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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

La favola di Ariadne: primo episodio, parte finale

Roberto Bernasconi | La favola di Ariadne   10 Aprile 2020   6 min.

 

PRIMO EPISODIO
Parte finale

 

[…]

Dal Labirinto esce il servo.

 

SERVO

Abitanti dell’Attica, e tu, nobile principessa,
mia signora: vengo ad annunciarvi
che qualcuno vi ha dato ascolto, lassù!
Io stesso ho imparato che la potenza degli dèi
scuote gli animi duri fino a farli
ricredere delle convinzioni più ardue.

 

CORIFEO

Che notizia ci porti? Teseo…

 

SERVO

… È salvo!

 

CORIFEO

E il mostro?

 

SERVO

L’ha ucciso!

 

CORO

Speranza per noi!

 

SERVO, ad Ariadne

L’ha ucciso, principessa!… Principessa,
non dici nulla? Non è ciò che volevi?

 

ARIADNE

Come è successo? Racconta, amico mio,
racconta! Tremo di felicità
e timore per ciò che sto per ascoltare.

 

SERVO

Nessuna mia parola potrà essere pari all’azione,
né al potere che gli dèi hanno consegnato
a quel ragazzo di nobilissima stirpe.
Se tu, Ariadne, l’hai amato guardandolo
da lontano, quanto grande sarebbe stato
il tuo amore, vedendolo come l’ho veduto
io, mentre poneva fine alla tirannia
del mostro tuo fratello? Il tuo sentimento sarebbe
stato troppo, persino per gli abitanti del cielo.

Camminavamo cautamente; io seguivo
Teseo, e ai nostri lati le grandi pareti
del Labirinto, tutte coperte da affreschi
inquietanti, ci precludevano ogni via di fuga.
A destra e a sinistra si aprivano dei corridoi.
La maggior parte erano vicoli ciechi;
altri erano talmente profondi, e bui,
che Teseo mi faceva tenere al suo braccio,
per evitare che io mi perdessi. Ogni passo –
sentivo – era vicino alla morte; più si andava
a fondo di quella tomba infernale, più l’odore
del sangue si faceva insopportabile. Qua e là,
distesi per terra, c’erano brandelli di vesti,
e qualche gioiello d’oro, quasi tutti sembravano
dei serpenti di metallo intrecciati;
c’erano anche dei graffi sulla parete affrescata,
come se qualcuno, per paura, si fosse
aggrappato a quelle, per poi esserne
strappato via con la forza. Le ossa disperse
dei giovani che vi hanno trovato la morte,
le macchie rosse a terra, e tanti altri segni di cui
ora non vi parlerò erano indizi
della presenza del mostro. Io tremavo,
e non nego di aver visto nel volto di Teseo crescere
il timore; ma si proseguiva. Nei cunicoli –
che fino a quel momento erano stati illuminati
almeno da torce – la luce si faceva sempre
più fioca; il rumore dei nostri passi
era l’unico che si poteva udire
in quel silenzio terribile. L’aria era gelida, e caldo
era il sudore che mi colava dalla fronte.
Ah, tremenda sciagura! ripetevo, proprio a me che mai
commisi errori in vita tocca andare
a morte certa! Teseo stava in silenzio;
lui avrebbe combattuto il mostro; lui, che era innocente
quanto me, avrebbe visto la morte per primo. Invece taceva,
col coraggio e la paura, insieme, sulle sue spalle.
Andammo ancora per poco, superando
la difficoltà del buio. Le nostre orecchie erano
diventate occhi: vedevamo il suono
dei nostri passi; vedevamo strani tintinnii
di gocce d’acqua cadere lontani. Si procedeva
così, dove ci sembrava più opportuno
addentrarci. Sono sicuro che siano stati gli dèi
a guidarlo. Perché, come se conoscesse
già il luogo, come se il labirinto non fosse
più infernale dello stesso Inferno, Teseo
andava, e io con lui. Posso forse
descrivervi lo spavento, figli di Atena,
quando un boato terribile squassò le pareti
dell’immenso corridoio, e due occhi rossi,
lontani e vicini al tempo stesso,
si aprirono nel buio più totale? È la Morte
da cui voglio salvarmi,
la Morte che, da codardo, ho sempre evitato!
Teseo, immobile, aspettando il giusto
momento, brandì la spada
e rimase fermo da dove io ero indietreggiato.
E mentre cercavo di fuggire – le mie
gambe erano pietra, come se già si fossero
consegnate al nemico – sempre più vicino
era il suo sguardo di sangue, e le narici
taurine, e il corpo possente simile,
nell’aspetto, all’uomo. Mi coprii le orecchie.
Serrai gli occhi. Non volli vedere
né sentire quello che stava accadendo.
Quando fu tutto finito aprii
il guardo, e davanti a me giaceva
il mostro, a terra, tutto coperto di sangue.

CORIFEO

Le lacrime che scendono dal tuo viso
sono lacrime di gioia?

 

SERVO

 Sono le lacrime

dell’incredulità.

 

ARIADNE

Ma dov’è adesso?

 

SERVO

È ancora dentro. Mi ha mandato lui
per primo.

 

ARIADNE

Voglio vederlo.

 

CORIFEO

Sta’ calma, principessa!

 

ARIADNE

Non posso. Devo vederlo, il mio eroe.
… Ciò che ho udito è straordinario!…

 

CORIFEO

È sempre grande lo stupore di fronte
a un’impresa eroica.

