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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Betulle

Bruno Contini | Arboretum, Botanica   2 Febbraio 2020   3 min.

 

C’erano dèi e c’eran sciamani
C’era il bosco e c’era la tundra
C’erano renne e c’erano cani
E al centro del mondo la grande betulla

 

 

Da qualche parte la betulla cosmica deve essere esistita. In Siberia, giù per il letto dell’Enisej, o forse ancora più in basso, dove sorge Novosibirsk. Metteva in comunicazione il cielo con la terra, gli uomini con gli dèi. Le betulle avevano quattro poteri: dare la luce (dal legno si fabbricavano le torce), soffocare le grida (il cigolio dei carri, grazie al catrame lubrificante derivato dalla pianta), guarire e purificare (grazie alla linfa: il “sangue di betulla).1 Anche sulle Dolomiti crescevano le betulle e le loro genti erano i bedoyeres, il popolo delle betulle in ladino. Le sorti del reame dei bedoyeres erano rette da Samblana, una splendida regina dalla pelle candida come la neve e un vestito tessuto di luce e argento.

Oggi sulle Dolomiti non ci sono più i bedoyeres, e se è per questo nemmeno troppe betulle, ma popolamenti di faggi, larici, abeti e, più in alto di tutti, pini mughi striscianti come contorsionisti, tranne quando i ghiacciai arretrano e le radici dei pini mughi, ingannate dai cambiamenti climatici, si bruciano nel tentativo di assorbire l’acqua che non c’è. Oppure forze arcane del ventunesimo secolo come la tempesta Vaia con un soffio spazzano via milioni di abeti e stroncano persino i forti faggi.2

Ma di cosa stavamo parlando? Ah sì, le betulle…

La betulla è un albero bello e triste al tempo stesso. La betulla non è la sequoia, questo va detto. Rispetto ai vicini di bosco, come querce e abeti, ha vita molto più breve: cent’anni circa, come un vecchio molto longevo. O una vecchia, visto che è forse l’albero più femminile.

Vuoi per la corteccia bianca e sottile, “Quella pelle bianca che veste i tronchi delle betulle”, secondo Curzio Malaparte, vuoi per la capigliatura ondeggiante al vento: “Nella notte la luna sorse sulle sottili betulle dai capelli verdi e gli usignoli versarono il loro canto sulle donne e i ragazzi dentro la foresta” (Mario Rigoni Stern, Uomini, boschi e api).

Qualcosa di stregonesco è rimasto anche negli usi che se ne fanno: oltre al citato sangue, se ne ricavava il nerofumo per gli inchiostri da stampa. Sempre con la linfa, in Russia distillano intrugli alcolici dalla gradazione non precisata e che non approfondiremo in questa sede.

A una partita invenduta di legno di betulla di Hokkaido è legata la fortuna della marca di stuzzicadenti Samurai (fino ad allora, per gli stecchini si ricorreva al grossolano pioppo).

 

Figura 1 Confezione di stuzzicadenti Samurai. A destra del guerriero giapponese ammiccano dei fusti s noi familiari.

 

Popolando fittamente l’Europa orientale, la betulla ha visto fino a che punto può scendere l’uomo. Ha visto le granate, le trincee e i tristi fumi… Birkenau, uno dei campi di concentramento di Auschwitz, deriva dal tedesco Birke, ossia betulla.

E i campi di battaglia dell’Est, al termine degli scontri, si riempivano di file sterminate di croci di betulla.

Trent’anni dopo l’ambientazione non cambia. A Cernobyl, in Ucraina, l’esplosione della centrale nucleare farà decine di migliaia di morti negli anni successivi.

La Foresta Rossa, una pineta nelle vicinanze dell’impianto, prima per l’appunto si arrossa, poi collassa. Molte betulle e pioppi (specie formidabile nella bonifica dei metalli pesanti) sopravvivono.

E anche oggi la betulla dimostra tutta la propria attualità per l’uomo. Il recente studio del Cnr di Bologna sulle piante “mangia-smog” la mette al secondo posto, con 3,1 tonnellate di CO2 assorbite in 20 anni, dietro solo all’irraggiungibile Acero riccio.

Valori che potrebbero tornare utili in un paese come l’Italia con almeno 80 000 decessi prematuri all’anno dovuti all’inquinamento, in una città come Milano con le centraline dell’Arpa fuori dalla grazia di Dio da settimane.

Le betulle che ci hanno visti farci la guerra prima con le pietre e le frecce nel Bassopiano siberiano, poi con le bombe e le mitragliatrici, infine tentare di autoavvelenarci, per un attimo ci fisseranno e scrolleranno la chioma gentile, vagamente perplesse. Poi ci soccorreranno.

 

 


1 Jacques Brosse, Mitologia degli alberi

2 Paola Favero, Sandro Carniel, C’era una volta il bosco.

 

 

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