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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Come nel Decamerone 2 – Giornata 6

ilRaccoglitore | Come nel Decamerone   12 Marzo 2020   3 min.

 

Lo strano caso di mister Nicodemo, ovvero il signor Impertinenza

 

Nicodemo non conosceva altro modo di incedere se non attraverso un passo felpato interrotto quasi con sincronia matematica dall’ondeggiare dell’anca che gli conferiva la caratteristica peculiare di un “annacarsi” un po’ ruffiano, tant’è che molte erano quelle che lo inseguivano e gli sbavavano dietro.

Anche a me era subito piaciuto. “Un tipo originale”, pensai.

Declamava ad ogni ora del giorno versi originali e gutturali, a volte anche sguaiati, senza ritrosia o pudore sporgendosi pericolosamente dalla balaustra del terrazzino, soprattutto al tramonto, quando l’aria imbrunita del crepuscolo gli conferiva un aspetto quasi demoniaco.

Andammo subito a vivere insieme.

Novello Caronte, traghettava non solo le anime ma anche se stesso da un punto all’altro del giardino, lo sguardo sornione e l’“annacamento” erano il rifiuto di elemosinare cibo e bevande e, pertanto, di affermare la pretesa.

Nicodemo, infatti, non chiedeva se fosse pronto in tavola e nemmeno aveva la pazienza dell’attesa. Pretendeva e reclamava. A volte con voce sottile e ruffiana, altre volte con tono rabbioso e cavernoso. E capitava spesso perché Nicodemo, ribadisco, pretendeva non solo le quotidiane razioni ma anche carezze, attenzione e reciprocità. Come se io non avessi altro da fare!

Odiava guardare la tv o lavorare al computer, preferiva divano e cuscini comodi e morbidi in un ozio catartico misto a quiete e riposo prolungati che, ahimè, non sempre gli erano consentiti.

Lo squillo del campanello di casa o del telefono aveva il potere di irritarlo così come gli sconosciuti sulla soglia di ingresso o in cucina con il vaso di basilico in omaggio o con la bolletta del condominio…

Misantropo, lo intuii a poco a poco, e diffidente anche.

L’andirivieni di coloro che per lui erano perfetti estranei lo faceva adirare e sbottare in escandescenze e, se non ripreso in tempo, attaccava briga roteando gli occhi e sfoderando tutta la sua grinta.

Un vero guerriero senza armatura, un gladiatore senza arena, un cavaliere senza destriero!

Beveva molto, Nicodemo, per vezzo e per necessità, non compresi subito e, quando capii, fu troppo tardi, ormai mi ero innamorata e non potevo cacciarlo di casa.

Compromesso il fisico, un rene non funzionante, e lui che continuava ad essere ingordamente assetato…

“Nicodemo, bastaaaaa!!!”- lo redarguivo con piglio deciso, all’inizio determinata a fargli dimenticare il vizio, poi col trascorrere dei giorni scemava anche la mia violenza verbale, a che serviva dunque se non mi ascoltava e si nascondeva in bagno?

E, ciondolante ed ammiccante non mancava di strofinarsi a me i baffi ancora gocciolanti ed accusatori del vizioso circolo in cui era precipitato, così si guadagnava il mio affetto incondizionato ed il mio perdono.

“Sembri un bimbo… piccolo e capriccioso!”

Ogni tanto lo sgridavo. Perdevo la pazienza e la virtù soprattutto allorché mi impediva di vedere lo schermo della tv o di pigiare sui tasti del pc… Nicodemo però, da testardo e dissimulatore qual era, mi blandiva con i suoi sguardi sornioni, mi mostrava la lingua per strapparmi un sorriso, mi seduceva con le sue furtive carezze.

“Sei il solito egoista, prima o poi sarò costretta ad abbandonarti!”

Uno sguardo fulmineo, una zampata alla cieca, offeso e riottoso Nicodemo si allontanava da me con aria infastidita, l’“annacamento” più marcato fino a raggiungere quello che ormai considerava il suo regno, ovverossia il divano, ormai recante i segni visibili ad occhio nudo di una convivenza turbolenta.

Una convivenza non sempre felice, anche perché mi aveva letteralmente spodestata, non solo dal mio ruolo di educatrice ma anche da quello che un tempo era stato il nostro sofà.

Eppure manchi. Eppure ti riprenderei.

Ti ho amato tanto, Nicodemo, nonostante il tuo sguardo torvo, impertinente negli sbalzi d’umore, sebbene talvolta in un eccesso di fuoco d’amore o di rabbia le tue affilate unghie si conficcassero nella carne o sul pregiato lino delle tende…

A graffiare carne e stoffa… in ugual modo, senza ritegno.

Ti ho sempre amato, nonostante i tuoi atteggiamenti insolenti, i tuoi versi pacchiani e l’“annacamento” di un barbone ubriaco, rasente i muri e con la coda abbassata.

 

 

Francesca Incandela

 

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