: Il giardino.

Alla fine, decide di chiamarlo

L’infanzia di Persefone.

Una luce soffusa che sale sopra il prato pianeggiante,

dietro il letto. La prende tra le braccia.

Vuole dire ti amo, niente può ferirti

ma capisce

che è una menzogna, così alla fine dice

sei morta, niente può ferirti,

il che gli sembra

un inizio più promettente, più vero.

 

*

 

Il passato

 

Improvvisamente appare una piccola luce nel cielo

tra due rami di pino, i loro sottili aghi

ora incisi sulla superficie radiante

e al disopra di questo

l’alto cielo piumato —

Annusa l’aria. Questo è l’odore del pino bianco,

più intenso quando il vento lo attraversa

e il suono che fa è altrettanto strano,

come il suono del vento in un film —

Ombre in movimento. Le corde

fanno il suono che fanno. Quello che senti adesso

sarà il suono dell’usignolo, Chordata,

l’uccello maschio che corteggia la femmina —

Le corde si spostano. L’amaca

ondeggia al vento, legata

saldamente tra due alberi di pino.

Annusa l’aria. Questo è l’odore del pino bianco.

È la voce di mia madre che senti

o è solo il suono che fanno gli alberi

quando l’aria li attraversa

perché che suono farebbe,

passando attraverso il niente?

 

Traduzione di Giuseppe D’Abramo

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