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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Buio a mezzogiorno

Giuseppe D'Abramo | Racconti   31 Ottobre 2019   3 min.

 

Non è male qui. Secondo Mara, mia moglie, è stato un affare. Beh, in realtà è piuttosto monotono. Ce ne stiamo tutto il tempo con le mani in mano, ma dopo un po’ ci si abitua. Per sfuggire al tedio ci raccontiamo delle storie. A un certo punto siamo stati costretti a inventarcele, perché avevamo esaurito quelle vere. Quand’è il mio turno, però, lei non fa altro che interrompermi. Non sta in piedi, ripete. Come al solito mi stufo e lascio proseguire lei. Mai una volta che mi abbia concesso più di dieci minuti.

Spesso, nel cuore della notte, comincia a picchiare forte con le nocche.

«Dormi? Dormi?»

«Dormivo, mi hai svegliato» protesto sbuffando.

«Bene, perché ho voglia di spettegolare.»

Pazzesco no? Ma tanto che posso farci? Quando si mette in testa una cosa riesce a essere davvero insopportabile.

«Sandra e Gerardo sono in crisi. Cioè, sembra che lei l’abbia mollato. Di nuovo…» mormora.

«Sarà la cinquantesima volta. Non durerà» rispondo.

«Stavolta pare sia una cosa seria.»

«Hai detto lo stesso una settimana fa. E comunque sappiamo già come andrà a finire.»

«Sì, sì, sai sempre tutto tu!»

«Dannazione, volete chiudere il becco!? La gente sta cercando di riposare!» tuona Ascanio.

«E statti zitto tu, vecchio rincoglionito!» ribatte Mara.

«Cos’hai detto, brutta strega!?»

«Da quando ti conosco non sei mai cambiato. Sei sempre il solito cazzomoscio. Tornatene a dormire e non rompere le scatole.»

«Tu invece sei sempre stata un’arpia, una… una figa di legno!»

Può andare avanti così per ore. Alcuni, i più ingenui, si mettono in mezzo per cercare di ristabilire la calma con il solo risultato di inasprire la discussione (che in realtà è puro turpiloquio). Alla fine non si capisce più chi litiga con chi. Ricordo di averci provato anch’io in un paio di occasioni.

«Ma tu da che parte stai?» era insorta Mara furibonda.

«Io? Io voglio solo che la piantiate»

«Ah, è così? Io con te non ci parlo più! Giuro che non ti rivolgerò mai più la parola!»

Tenne duro a malapena mezza giornata. Poi se ne uscì con una scusa davvero ridicola. Tipo che aveva fatto un sogno in grado di offrire degli spunti narrativi interessanti per le nostre storie (che in definitiva sono sempre le sue); perciò doveva raccontarmelo a ogni costo.

«Ma non avevi detto che non mi avresti più parlato?»

«Stavolta ti perdono. Non c’è bisogno che mi ringrazi.»

Roba da matti. Tuttavia me ne sono guardato bene dal contraddirla, limitandomi a sorvolare sulla questione.

 

Ci sono momenti in cui prevale la nostalgia, allora ci mettiamo a rievocare il passato, tirando in ballo parenti, amici e conoscenti o addirittura gente incontrata una volta per caso e mai più rivista, perché tanto fa brodo uguale. Immaginiamo di essere citati di sfuggita da qualcuno di loro, il che ci diverte. No, non è per niente male qui. Meglio morti che vecchi, dice Mara. E ha ragione. Eravamo pieni di acciacchi e davamo i numeri. Quando venivano a trovarci i nipoti, gli ammorbavamo con le nostre sciocchezze. Nell’ultimo periodo avevamo persino bisogno di qualcuno che ci pulisse il culo. A noi non manca questo, ci manca avere vent’anni. Tuffarci in mare alle quattro del mattino, una bella sbronza e del sano sesso, guardarci negli occhi e sentirci invincibili; ci mancano gli odori e i sapori e la luce del sole. Sotto terra è sempre buio. Lo sapevo, dovevano cremarci e spargere le ceneri al vento. Adesso non staremmo a dimenarci nei nostri abiti eleganti e pretenziosi. Sembriamo quasi in procinto di sgusciare via nella notte per partecipare a una festa di gala, che diavolo. Come se non bastasse, mi ritrovo un pacchetto di sigarette nel taschino della giacca e una bottiglia di vino tra i piedi, ma sono sprovvisto di accendino e cavatappi. Non so a chi sia saltata in mente questa idea del cazzo, anche se ho un vago presentimento, resta il fatto che se potessi uscire da qui correrei immediatamente a torcergli il collo. Mara si sbellica dalle risate quando rispolvero l’argomento. No, tutto sommato non è male. Poteva andarci peggio, no?

 

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