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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Il bambino che partì per il Nord alla ricerca di Babbo Natale

ilRaccoglitore | Estratti   26 Dicembre 2019   4 min.

 

Una fiaba dolce e tenera che, intrecciando l’incanto del Natale con la storia del legame tra un bambino e il suo papà, ci porta in volo nella natura semplice ed estrema delle latitudini subpolari.

– Iperborea –

 

Traduzione di Ingrid Basso

 

8

 

Papà, disse Andreas dopo che si furono coricati sul letto del capanno. Perché non ti piace il Natale?

Quand’ero piccolo non lo festeggiavamo, rispose il papà. I miei genitori non credevano alle cose come il Natale.

Non avete mai festeggiato il Natale! disse Andreas, impressionato.

No, mai. Lo consideravamo un’usanza pagana. Non era cristiano festeggiare il Natale. E allora quando te li facevano, i regali di Natale?

Non mi facevano nessun regalo di Natale. Non si usava. Mi facevano dei regali in altri periodi dell’anno.

Oh, che peccato, mi dispiace tanto per te, commentò Andreas.

Ma no, non è un peccato, disse il papà. Io il Natale non l’ho mai potuto sopportare.

Ma il Natale è meraviglioso, insisté Andreas. E poi che cosa farebbe Babbo Natale se non ci fosse il Natale?

 

Pensa a Babbo Natale, papà. Tu dici sempre che tutti devono fare quel che sanno fare meglio, e la cosa che Babbo Natale sa fare meglio è il Natale.

Mio caro Andreas, disse il papà. Ormai sei abbastanza grande e te lo posso dire. Babbo Natale non esiste.

Non è vero, protestò Andreas, quasi arrabbiato. Viene a casa nostra ogni Natale a portarci i regali.

Era zio Oskar, disse il papà. Si era travestito. Tua sorella l’ha riconosciuto subito.

No, non è vero. Era Babbo Natale!

E va bene, allora era Babbo Natale, tagliò corto il papà. Ora ci leggiamo una storia e mi sa che poi dovremo metterci a dormire.

Gli lesse qualche storia. Andreas adorava ascoltare il papà che leggeva ad alta voce. Ma quella sera non riusciva proprio a concentrarsi, perché continuava a pensare a quanto era triste che il suo papà non avesse mai festeggiato il Natale. Ah, che bello se Babbo Natale potesse venire stanotte, rifletté, se bussasse alla porta facendo la sua risata, oh oh, e salutasse il papà: allora sì che il Natale potrebbe piacergli un po’ di più.

Poi si girò su un fianco nel sacco a pelo e si addormentò.

 

 

9

 

Si svegliò perché suo padre si era messo a sedere sul letto e aveva acceso la pipa. Si tirò su a sedere anche lui e si strofinò gli occhi.

Al chiuso non si fuma, lo riprese. È la mamma che lo dice.

Il papà non rispose. Continuò imperterrito a fumare la sua pipa.

Poi Andreas udì i cani. Abbaiavano in un modo strano, come se ce l’avessero con qualcuno. Riconobbe la voce scura di Thor e anche quella più piagnucolosa di Carota.

Perché i cani stanno abbaiando? domandò.

Non è niente, rispose il papà. Rimettiti a dormire.

Perché hai messo il fucile sul letto? Lo stavo solo pulendo. Dormi.

I cani continuavano ad abbaiare. Andreas capiva che qualcosa li aveva mandati su tutte le furie.

È Babbo Natale! esclamò. È Babbo Natale che sta arrivando!

Sì, rispose il papà. Di sicuro sarà solo Babbo Natale.

Lo sapevo, disse Andreas. L’avevo detto io che non era zio Oskar!

Rimettiti a dormire. Io resto ancora un po’ qui seduto.

Il papà continuò a pipare come una ciminiera. La capanna si era riempita completamente di fumo. Andreas si rimise sdraiato e ascoltò i cani. Giunse le mani. Vieni, Babbo Natale, pregò. Vieni a salutare il mio papà. Ti prometto che non ti sparerà.

Poi arrivò un rumore dal tetto, dei passi pesanti. E sentì anche qualcos’altro, come degli sbuffi. Le renne, pensò. È Babbo Natale, con la slitta, i regali, le renne e tutto quanto.

Ma suo padre non sembrava particolarmente contento. Balzò giù dal letto, andò all’ingresso e rimase immobile in ascolto. Teneva il fucile con entrambe le mani. Poi qualcuno bussò alla porta.

Avanti! gridò Andreas con voce squillante. Entra pure!

Il papà fece un passo indietro e Andreas, strisciando piano piano sul bordo del letto, afferrò il fucile. Il papà mollò la presa: aveva il corpo tutto floscio, non sapeva cosa fare.

La porta si aprì e comparve Babbo Natale, con dei grumi di ghiaccio sulla barba e il fiato gelato che gli usciva dalla bocca.

 

Oh oh oh, rise Babbo Natale. Ci sono bambini buoni, qui?

Sì! esclamò Andreas. Lì!  disse indicando  il padre. È il mio papà. Lui è buono.  E non ha mai festeggiato il Natale.

Aha! fece Babbo Natale guardando il padre. Ti ci vuole un regalo, amico mio. Ma dovrai aspettare la Vigilia. Sei capace di aspettare così tanto?

Sì, rispose il padre. Certo. Molte grazie, signor Babbo Natale.

E ricorda che nel frattempo dovrai fare il bravo bambino.

Certo, certo, rispose il padre. Farò il bravo.

Poi Babbo Natale guardò il ragazzino. Oh oh, ci vediamo alla Vigilia, amico mio!

E se ne andò per la sua strada. Andreas si addormentò e al risveglio vide il padre che, ancora seduto contro la parete, dormiva con  il fucile sulle ginocchia.

 

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