 

ARIADNE

Ma si dubita

di qualsiasi cosa purché non la si veda
con i propri occhi.

 

SERVO

Io, per non

dubitare più, ho dovuto vederlo.

 

ARIADNE

Ah, fremo dalla voglia di incontrare
il mio eroe. Perché tarda?
Non dovrebbe essere già qui?
Entrerò anch’io, adesso.

 

SERVO

Principessa, aspetta!

 

ARIADNE

Vado, nessuno mi fermerà!

 

SERVO

Ma sta arrivando… non c’è
bisogno di andargli incontro!

 

Ariadne entra nel Labirinto.

Principessa…

 

CORO

– Felice, finalmente!,
il volto del padre che aspetta
le vele nere spiegate…
– … e la madre
sospesa sul grembo corrotto…
– Mentre attendono che Atene
si spenga nelle morti
più atroci, ecco, lontano…
– … si vede tornare indietro
la nave partita per Creta.
– Aberrando il prodigio,
il grande prodigio!
– Da quella nave, dicono, nessuno
dei nostri figli scenderà.
– La morte creduta per noi
cala su di loro.
– Ma uno sguardo lungimirante vede
che le vele spiegate sono bianche,
non nere! Che il figlio del re
ha vinto la bocca
del mostro invincibile!
– Ah, l’orizzonte non porta alcun segno
di sangue.
– È viva la stirpe perduta!
– E grida dopo grida,
e voce dopo voce,
la notizia si sparge…
– Le porte sigillate si spalancano;
i bambini fuggono per primi, i padri
s’affrettano, le madri
urlano di gioia.
– Ovunque
ci sono grida di giubilo; i canti
da molto non rivolti
al cielo, senza lacrime,
senza disperazione,
ci raggiungono, ancora in alto mare.
– Questo è ciò che ci attenderà,
quando rivedremo la patria
che credevamo perduta
per sempre.
– Teseo, Teseo, che aspetti?
– Torna, ti prego! Prima che il delitto
venga scoperto!
– Erittonio, figlio di Atena,
figlio di Efesto,
annuncia, sul carro, col Sole
sorgente, la figlia che giunge.
– E giunge dal mare,
dal mare
che è regno nemico, tridente
del divino re Poseidone.
– Tu stesso fosti re:
la stirpe di Egeo ti è nipote,
e sotto di essa Atene, città autoctona,
città dalle radici
divine,
non patì soltanto ma, libera
com’era, divenne succube
della tirannia di Creta.
– Aiutala!
– Sorreggila!
– Raccogli senza timore le sue membra
disperse!
– Riconducile dove
vinceranno ancora sui flutti
del mare – sacri
ad Atena – il dominio
del mondo!
– Erittonio, sei un dio, tu.
– Salvaci, ti supplichiamo! Agisci
per mano di tuo figlio Teseo!
– Eccolo! Eccoli! Stanno arrivando! Li vedo!

 

SERVO

Anch’io! Attraversano l’ultimo
corridoio, stretti l’una all’altro.

 

CORIFEO

Ariadne l’ha preso per il braccio,
e posa la sua piccola gota
sulla sua spalla.

 

SERVO

Sull’altra spalla
l’eroe porta la testa del mostro!

 

CORIFEO

È ripugnante!

 

SERVO

Lo dici adesso che non può
più terrorizzare nessuno.

 

CORIFEO

È la vittoria della bellezza
su tutto ciò che di orribile esiste
sulla terra.

 

SERVO

Tutto viene
dagli dèi; e tutto gli dèi amano.

 

CORIFEO

Gli dèi sono tanto lontani
da noi, e forse è meglio così.

 

SERVO

Ah, ci sarà il tempo per voi
di discutere e di filosofeggiare.
Avete la libertà,
che è un dono prezioso.
E la vita, se vi abbandonerà,
non potrà farlo davanti
alle mura di Cnosso.

 

CORIFEO

Per mano
di Teseo è possibile… e di Ariadne.

 

Ariadne e Teseo escono dal Labirinto. Teseo tiene la testa del Minotauro sulla spalla destra; la mano sinistra regge la spada insanguinata. Ariadne è al suo fianco. Il Coro si alza; il servo va verso il Palazzo, a sinistra.

 

TESEO

È fatta, amici miei, si torna a casa!

 

CORO

– Non c’è più tristezza per la stirpe di Eretteo.
– Anche se i morti, finora,
non si possono contare.
– L’importante è che l’ecatombe
sia terminata.
– E che Minosse non abbia
più motivo di terrorizzarci.
– Andiamo!, verso il mare di Atene.
– Verso la libertà custodita
dai buoni costumi.
– Verso la patria dei grandi.
– Verso il mare di Atene,
dove partivano i giovani
morti in un’indegna prigione.
– Andiamo!

 

ARIADNE

Manterrete fede alla vostra promessa?

 

TESEO

Verrai con noi, Ariadne.

 

ARIADNE

Sì, verrò! Verso i luoghi
che voi tanto avete cantato,
e che dalle vostre parole
hanno fatto parte di me.
Andiamo, figli, fratelli,
prima che mio padre
scopra il mio tradimento –
presto, vedrete,
non sarò più capace
di chiamarlo così!
Ah, Teseo, quanta
gioia ci aspetta, là
dove vivono i figli
generati dalla terra
autoctona, e quanta felicità
nel nostro lungo viaggio
ci attende… Non ho
mai solcato il mare:
ma deve essere meraviglioso.

 

EXPLICIT

 

 

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