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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

#Recitationes: Pietro De Marchi

ilRaccoglitore | #Recitationes   9 Marzo 2020   2 min.

 

 

L’ignoto di Waterloo

 

…Waterloo! morne plaine!
V. Hugo

 

«Posso capire gli sforzi che fanno
per darmi un nome, uno scampolo
d’identità. Ma a chi importa davvero
se il mio corpo fu quello
d’un soldato di Hannover o quello d’un altro
come me, anche lui come me
solo carne mandata al macello?
Considerate invece le ossa ignude
sottratte alla terra che le albergò,
ricomposte con cura e ora esposte
alla vista di tutti, quasi fossi
una mummia egizia oppure Ötzi,
l’uomo dei ghiacci.
Considerate il cucchiaio di ferro
che mi servì forse più del moschetto,
e fra le costole la palla di piombo
che mi consegnò alla mia sorte.
Non ricordo più nulla di quel giorno,
né il lampo dei manipoli né l’onda
dei cavalli. Sono uno come tanti,
senza più patria ormai e senza nome.
Morti siamo, vivi fummo
e questo è tutto, proprio tutto
quel che c’è da sapere…»

 

 

Notifiche dopo l’incendio

 

Anche il paesaggio, lo sai,
va letto in chiave darwiniana.
Sul sentiero che sale a Punta Baffe
registri tronchi di pini anneriti,
eriche rade e corbezzoli sparsi;
più sopra, in cresta, un filare di acacie
e dappertutto distese di felce aquilina.
Ma scendendo più giù, nelle vallette
dove non tutto è ridotto in cenere,
ecco la rara euforbia a doppia ombrella
e l’asfodelo, la pianta calunniata,
il fiore che non trema
al passaggio del fuoco.

 

 

Lezione di scrittura

 

a Fabio Pusterla

 

L’homo faber sa fare le cose:
taglia i tronchi alla giusta stagione,
li sfronda e con la stroppa
stringe le fascine,
poi sfende i ciocchi per ridurli in schiampe
da sistemare in luogo riparato,
contro il muro di casa che guarda a occidente
dove il sole d’estate dura a lungo
e la legna più verde
ha il tempo d’asciugare
mentre la poca resina rimasta sulla scorza
profuma l’aria di bosco.
Impara allora anche tu: metti in fila le parole
e ogni frase al suo posto,
come i pezzi di legna
della catasta.

 

 

Il faggio di mio padre

 

«Là in fondo, una volta, c’era un pino…»
In verità era un peccio, cioè un abete rosso,
ma un giorno dovette farlo abbattere:
troppo cresciuto, era un pericolo per i vicini.

Piantò allora al suo posto un faggio,
più discosto dal muro del giardino.
Ora si erge maestoso e a maggio
è già così carico di fronde

che più tardi, alla fine dell’autunno,
sembrerà che ai suoi piedi si radunino
tutte quante le foglie del mondo.

Veniva qui a leggere, sub tegmine fagi.
Non aveva bisogno d’altro,
aveva i suoi libri e l’ombra del faggio.

 

 

N.B. Queste quattro poesie sono state pubblicate in LEA – Lingue e letterature d’Oriente e d’Occidente, n. 6 (2017), pp. 15-16.

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