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Nuove voci raccontano: Leandro Conti Celestini

Francesca Ghezzani | Nuove Voci Raccontano   2 Ottobre 2020   4 min.

 

Una chiacchierata con lo scrittore Leandro Conti Celestini per la rubrica “Nuove voci raccontano” è l’occasione giusta per compiere un viaggio in America, sia perché è lì che l’autore vive sia perché è negli States che ha ambientato il suo romanzo d’esordio “Alle Corde” pubblicato con Eros Cultura Editore del Gruppo Editoriale Brè.

Designer e artista italiano nato a Milano nel 1978, dopo una laurea in Storia dell’Arte l’autore decide, infatti, di trasferirsi a Los Angeles per lavorare nella moda e nel cinema. Lì è il fondatore del brand di underwear Tigerheat Productions e nel corso di questo 2020 ha inizio la sua carriera di scrittore.

 

Leandro, come nasce la stesura della tua prima “fatica letteraria”? La letteratura era forse un po’ il tassello mancante visto che in te convivono più forme di arte?

Vero, la letteratura mi mancava, dopo la pittura, la fotografia e il design di moda, ma alla fine l’arte non ha compartimenti, è un fluido che va da una disciplina all’altra, personalizzata dal tuo stile. Molti mi dicono che il libro ricorda le atmosfere dei miei quadri e quando dipingo traggo ispirazione da mie vecchie foto… insomma è tutto collegato. Poi da artista io mi annoio sempre, mi servono nuovi stimoli, nuove cose da fare, per questo ho deciso di iniziare a scrivere: soprattutto per provare qualcosa di nuovo che alla fine mi ha dato tantissime soddisfazioni!

 

Nelle interviste è stato spesso sottolineato come tu sia attratto dall’estetica glamour di Old Hollywood degli anni ‘40, dai film noir e le immagini in bianco e nero e non hai mai nascosto che questo stile pervade ogni tua opera, dalla scrittura, alla pittura, alla fotografia, mostrando un lato nostalgico e retrò, unito all’influenza dei grandi maestri italiani del cinema, dell’arte e della moda. Chi sono questi maestri?

Se ripenso a quando ero un ragazzino, mi ricordo che ero uno di quelli bravi e un po’ solitari che stavano dietro a leggere e che è sbocciato solo verso la fine dell’adolescenza.  All’epoca avrei voluto divertirmi di più, ma credo che in quel periodo abbia inconsapevolmente iniziato a costruire il mio stile e la mia personalità attraverso i film, i libri, le immagini che ritagliavo; quel bagaglio culturale di allora lo porto con me ancora oggi.

Alcuni esempi? La pittura dei Preraffaelliti (Tristan è quasi un quadro di Rossetti o Burne-Jones) e Giorgio De Chirico – da sempre – le icone anni ‘90 come Sharon Stone, Drew Barrymore e Madonna, i film di David Lynch, le architetture di Gianfranco Ferrè e il rosso Valentino, i cartoni de L’Uomo Tigre, He Man e I Cavalieri dello Zodiaco (che mi hanno decisamente fatto diventare gay), e chi lo sa… sono molto nostalgico, ma adoro anche guardare avanti e scoprire cosa ci porterà il futuro!

 

Che tipo di lettore sei? Inoltre, noti una gran differenza tra la letteratura – del passato e contemporanea – italiana e americana?

Nostalgia è una delle mie parole preferite e sono anche una persona molto tradizionalista: adoro i classici ma anche i romanzetti di Jackie Collins o Harold Robbins… quindi sono un onnivoro, però sicuramente scelgo storie che parlano dei temi a me cari, come la moda, la pittura, il cinema. Sono un po’ pessimista sulla letteratura di oggi, ogni volta che provo a leggere un best seller ne resto un po’ deluso e torno a rifugiarmi in quel passato di vent’anni fa, ma spero sempre di sbagliarmi e adoro i consigli.

America, fine anni ’70, un giovane protagonista dal nome Tristan e il mondo del wrestling… se fosse una ricetta potremmo definirli gli ingredienti del tuo libro. Come li hai amalgamati durante la stesura?

Sicuramente tanta voglia di sognare, come base d’impasto, e che sia dolce! Poi il “non mollare mai”, neanche quando ci troviamo alle corde! C’è sempre da qualche parte in noi la forza di reagire, bisogna solo trovarla. Poi ovviamente una spruzzata abbondante di nostalgia, non c’era bisogno di dirlo, la vicenda si svolge alla fine degli anni ’70 nella desolazione degli stati del Nord America. Mettiamoci infine un antieroe un po’ desperate in un mondo senza regole, o come direbbero gli americani, un underdog, quello su cui nessuno scommetterebbe e che alla fine lascia tutti a bocca aperta perché vince l’incontro, e direi che il libro è pronto.

Oltre a Tristan, prevalgono personaggi maschili visto che parli molto di omosessualità?

Molti mi chiedono se il protagonista sia ispirato a me e io mi dico: «Magari!», ma effettivamente ho messo parte di me, come credo che ogni scrittore faccia, nel personaggio principale e anche negli altri. Tristan ha il mio carattere, alcune cose che lui ha vissuto sono realmente successe anche a me, ma rivedo pure tratti del carattere del Coach nel mio, un uomo della mia stessa età con la mia stessa visione della vita, soprattutto verso le nuove generazioni. E anche di Johnny, perché no? Cerco sempre un po’ di divertimento e un po’ di show, proprio come lui.

Infine, se questa storia fosse una fiaba, come la racconteresti?

A dire il vero nel libro è presente una sorta di fiaba che segue l’alter-ego di Tristan nelle avventure di un mondo fantastico. Mi ha ispirato molto il personaggio di Ged Sparviero nella trilogia di Earthsea di Ursula K Le Guin, un giovane mago vagabondo in un mondo misterioso, ma anche Bastian e Atreyu in La Storia Infinita di Michael Ende. La vita è un’avventura senza fine, godiamoci il viaggio!

 

 

L'autore







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