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Breve storia del mio silenzio

Federica Falco | Recensioni   11 Novembre 2019   3 min.

 

 

Genere: romanzo
Editore: Marsilio
Pagine: 208
Anno edizione: 2019

 

L’autore: Giuseppe Lupo (Atella, Potenza, 1963) è scrittore e professore di Letteratura italiana contemporanea presso l’Università Cattolica di Milano e Brescia. Ha esordito nella narrativa con il romanzo L’americano di Celenne (Marsilio 2000), cui sono seguiti numerosi romanzi. È autore di saggi e collabora alle pagine culturali del Sole 24 Ore e di Avvenire.

 

 

In principio tutto era verbo: poesie, quaderni, libri, banchi, lavagne e alunni in abiti di carta crespa. Poi sopraggiunse il silenzio.

Il protagonista di questo libro ha quattro anni quando sua madre, mentre lucida un lampadario d’ottone con l’ovatta imbevuta di Sidol, gli annuncia l’imminente arrivo di una sorellina. È la prima volta, nel corso della sua breve vita, che viene in contatto con un’esistenza autonoma, un oggetto ancora senza storia che minaccia di entrare a far parte di quel mondo familiare fatto di parole. Così lui rimane in silenzio; un silenzio imprecisabile e imprecisato, che supera i confini di un’afasia biologica e si tramuta in fertile terreno per la costruzione del suo futuro di narratore.

Seguendo l’eco dell’urlo di zio Gildo, altolà-altquà, il lettore viene invitato a calarsi nelle atmosfere e nelle situazioni di una famiglia straordinaria. Sono gli anni Sessanta e ci troviamo sull’Appennino, dove una civiltà contadina, non ancora toccata dal nuovo Illuminismo, ferve sommessamente per richiamare l’attenzione del panorama letterario e culturale dell’Alta Italia. Grazie infatti agli sforzi innovatori del padre e alla drittura affettiva e ideologica della madre, due insegnanti di provincia, le pagine e l’infanzia del protagonista si affollano di personaggi eminenti, che contribuiscono alla, seppur breve, fioritura del Circolo della Torre, unico crocevia di parole e idee dell’entroterra lucano.

Il romanzo, con straordinaria scorrevolezza, evoca i racconti che hanno plasmato la cultura di quegli anni di fermento, e che lasciano una traccia indelebile nell’immaginario e nello stile del narratore/protagonista. Fin da bambino egli assorbe, con inaspettata voracità, ogni minimo accento della realtà che lo circonda, in un silenzio che non è il male dell’assenza di parole, quanto la paura di aprire bocca di fronte a quegli esperti dell’arte dello scrivere. In questa prospettiva, ogni elemento della realtà, quotidiana e naturale, si carica di senso e trabocca di poesia inespressa. Gli ambiti del sapere assumono la consistenza materica di odori, suoni e colori, e gli angoli nascosti della vecchia casa di famiglia, il bugigattolo del padre e l’armadio dei detersivi, divengono palestra di forme di scrittura e racconto.

Un sogno si staglia chiaro all’orizzonte della sua vita, così che il protagonista decide di abbandonare l’Appennino per trasferirsi a Milano, la città dei libri e degli editori, crogiuolo di vita e suggestioni d’oltreoceano. Esiste un filo che lo collega al passato, ma non è quello del telefono del suo collegio di Lambrate: è l’acqua a svolgere il vero ruolo di connessione. A partire dal ritmo della pioggia che tamburellava sui tetti della Basilicata, indicato da sua madre come strumento per riacquisire la capacità di articolare pensieri, essa accompagna il percorso del treno del protagonista lungo la penisola, fino a gettarsi nel Naviglio e raggiungere Venezia.

Milano è una città carica d’acqua, ed infatti il percorso per ottenere una pubblicazione è scivoloso, a tratti frustrante, ma è strumento indispensabile per l’affermazione della sua identità non solo di scrittore, quanto anche di marito e padre. Da un editore ad un altro, tra capi opposti della linea dei tram milanesi, il romanzo segue i suoi tentativi di trovare un padrino, una figura su cui fare affidamento per la promozione delle proprie storie, fino all’incontro con Cesare De Michelis e l’inizio della carriera letteraria.

Storia di una passione che dà direzione ad un’esistenza, nutrendosi di vita come pane per dare gusto e consistenza ai racconti, Breve storia del mio silenzio è un romanzo autobiografico che riassume il senso profondo della ricerca delle parole; una preghiera che esprime la necessità dell’arte di raccontare, nella speranza che la scrittura possa sempre aiutarci a trovare la nostra salvezza.

 

L'autore







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