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Pulp Fiction – La consacrazione di un mito

Claudio Pellerito | Aneddoti di Scena   30 Ottobre 2019   4 min.

 

Se con Le Iene (1992) Quentin Tarantino aveva gettato i semi di quelli che sarebbero diventati i tratti caratteristici della sua narrazione, con Pulp Fiction (1994) il regista li conferma, li afferma, li esaspera fino a consacrarli a suo marchio di fabbrica, fino alla nascita di quell’aggettivo amato e odiato che è “Tarantiniano”.

Ma quali sono questi punti salienti dello stile tarantiniano che in Pulp Fiction ritroviamo tutti, e che per questo lo rendono il suo film più famoso, citato, amato, fin dal suo debutto con la vittoria della Palma d’Oro a Cannes e dell’Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale? Proviamo a fare una breve carrellata:

– il cameo di Tarantino, che si ritaglia il ruolo di Jimmie Dimmick;

– la collaborazione con attori visti in altri suoi film (come Steve Buscemi e Tim Roth, con cui tra l’altro Quentin gioca facendo loro interpretare personaggi opposti a quelli de Le Iene);

– il feticismo per i piedi (il dialogo sul massaggio ai piedi e il ballo di Travolta e la Thurman rigorosamente a piedi nudi);

– l’ordine cronologico non rispettato e la divisione in capitoli;

– la presenza di un Mexican Standoff;

– la colonna sonora che mescola vari generi e che accompagna brillantemente le scene di violenza anche più brutale;

– i collegamenti ad altre sue pellicole (Vincent Vega è il fratello del Vic Vega de Le Iene, e a tal proposito c’è una curiosità: Tarantino, fra i suoi progetti incompiuti, ha proprio The Vega Brothers, con Madsen e Travolta, peccato che non l’abbia mai girato!);

– le citazioni ad altri film (l’uccisione di Travolta è girata allo stesso modo di una scena di I tre giorni del condor, e il celebre passaggio di Ezechiele 25,17 è in realtà preso dal film Karate Kiba, tanto per fare due esempi);

– la presenza del “trunk shot”, cioè l’inquadratura dall’interno del bagagliaio (“Dovremmo avere dei fucili cazzo!”).

Insomma, Pulp Fiction è tutto quello che è Tarantino e che ci si aspetta da lui, il suo marchio di fabbrica più conosciuto, più riconoscibile, più citato, e ci sarebbe tantissimo da dire, quindi proviamo a passare in rassegna alcune chicche dal set e fuori da esso!

Intanto non possiamo non parlare della mitica valigetta e del suo misterioso contenuto: cosa c’è dentro? Perché è così importante? Probabilmente non lo sapremo mai, anche perché la valigetta, e qui sta il genio di Tarantino, è soltanto un MacGuffin, un espediente narrativo che porta avanti la trama soltanto al fine di creare suspense e curiosità attorno ad esso. Ma cos’è un MacGuffin? Il termine fu coniato da Hitchcock, che a Truffaut rivelò che il MacGuffin non è nulla, il termine stesso è privo di senso (il Maestro amava giocare con le parole): il suo MacGuffin per eccellenza è la busta piena di soldi con cui inizia Psyco; la busta ad un certo punto sparisce, non è importante per la trama, ma è il motore iniziale dell’azione, quello che effettivamente fa partire la storia! E voi sapreste riconoscere altri MacGuffin nella Storia del Cinema?

Un aneddoto che non molti sanno a proposito del film è quello relativo al provino di Samuel L. Jackson: l’attore pensava di avere ottenuto la parte visto l’andazzo della sua prima audizione; Tarantino gli aveva detto che era perfetto per la parte e lui era tornato tranquillo sul set di un altro film. Poco dopo, però, gli giunse voce che un altro attore era stato provinato e che Tarantino voleva dare la parte a lui! Così Jackson, imbestialito, prese il primo aereo e tornò a Los Angeles, con la barba incolta, senza aver fatto una doccia e senza aver mangiato. Prese un hamburger e una Sprite al primo fast food e si precipitò al provino, entrò nell’ufficio di Tarantino e stette a fissarlo con gli occhi sgranati e succhiando rumorosamente dalla cannuccia. Quentin non ebbe dubbi (o forse era solo terrorizzato): la parte doveva essere di Jackson! Tra l’altro, i numerosi “motherfucker” pronunciati dall’attore durante il film (e durante quasi tutti i suoi film) sono stati importantissimi per la sua carriera e la sua vita: Jackson è stato balbuziente per gran parte della sua vita, e inserire all’interno di una frase la parola “motherfucker” lo aiutava a sbloccarsi e ad andare avanti!

Se parliamo di Jackson, non possiamo non parlare di Travolta, che vide la sua carriera fare un nuovo balzo in avanti dopo Pulp Fiction, infatti fu candidato agli Oscar, e per la gioia delle donne cresciute negli anni ‘70 tornò a ballare in una scena che è ormai è un Cult per tutti gli amanti del Cinema. Ma tornando agli attori feticci di Tarantino, e al modo in cui lui ama giocare con loro, approfondiamo la storia di Buscemi e Roth, e il modo in cui il regista scherzò con loro e i loro personaggi: ne Le Iene, Tim Roth è un poliziotto infiltrato, mentre in Pulp Fiction è un violento rapinatore; ma la chicca vera è quella relativa a Buscemi, che in Le Iene ci aveva deliziato con il suo discorso contrario alle mance ai camerieri e in Pulp Fiction appare per qualche secondo proprio nei panni del cameriere che serve la Thurman e Travolta al ristorante! Lo avevate notato?

Andiamo avanti: Tarantino, inizialmente, voleva interpretare il ruolo di Lance, ma ripiegò poi su Jimmie perché voleva essere lui a girare la scena dell’iniezione di adrenalina, scena complicatissima perché fu girata al contrario, con Travolta che tira fuori la siringa dal petto della Thurman. E sapete chi c’era dietro la macchina da presa quando Tarantino recitava? Robert Rodriguez, allora sconosciuto, con cui Quentin instaurò negli anni una lunga amicizia e un gran sodalizio lavorativo.

Insomma, come vedete, su Pulp Fiction bisognerebbe scrivere un saggio, potrei andare avanti per ore, ma mi fermo qui sperando di avervi lasciato qualcosa che magari vi era sfuggito, qualcosa che non sapevate, o anche solo la curiosità di rivedere questo capolavoro. Caparezza ha scritto: “Il secondo album è sempre il più difficile”, e pochi eletti, come Tarantino, possono dire di essere l’eccezione che conferma la regola. Chapeau!

 

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