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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

#Recitationes: Sacha Piersanti

ilRaccoglitore | #Recitationes   27 Aprile 2020   2 min.

 

 

Due appelli e una certezza (aprile 2020)

 

 

I. “Demoliscimi piano” (da Pagine in corpo, Empirìa, 2015)

 

Demoliscimi piano

senza ch’io me ne accorga

come a risparmiar sul grano

in giorni di scure vacche magre.

Togli piano

granuli di materia grigia

inerte, ma lasciami

lo spasmo del pensiero.

Sfila da sotto la coltre

di quest’eros sillabato

l’in dal cesto o la elle

dalla palla –

restami, Senso,

spillato dentro ai nervi.

Sii clemente o meglio:

boia illuminato, e se

la lama fende l’aria,

il colpo del bastone sposti accenti:

che il còlto sia sapiente

e il pèsco stilli ami.

 

Mi basta che tornino i conti

all’umanità, ma sfibrami piano

come a rispettarti pezzo

mio di te.

 

 

II. Lineare B (da L’uomo è verticale, Empirìa, 2018)

 

Non perdermi, rimani,

altro me che fra millenni

mi troverai informe

e forse poco attuale

ma sempre verticale

 

ma in lineare B.

 

Non mi capirai

ma giuralo per me,

altro me che ci sarai,

giuralo che anch’io,

altro te che sarò stato,

son passato tra i rottami

del tuo mondo che il tuo mondo

avrà ricostruito.

Saremo faccia a faccia

in spigoli di specchi

saremo l’uno all’altro

dizionario e testo a fronte.

 

 

III. “E poi che sarà mai,” (inedito, marzo-aprile 2020)

 

E poi che sarà mai,

che tormento sarà mai

vedere il mondo intorno

che crolla in mille pezzi?

 

Mi stenderò con garbo

schiena dritta, orizzontale,

tra le pietre di una Roma

che è madre a tutti e tomba,

con un filo di matita

sotto l’occhio, poi alla gola

il nodo stretto e grato

d’un’ultima parola

e tra le mani

queste mani miei di uomo

a cercare sempre umani

il raccolto di una vita,

d’un vuoto così pieno.

 

Ché siamo come il fieno

il giallo della spiga,

la spiga che non brilla

se non ci fosse falce

nero taglio ad amputarla.

L'autore







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