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Nuove voci raccontano: Manuela Chiarottino

Francesca Ghezzani | Nuove Voci Raccontano   13 Novembre 2019   5 min.

 

“Nuove voci raccontano” questa volta desidera conoscere la scrittrice Manuela Chiarottino, vincitrice del concorso Verbania for Women 2019 e del premio Fondazione Marazza per la narrativa per l’infanzia, nella scrittura amante del genere rosa declinato in diverse sfumature.

Tra le sue pubblicazioni si annoverano: La bambina che annusava i libri (More Stories, 2019), Incompatibili (Le Mezzelane, 2019), La locanda sul porto (Triskell, 2019), La custode della seta (Buendia Books, 2019), Tutti i colori di Byron (Buendia Books, 2018, vincitore del concorso “Barbera da… leggere”), Bea la gatta investigatrice (Self, 2019), Il gioco dei desideri (Amarganta, 2018), Maga per caso (Le Mezzelane, 2018), La rosa del deserto (Triskell, 2018), Sex toys e mucho amor (Self, 2017), Un amore a cinque stelle (Triskell, 2016,vincitore del concorso Fiori di acciaio), Cuori al galoppo (Rizzoli 2016), Due passi avanti un passo indietro (Amarganta, 2016), Il mio perfetto vestito portafortuna (La Corte, 2016), Ancora prima di incontrarti (Rizzoli, 2015) e molti altri.

 

Manuela, voglio concentrarmi sulle tue ultime fatiche, ovvero La bambina che annusava i libri, edito da More Stories, e Incompatibili (Le Mezzelane, 2019).
Il primo tra i due, La bambina che annusava i libri, è ambientato in Toscana e narra la vita di Stella che, fino ad allora trascorsa tranquillamente, subisce un brusco cambiamento nel momento in cui la giovane riceve in eredità dal nonno un libro molto antico e una strana lettera che la condurranno ad addentrarsi nei misteri della sua famiglia e del suo cuore. Qui tu hai saputo sapientemente amalgamare una storia d’amore al mistero e agli ex libris, che forse non tutti conoscono… Vuoi raccontarci qualcosa di più?

La scoperta degli ex libris per me è stata una vera illuminazione e volendo scrivere una storia dedicata proprio ai libri, quasi elevandoli a oggetti di culto, erano l’ideale. Ex libris in latino significa “dai libri” e in pratica sono contrassegni, in forma di timbro o talloncino, che identificano il proprietario di un volume. Una specie di biglietto da visita, collocato sulla copertina di un libro o sul risvolto, che col tempo è stato arricchito anche di altre informazioni, come lo stemma araldico o gli interessi del possessore, attraverso la riproduzione di oggetti reali o simbolici. Se ne possono trovare con i disegni più disparati, motti, scritte e alcuni sono dei piccoli capolavori. Nel romanzo ci sono vari riferimenti a ex libris storici, di cui parlo più nel dettaglio nel finale.

Se invece di un romanzo fosse una fiaba, la storia di Stella come sarebbe narrata?

In realtà nel romanzo c’è una vera e propria fiaba, scritta da Aurora, la madre di Stella, e narra di una principessina che amava odorare le pagine dei libri e sapeva ritrovarli, anche se erano nascosti in scrigni di ferro. Se questo romanzo fosse una fiaba, allora Stella sarebbe come quella principessina, circondata da libri di ogni specie come suoi unici amici; Manuel un cavaliere dal sorriso beffardo pronto ad accompagnarla nella sua avventura, in cerca del tesoro che il vecchio re, nonno di Stella, aveva nascosto tempo prima. Durante il loro viaggio scopriranno luoghi magici e oggetti fatati, incontreranno uomini malvagi che vorrebbero appropriarsi del tesoro, fino a risolvere l’enigma e trovare l’ambito premio. Gli insegnamenti del vecchio re aiuteranno Stella a decifrare gli indizi, insegnando l’importanza del passato e dei ricordi che legano ognuno alla propria famiglia; la fiaba insegnerà anche come l’amore possa guarire le ombre dell’anima e far ritornare sulla retta via chi l’avesse smarrita.

