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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Anaïs Nin – Il delta di Venere

ilRaccoglitore | Incipit   1 Ottobre 2020   3 min.

 

 

 

 “Racconti che si possono meritatamente annoverare tra le opere della letteratura erotica di maggior successo.

Bompiani

 

 

 

PREFAZIONE* 

Aprile, 1940

Un collezionista di libri ha offerto a Henry Miller cento dollari al mese per scrivere racconti erotici. Sembra una punizione dantesca condannare Henry a fare pornografia per un dollaro la pagina. Si è ribellato perché in quel momento non era proprio in una vena rabelaisiana. Perché scrivere su ordinazione era un’occupazione castrante, perché scrivere con un voyeur che spiava dal buco della serratura toglieva ogni spontaneità e ogni piacere alle sue avventure amorose.

 

Dicembre, 1940

Henry mi ha parlato del collezionista. A volte pranzavano insieme. Una volta gli aveva comprato un suo manoscritto e poi gli aveva proposto di scrivere qualcosa per uno dei suoi vecchi e ricchi clienti. Non poteva dire molto del suo cliente eccetto che era interessato a racconti erotici.

Henry incominciò allegramente, scherzosamente. Inventò storie piccanti sulle quali ridevamo insieme. Si accinse a questo compito come a un esperimento, e sulle prime gli sembrò facile. Ma dopo un po’ ne ebbe abbastanza. Non voleva usare in nessun modo il materiale destinato al suo lavoro vero, per cui era condannato a forzare le sue invenzioni e i suoi umori.

Non ricevette neanche una parola di incoraggiamento dal suo strano patrono. Era naturale che non volesse rivelare la sua identità, ma Henry incominciò a tormentare il collezionista. Esisteva davvero quel patrono? Oppure quelle pagine erano destinate al collezionista stesso, per rallegrare la sua vita melanconica? Che i due fossero la stessa persona? Henry e io discutemmo a lungo sull’argomento, perplessi e divertiti.

A questo punto il collezionista annunciò che il suo cliente sarebbe venuto a New York e che Henry l’avrebbe conosciuto. Ma, in un modo o nell’altro, l’incontro non ebbe mai luogo. Il collezionista si prodigava in descrizioni particolareggiate sulla spedizione via aerea del manoscritto, sul costo dell’operazione, tutta una serie di dettagli intesi a rendere realistiche le informazioni fornite sul famoso cliente.

Un giorno volle una copia di Primavera nera con una dedica.

“Ma mi pareva mi avesse detto che il suo cliente aveva già tutti i miei libri, in edizioni firmate!” disse Henry.

“Sì, ma ha perso la sua copia di Primavera nera.”

“A chi devo dedicarla?” chiese Henry ingenuamente. “Be’, semplicemente a ‘un caro amico’, con la sua firma.” Qualche settimana dopo, Henry aveva bisogno di una copia di Primavera nera e non riusciva a trovarne neanche una. Decise allora di chiedere in prestito quella del collezionista. Andò nel suo ufficio. La segretaria lo invitò ad aspettare, e Henry incominciò a esaminare i libri negli scaffali. Vide una copia di Primavera nera. La estrasse. Era quella che aveva dedicato al “Caro amico”.

Quando entrò il collezionista, Henry glielo disse, ridendo. Con lo stesso buon umore il collezionista gli spiegò: “Ah, sì. Il vecchio era così impaziente che ho dovuto spedirgli la mia copia personale mentre aspettavo questa firmata da lei, con l’intenzione poi di scambiarle quando il mio cliente verrà a New York.”

Quando ci incontrammo, Henry mi disse: “Sono più confuso che mai.”

Quando Henry gli chiese qual era la reazione del cliente al suo lavoro, il collezionista rispose: “Oh, gli piace tutto. È tutto meraviglioso. Ma preferisce le parti narrative, il racconto, senza analisi o filosofia.”

Quando Henry si trovò ad avere bisogno di soldi per le sue spese di viaggio, mi propose di scrivere qualcosa durante la sua assenza. Io non volevo dare niente di genuino, per cui decisi di creare un misto di storie che avevo sentito e di invenzioni, fingendo che fossero tratte dal diario di una donna. Non incontrai mai il collezionista. Avrebbe letto le mie pagine e mi avrebbe fatto sapere cosa ne pensava. Oggi ho ricevuto una telefonata. Una voce ha detto: “Va bene. Ma lasci perdere la poesia e le descrizioni di tutto quello che non è sesso. Si concentri sul sesso.”

Così incominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata, che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità. Ma non ci fu nessuna protesta. Passavo i giorni in biblioteca a studiare il Kama Sutra, ascoltavo le avventure più spinte degli amici.

“Meno poesia,” diceva la voce al telefono. “Sia specifica.”

Ma c’era davvero qualcuno capace di trarre piacere dalla lettura di una descrizione clinica? Il vecchio non sapeva dunque che le parole fanno entrare nella carne colori e suoni?

Tutte le mattine, dopo colazione, mi sedevo a scrivere la mia dose di pornografia. Una mattina battei a macchina: “C’era un avventuriero ungherese…”

 

 

 

* Adattata dal terzo volume del Diario di Anaïs Nin.

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