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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Città Sommersa

ilRaccoglitore | Incipit   13 Gennaio 2020   2 min.

 

“Chi era quello sconosciuto, L.B., il giovane sempre dalla parte dei vinti, il medico operaio sempre alle prese con qualcuno da salvare, condannato al carcere per partecipazione a banda armata? E perché di quel tempo – anni prima della nascita dell’unica figlia – non ha mai voluto parlare?.”

Bompiani

 

 

 

Questa storia ha due inizi: almeno due, perché, come tutto quello che ha a che fare con la vita, è sempre difficile stabilire cosa cominci e quando, quale vertigine di casi fortuiti esista dietro ciò che sembra avvenire all’improvviso, o quale viso si è girato verso un altro in un momento del passato dando il via alla catena accidentale di eventi e di creature che ci ha portato a esistere.
Innanzitutto – questo posso dirlo con discreta certezza – sono nata. Era marzo e nevicava, e l’anno era il 1987. I miei genitori si erano incontrati solo un paio di anni prima e si sarebbero separati definitivamente tre anni dopo.
Sono nata da una donna con un buco in testa. Mia madre aveva avuto un incidente tredici anni prima. Rimasi una settimana sotto osservazione perché ero in astinenza dagli antiepilettici che lei era ancora costretta a prendere. Dell’incidente, del coma, delle operazioni le è rimasto soltanto un lieve avvallamento nel punto in cui manca un frammento di cranio, sostituito da una rete di metallo coperta poi nel tempo dai suoi capelli fini, di piuma.
Dorme sempre dall’altro lato, perché le fa ancora male la testa che non c’è. Si può dire che da quel buco bene o male sono scaturita. La mia stessa esistenza dipende dalla ferita, porta aperta sul baratro delle possibilità. Quando mia madre è caduta da una motocicletta guidata da un altro, a ventitré anni, era in viaggio con lui per ritirare dei documenti che sarebbero serviti per il loro matrimonio. Non è andata poi così. Ed ecco che in un certo senso la traiettoria di mia madre non ancora tale, della giovinetta dal viso appuntito delle foto dell’epoca, del suo corpo scagliato sull’asfalto di una strada provinciale, ha tracciato una nuova traiettoria irreversibile da cui poi sarebbe emersa la mia.

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