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Quercia rossa

Bruno Contini | Arboretum, Botanica   7 Novembre 2019   2 min.

 

Me l’à trada chì longa e tirenta,
dopo ben dusent ann che la gh’era!
L’è finida! eppur… bell’ e inciodada
Lì, la cascia ancamò, la voeur nò
Morì, adess che gh’è chì Primavera…

(Delio Tessa, La pobbia de cà Colonetta)

 

Che fragore deve fare un albero alto e forte che si schianta al suolo. Ma il fusto della quercia rossa ai Giardini Indro Montanelli era scavato da funghi e parassiti, il legno friabile e poroso come pietre pomici, le branche potate da tempo perché era malata e non le reggeva più. Quando si è accasciata giovedì notte, sarà andata giù lieve, un tonfo sommesso, sovrastato dal rumore del traffico di viale Vittorio Veneto. Solo le sorelle querce più giovani l’avranno udita, e il cedro accanto a lei, e gli ippocastani nei dintorni, e i tigli e i ginkgo biloba e i liquidambar e tutto il popolo dei Giardini. Solo loro avranno sentito che la vecchia quercia era morta.

Era lì da duecent’anni e passa. La chiamavano la Quercia di Montale perché pare che il poeta amasse riflettere ai suoi piedi.

Era lì durante le Cinque giornate, quando i milanesi facevano le barricate contro gli austriaci.

Era lì in tempo di guerra, quando le bombe fischiavano sulla città e in Piazza del Duomo si trebbiava il grano.

Era lì anche negli anni del Boom, quando Milano e tutto il Settentrione avevano una fretta tremenda di crescere, più fretta di qualsiasi quercia.

Ed è stata lì anche per tutti gli anni a venire, dando ombra e frescura a generazioni di cittadini, catturando masnade di C02 fino alla notte di giovedì 24 ottobre 2019.

 

 

Spesso si sente dire, per una persona che ci lascia: «È passato a miglior vita», ma se il requiem è per una quercia, cosa si dice? Un albero che muore non se ne va mai del tutto. Col suo corpo protegge le nuove piantine dalle erbacce, il legno decomposto continua a sfamare gli insetti e ad arricchire il suolo.

Ma non guardiamola ora che è adagiata in terra e nemmeno negli ultimi anni di senescenza. È bello pensarla adulta, forte, altissima, enorme, le branche vigorose che salgono al cielo.

Non si sa se il Comune la lascerà lì o se la porterà via per piantarci qualcos’altro, magari una nuova Quercus rubra. Comunque vada, qualunque cosa sia di te, che tanto hai visto, che tanto hai fatto per gli uomini e gli animali di Milano, riposa in pace, Vecchia Quercia.

 

“Alberi a Milano”, Alma Lanzani Abbà, M. Pia Meda, CLESAV, 1985

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