Incompatibili, invece, è un tipico romance YA rivolto ai giovani, in quanto i protagonisti hanno tra i 17 e i 19 anni di età. Parla di amicizia, amore, crescita personale, contrasti familiari, in sottofondo una storia di anoressia o almeno di come una ragazza possa caderci. Come è stato scelto il titolo?

I due protagonisti appartengono a due mondi opposti e il titolo spiega il rapporto iniziale che si instaura inizialmente tra loro, fatto di battute e frecciatine di scherno. Non si sopportano, non si capiscono, ma tra loro c’è una profonda attrazione. Potrebbe apparire solo fisica, ma in realtà le loro anime sono simili. Entrambi hanno una maschera per nascondere un profondo dolore e, svelandolo, scopriranno di assomigliarsi molto più di quanto credono.

Perché hai deciso di ambientarlo all’estero?

Mentre per La bambina che annusava i libri cercavo luoghi dove si respira il profumo dell’arte, luoghi che potremmo aver voglia di visitare, seguendo magari le orme di Stella, in questo caso l’atmosfera estera, in particolare americana, era quella più adatta alla storia e a quel tipo di ambientazione tipica dei romanzi young adult. Si spazia dalle onde della California alle corse al galoppo nelle praterie del Montana, un modo per sognare ed evadere dalla realtà, seppur trattando argomenti comuni ai giovani di tutto il mondo, come l’amicizia, l’amore, le difficoltà del diventare adulti e i conflitti familiari.

Parlando dei protagonisti, si tratta di due anime ferite nel profondo?

Sì, entrambi subiscono le conseguenze degli adulti, in questo caso dei loro genitori. Il padre di Amber se ne è andato e lei deve aiutare la madre con il fratellino piccolo, trascurando anche le amicizie; in più rischia di non andare al college. Braiden ha subito un trauma a causa di una scelta del padre, che però qui non posso svelare, ma mentre la prima ha accettato la situazione e cerca di fare del suo meglio, lui conserva dentro di sé una rabbia che esterna contro tutti e anche su di sé.

Un animo scavato e, in questo caso, anche un corpo ferito ritornano in Fiori di loto, la tua prossima uscita letteraria in programma per il giorno di San Valentino. Ci sveli in anteprima qualcosa di questa storia d’amore per se stessi e per la vita, portavoce di due valori importanti quali l’amicizia e la resilienza?

Fiori di loto è la storia dell’amicizia tra due donne all’apparenza molto diverse tra loro ma unite dal dolore e dal coraggio.  La prima è un’anziana donna cinese che ha subito la fasciatura dei piedi, mentre l’altra è una giovane donna che ha affrontato l’asportazione del seno. Non è una storia solo al femminile, sono convinta sia una storia per tutti, perché di tutti può essere la consapevolezza di come spesso il corpo delle donne viene usato, condizionato, condannato, anche dalle donne stesse. E soprattutto, e questo è il mio messaggio, di come ogni donna sia un fiore di loto, all’apparenza fragile nella sua bellezza, ma forte e tenace, pronto a emergere dal fango e ritrovare l’amore per la vita e per se stessa.

Mettendo tutte e tre le opere in parallelismo, troviamo qualcosa di autobiografico e, infine, quale stesura è stata la più sofferta e faticosa?

Credo che in qualsiasi opera si scriva ci sia sempre qualcosa di noi, può essere un pensiero, un ricordo, una nota del personaggio. In questo caso sicuramente quello che più mi somiglia è Stella, per il suo carattere prima dolce e riservato che acquista a mano a mano consapevolezza e forza. Verso Amber ho la tenerezza dei miei ricordi adolescenziali, mentre nell’ultima storia ritrovo la resilienza. Scrivere La bambina che annusava i libri è stato complicato solo come ricerca e progettazione, per via dei vari indizi dell’enigma e dei riferimenti storici che contiene; mentre per Fiori di loto, oltre alla ricerca che non permetteva licenze romanzate, è stato forte l’impatto emotivo durante la sua stesura. Ho pianto e sorriso narrando di Laura e Ah-lai e spero che ai lettori arrivino tutte queste emozioni.

 

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