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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Fiabe norvegesi: Il ragazzo che andò dal vento del Nord a farsi restituire la farina

ilRaccoglitore | Estratti   24 Ottobre 2019   4 min.

 

Una selezione che attinge alle prime versioni scritte di questi racconti popolari, per offri­re un ritratto il più possibile incontaminato dell’immaginario nordico e riscoprire la ric­chezza della sua tradizione orale.

– Iperborea –

 

Traduzione di Bruno Berni

 

C’era una volta una vecchia che aveva un figlio. Poiché era misera e malaticcia, a prendere la farina per il pranzo nella dispensa della capanna dovette andarci il ragazzo, suo figlio. Ma mentre scendeva le scale arrivò soffiando il vento del Nord e gli portò via la farina facendola volar via. Il ragazzo tornò nella dispensa a prenderne dell’altra, ma mentre scendeva le scale passò di nuovo il vento del Nord e gli prese la farina; e così andò anche la terza volta. Il ragazzo era proprio arrabbiato: non gli sembrava giusto che il vento del Nord si comportasse così, e allora pensò di andare a cercarlo per farsi restituire la farina.

Si mise in cammino, ma la strada era lunga e lui non finiva più di camminare. Alla fine però arrivò dal vento del Nord.

«Buongiorno», disse il ragazzo, «e tante grazie per l’ultima volta che ci siamo visti!»

«Buongiorno», rispose il vento del Nord con un gran vocione, «e grazie a te. Cosa vuoi?»

«Be’», disse il ragazzo, «vorrei chiederti di essere così gentile da restituirmi la farina che mi hai preso là sulle scale della dispensa. Già abbiamo poco, e se ti ci metti anche tu a prendere quel poco che abbiamo, non ci rimane che morire di fame.»

«Io di farina non ne ho», rispose il vento del Nord, «ma visto che sei così povero ti darò una tovaglia che può procurarti tutto ciò che desideri.

 

 

Dovrai solo dire: “Tovaglia, stenditi e apparecchiati con i cibi più prelibati!”»

Il ragazzo era ben contento, ma visto che il viaggio era così lungo e lui non sarebbe riuscito ad arrivare a casa in giornata, entrò in una locanda sulla strada. E quando gli altri si misero a cena, lui distese la tovaglia su un tavolino nell’angolo e disse:

«Tovaglia, stenditi e apparecchiati con i cibi più prelibati!»

E non aveva fatto in tempo a dirlo che la tovaglia obbedì e a tutti sembrò una cosa meravigliosa, ma più ancora che agli altri piacque alla padrona: non ci sarebbe stato tanto da faticare a bollire e arrostire, apparecchiare e preparare, andare a prendere le cose e servire in tavola. Così, quando si fece notte e tutti dormivano, la donna prese la tovaglia e ne mise al suo posto un’altra che, anche se era uguale a quella che il giovane aveva avuto dal vento del Nord, non era capace di apparecchiare nemmeno un tozzo di pane.

Quando il ragazzo si svegliò, prese la tovaglia e partì, e in giornata giunse a casa dalla madre.

«Sono stato dal vento del Nord», disse. «È una brava persona e mi ha dato questa tovaglia. Basta dire: “Tovaglia, stenditi e apparecchiati con i cibi più prelibati!” e ho tutto ciò che desidero.»

«Sì, certo», disse la madre. «Non ci credo finché non lo vedo.»

Il ragazzo prese subito un tavolino, vi mise sopra la tovaglia e disse:

«Tovaglia, stenditi e apparecchiati con i cibi più prelibati!»

Ma quella non apparecchiò nemmeno un tozzo di pane secco.

«Non mi resta che tornare dal vento del Nord», disse il ragazzo, e si mise in viaggio. Cammina cammina, arrivò a casa del vento del Nord.

«Buonasera», disse il ragazzo.

«Buonasera», rispose il vento del Nord.

«Voglio esser ripagato della farina che mi hai preso», disse il ragazzo. «La tovaglia che mi hai dato non serviva a niente.»

«Io di farina non ne ho», rispose il vento del Nord, «ma eccoti un caprone che fa ducati d’oro. Basta che tu gli dica: “Fa’ danari!”»

Il giovane non ebbe niente in contrario, ma visto che la casa era tanto distante e non ci sarebbe arrivato in giornata, entrò nella stessa locanda. Prima ancora di ordinare qualcosa mise alla prova il caprone per vedere se ciò che aveva detto il vento del Nord era vero, ed era proprio vero. Ma l’oste, vedendolo, capì che era un caprone prezioso e, non appena il giovane si fu addormentato, prese un altro caprone, che non faceva affatto ducati d’oro, e lo sostituì.

Il mattino dopo il ragazzo ripartì e quando giunse a casa da sua madre disse:

«Il vento del Nord è comunque una persona dabbene; stavolta mi ha dato un caprone che fa ducati d’oro. Basta che io dica: “Fa’ danari!”»

«Sì, certo», disse la madre. «Sono solo chiacchiere, e non ci credo finché non lo vedo.»

«Caprone mio, fa’ danari!» disse allora il ragazzo, ma quel che fece il caprone non era danaro.

E così il ragazzo si mise di nuovo in cammino per tornare dal vento del Nord, e gli disse che il caprone non serviva a niente e che voleva esser ripagato della farina.

«Be’, adesso non ho altro da darti che quel vecchio bastone lì nell’angolo», rispose il vento del Nord. «Ma è un bastone che quando gli dici: “Bastone, picchia!” quello picchia finché non gli dici: “Bastone, fermati!”»

Visto che la strada era lunga, il ragazzo andò alla locanda anche quella sera, ma avendo ormai capito che fine avessero fatto la tovaglia e il caprone, si mise subito a russare sulla panca fingendo di dormire. L’oste comprese che anche il bastone serviva a qualcosa, così ne cercò uno simile e quando sentì che il giovane russava fece per sostituirlo. Ma proprio mentre stava per prendere il bastone, il ragazzo gridò:

«Bastone mio, picchia!»

E quello si mise a pestare l’oste, che cominciò a saltare fra tavoli e panche imprecando e strillando.

«Dio mio! Dio mio! Digli di smettere o mi ammazzerà: ti restituirò la tovaglia e il caprone!»

Quando pensò che l’oste ne avesse avuto abbastanza, il ragazzo disse:

«Bastone mio, fermati!»

E così prese la tovaglia e se la infilò in tasca, poi col bastone in mano legò una corda alle corna del caprone e se ne tornò a casa con tutta la roba. Era stato ripagato bene della farina!

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