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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Concorso di poesia internazionale #Recitationes – Seconda edizione | Le poesie vincitrici

ilRaccoglitore | Concorso #Recitationes   14 Giugno 2020   3 min.

 

Sacha Piersanti

 

AL TEMPO CON AFFETTO
(dalla casa-baracca di Valentino Zeichen, Roma)

Calca la mano se il tempo che fugge
sfregia la pietra il gesso sul muro,
dal muro alla mano il gesso la frana
è il tempo che serve ma è sempre padrone.

 

E non proviamo più
nemmeno a dargli contro
nemmeno a darci dentro
se non a graffi, con le unghie
(della penna o della mano
che in fondo tutto è umano
anche quel che non respira,
dai brividi del sasso
al fiato del carbone)
una parete, una a caso:
lo sterno o la galera
la memoria o il foglio bianco.

 

E allora fugga tutto
cancelli pure il nulla
il Tempo, e polverizzi
ogni nome, ogni storia
calpesti tutti noi
coi suoi tacchi da bolero
(zoccoli da toro)
e coi denti di chi ignora
la fame non la gola
ci mastichi e divori.

 

Ché qui sarà passato
qualcuno, qui, e qualcosa
qui sarà successo
e alla fine della fine
quando tutto sarà stato
resteranno le parole:
vivi fossili a sancire,

Tempo,

tuo fallimento.

TO TIME, WITH LOVE
(from Valentino Zeichen’s home-cabin, Rome)

Rub your hand in if the time that runs away
scars the stone the plaster on the wall,
from the wall to the hand the plaster the landslide
it is the time it takes but it is always master.

 

And we don’t try anymore
not even to go against it
not even to give into it
if not with scratches, with nails
(of the pen or hand
cause basically everything is human
even what that doesn’t breathe,
from the trembling stone
to the breath of coal)
one wall, a random one:
the sternum or jail
the memory or the blank sheet.

 

And then may everything flee
erase the void even
Time, and pulverize
every name, every story
trample all of us
with its bolero heels
(bull hooves)
and with the teeth of those who ignore
hunger not the throat
may it chew and devour us.

 

For here someone will have
passed by, here, and something
will have happened here
and at the end of the end
when everything has been
the words will remain:
live fossils sanctioning,

Time,

your failure.

 

 

Carlo Tosetti

 

POESIE PER CECILIA II

È un figgere chiaro
lo sguardo antracite
della Medusa. Sorprende
che l’iride viri all’acqua
marina e galleggino arcani
– quasi strani fonemi, forse
di geni balcanici e russi –
da lettere fino ruotate composti
e consigliano scudi, d’Atena specchi.

POEMS TO CECILIA II

It is a clear pierce
the anthracite look
of Medusa. It is surprising
that the iris veers to the sea
water and secrets float
– almost strange phonemes, perhaps
of Balkan and Russian geniuses –
from compound letters up rotated
and recommending shields, Athena’s

mirrors.

 

 

 Giuseppe Carlo Airaghi

 

LA VISIONE DEL MONDO DAL MIO LETTO

Lo specchio sulla cassettiera
mostra il vuoto della parete bianca.
Se mi sposto, anche di poco,
svela una macchia di ciclamino poggiata sopra il muro cieco del cortile
oltre il quale si spalanca il riflesso
di un cielo inoffensivo, bianco
come il palmo di una mano incisa
dai solchi di luce filtrati
tra le aste delle persiane.

 

Lo specchio sulla cassettiera
spalanca assenze, le colma,
accoglie prospettive insospettate:
il viso di un uomo mi guarda stupito dal bordo di una foto di gruppo;
non sorride come gli altri compagni
ai giorni che dovranno venire,
agli sguardi che giudicheranno le pose, ne al caso in procinto
di mutarsi in destino,
ne alle asserzioni sconfessate
da un brevissimo riflesso di luce.

THE VISION OF THE WORLD FROM MY BED

The mirror on the drawers
shows the void of the white wall.
If I move, even a little,
It reveals a patch of cyclamen resting
on the blind wall of the courtyard
beyond which the reflection opens wide
of an inoffensive, white sky
like the palm of an engraved hand
from the filtered grooves of light
between the rods of the shutters.

 

The mirror on the drawers
opens wide absences, fills them,
welcomes unsuspected prospects:
a man’s face looks at me in amazement
from the edge of a group photo;
he does not smile like other companions
to the days to come,
to the looks that judge the poses,
nor to the case in the process
to change into destiny,
nor to repudiated claims
by a very short reflection of light.

 

 

Traduzioni a cura di Maria Basso

 

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