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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Jan Brokken – I Giusti

ilRaccoglitore | Incipit   28 Febbraio 2020   3 min.

I Giusti è un monumentale affresco storico e umano, un mosaico di vite, luoghi ed eventi in cui la realtà assume naturalmente tinte epiche e romanzesche, ma soprattutto una lezione sul coraggio e sulla responsabilità del singolo di fronte a un mondo e a un’umanità in macerie.

Iperborea

 

 

1. Mr Radio Philips

 

Tutte le cose importanti cominciano all’improvviso e destano sospetto. A volte ci si ritrova di fronte a una scelta impossibile e per decidere si ha solo una frazione di secondo. Pur non sapendo ancora nulla, si ha il presentimento che da ciò possa dipendere il resto della propria vita. E allora che fare? Non lo saprei nemmeno io, ecco forse perché mi sono messo a scavare in questa vicenda come una talpa.

Jan Zwartendijk sentì squillare il telefono. Era già fuori, con la borsa sottobraccio e una chiave in mano; aveva appena chiuso l’ufficio e lo showroom. Mancava poco alle sei, ora legale esteuropea. Il sole filtrava sotto la chioma degli alberi nel Laisvės alėja, il viale della Libertà, il boulevard più lungo e ampio di Kaunas. Le radio luccicavano nella vetrina, i marchi – quattro stelle e tre onde – sembravano d’argento. Mr Radio Philips, così lo chiamavano in città, e in quell’appellativo risuonava sempre una nota di ammirazione, come se fosse lui in persona ad assemblare gli apparecchi e a dotarli di tubo elettronico e altoparlante. Ancor più che in Olanda, lì le radio erano indizi di modernità.

Benché da tempo ormai Kaunas non potesse più definirsi arretrata, il numero di allacciamenti telefonici non riempiva che una guida sottile. Qualcosa gli diceva che alzare quel ricevitore avrebbe avuto delle conseguenze. La data gli balenò davanti agli occhi come un monito: 29 maggio 1940. Se da un lato era un uomo d’affari come tanti – quarantatré anni, sposato, tre figli –, dall’altro era uno straniero che non sapeva mai di chi poteva fidarsi lì in Lituania. Per quanto possibile, manteneva le debite distanze. Riaprire la porta, tornare in ufficio e alzare il ricevitore avrebbe significato offrire il fianco a tutti i rischi di una città sull’orlo della guerra.

Non aveva la stoffa dell’eroe. Gli mancava l’ambizione. L’ideale per lui sarebbe stato filare dritto a casa. Un’oretta di svago in giardino con Erni e i bambini prima di mettersi tutti a tavola. Era già al suo terzo anno a Kaunas e sapeva che bisognava approfittare di quelle calde serate estive, o sarebbe stato impossibile superare il lungo inverno. Sotto i meli il mondo impazzito sarebbe sfumato fino a ridursi a una nuvola in lontananza. A volte, per quanto fosse stupido continuare a sperare nella pace, non poteva fare a meno di fuggire dalla realtà.

Gli affari lo avevano tenuto in ansia tutto il pomeriggio. All’apparenza non c’era niente che non andasse, se non si faceva caso ai posacenere strapieni. Nessun cliente, nessun ordine. Una specie di quiete torpida. Aveva mandato a casa De Haan e Van Prattenburg alle cinque e mezza. De Haan, che dirigeva l’impianto di assemblaggio delle radio, trascorreva le giornate in ufficio. Da quando la produzione era stata interrotta si faceva vedere in fabbrica solo al mattino, per ricordare al personale che esisteva ancora. Van Prattenburg si occupava dell’amministrazione ed era il direttore  finanziario. Aveva da fare solo verso la fine della settimana, quando bisognava pagare i salari.

 

 

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