• La Redazione | Chi siamo | Newsletter

    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Intervista a Giorgio Scianna

Claudio Volpe | Interviste   6 Novembre 2019   3 min.

 

 

In Cose più grandi di noi (Einaudi), Giorgio Scianna mette in scena una storia intensa e commovente che tocca gli anni del terrorismo brigatista con delicatezza e acume, attraverso la storia di una giovanissima ragazza che si trova intrappolata in “qualcosa più grande di lei”. Ecco cosa ci ha raccontato l’autore.

 

1) Cose più grandi di noi: perché questo titolo?  

Questa è una storia nella quale i personaggi, quasi tutti, si trovano davanti a cose più grandi di loro. Cosa fai se tua figlia è accusata di un reato connesso al terrorismo? Come accogli tua figlia agli arresti domiciliari? Sono domande di una gravità inaudita, che spiazzerebbero qualsiasi persona comune. Per Martino, il fratello di quattordici anni, i dubbi e le incomprensioni sono ancora più grossi, sono giganteschi: cosa sta succedendo intorno a lui? cos’è una pentita? perché Marghe non torna a casa. Marghe prima di tutti, ma anche l’avvocato, l’insegnante non hanno risposte pronte. Quello degli anni di piombo è stato un periodo complesso, ma più in generale quando la Storia bussa alla porta di casa non è facile essere impreparati.

 

2) Ci può tratteggiare in breve la storia narrata?

Un padre aspetta la figlia davanti al carcere di San Vittore a Milano. Quando Marghe esce però non vanno verso casa (nell’appartamento dove continuano a vivere la madre e i fratelli), ma in un piccolo trilocale che il padre ha preso in affitto dall’altra parte del piazzale di San Siro. I due pezzi di famiglia abitano così uno di fronte all’altro guardandosi, scrutandosi e cercandosi. Siamo all’inizio degli anni ottanta e Marghe è una pentita che, collaborando con la giustizia ha ottenuto la scarcerazione. Ma a diciotto anni non sa più chi è, e lotta per un suo posto nel mondo. La persona che le sta più vicino è il fratello al quale la lega un filo invisibile che lei dovrà seguire e rincorrere…

 

3) Perché ha deciso di affrontare il tema del terrorismo? 

Mi interessava ambientare le vicende in un periodo storico in cui le ideologie e i gruppi incidevano nella vita pubblica e nella vita privata delle persone in modo invasivo, a volte assoluto. I terroristi hanno pescato in quel clima e sono spesso stati giovani, se non giovanissimi, persone che stavano costruendo la loro personalità e sono state travolte da scelte criminali che hanno rovinato un sacco di vite. È difficilissimo capire tutto questo con gli occhi di oggi ma credo abbia senso provarci.

 

4) Margherita mostra una forza e una determinazione sorprendenti ma allo stesso tempo una fragilità e una sensibilità grandissime, soprattutto in relazione ai rapporti familiari. È così?

Marghe ha la forza dei diciotto anni quando, per ragazze come lei, tutto è assoluto e senza possibilità di compromessi o sfumature. Dall’altra parte la sua forte sensibilità la getta in una crisi profonda perché la rende in grado di cogliere il male che ha fatto e che sta facendo a tutti, in primo luogo a se stessa.

 

5) Margherita è una pentita ma è stata in qualche modo vicina al terrorismo: questo le porta rischi e odio sia da parte della collettività che da parte dei suoi ex compagni. Come fa a resistere a questo stritolamento, a questi due fuochi? 

La questione del pentitismo era un dibattito acceso all’inizio degli anni ottanta, lo era nelle aule di giustizia, in quelle universitarie, ma anche in piazza e nei bar. Il punto su cui ci si accapigliava era quanto potesse essere alto il prezzo da pagare da parte dello Stato per sconfiggere la lotta armata. Nella vita di Marghe, nella sua famiglia l’accusa di essere “un’infame” è qualcosa di duro e violento che sconvolge la ragazza rendendola ancora più confusa sulla sua vera identità. È vero, Marghe è presa tra due fuochi, ma queste forze contrapposte sono anche dentro di lei: lei è combattuta tra il senso di fedeltà verso i compagni che non vuole tradire e un bisogno di voltare pagina, di guardare oltre.

 

6) Che ruolo ha in questo romanzo la famiglia?   

La famiglia è il perno e il motore di tutto. Divisa, lacerata eppure in continuo affanno per ricomporsi. È una famiglia che c’è, che esiste nonostante il dramma che l’ha spaccata. Tutte le relazioni, anche quelle, più sofferte, sono relazioni in cui l’affetto non viene mai meno: nel rapporto padre-figlia, madre-figlia, fratello-sorella…

 

7) Come è nata l’idea di questo romanzo? 

Mi toccava la storia di una famiglia spaccata in due dal ritorno a casa di una ragazza che esce dal carcere e trova solo il padre a prepararle il nido e ad accoglierla, e poi Martino – il fratello di quattordici anni, stralunato e ironico che riesce a restare sempre vicino a Marghe in un modo tutto suo – mi ha catturato subito.

L'autore







Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

2 + 8 =


 

È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
È vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall’autore.

Se riscontri problemi con il sito web, contatta il webmaster.

redazione@ilraccoglitore.com

 

Ti piace scrivere?

il Raccoglitore è qui per raccogliere storie! Se vuoi inviarci la tua candidatura, scopri come fare.

Scrivi con noi

Newsletter

il Raccoglitore 1.0 © Copyright 2019 - martedì 12 Novembre, 2019 17:21