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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Intervista a Francesco Musolino

Claudio Volpe | Interviste   13 Ottobre 2019   4 min.

 

L’attimo prima (Rizzoli) di Francesco Musolino è un romanzo intenso e toccante che racconta il tema della memoria con delicatezza e acume. Perché la vita può sfuggire di mano proprio un attimo prima della sua realizzazione completa.
Ecco cosa ci ha raccontato l’autore.


1) L’attimo prima
: perché questo titolo?

Perché coglie quel momento preciso in cui tutto è ancora possibile: i sogni sono brillanti, ineluttabili, a portata di mano. Così incontriamo Lorenzo, il giovane protagonista di questa storia, sospeso in un eterno attimo prima, in attesa del suo futuro perfetto. Ma crescendo sappiamo che tutto può cambiare da un momento all’altro, chiamatelo caso o destino.

2) Cosa accade quando proprio l’attimo prima di addentrarsi nella vita che abbiamo sempre sognato il destino si mette di traverso? Cosa accade a Lorenzo?

Una domenica qualunque tutto cambia in un istante per lui. La sua vita perfetta deraglia all’improvviso sulle note del Bolero, tanto amato da suo papà, Leandro. E così, Lorenzo, che conosce tutte le ricette a memoria ma non ha mai cucinato, impreparato alla vita e alle emozioni reali, fatalmente sarà costretto a vivere o a rifugiarsi in un presente infinito. Nell’attimo dopo diventerà adulto.

3) Che ruolo ha la Sicilia in questo romanzo?
Un ruolo centrale. La Sicilia è femmina, indomabile, bellissima ma spigolosa, talvolta crudele. Sarà proprio la Sicilia a scuotere l’immobilismo di Lorenzo, ad impantanarlo e poi a fargli capire che le cose – gli accadimenti – non succedono necessariamente a noi. Non siamo poi così importanti. Tutto fa parte di un flusso d’eventi e noi, come Lorenzo, talvolta dobbiamo mettere da parte l’ego e comprendere che facciamo parte di qualcosa di più grande.

4) E nella tua scrittura?

La Sicilia è invadente, in ogni senso. Questa estate per staccare la tensione dell’esordio mi sono tuffato nei libri di Leonardo Sciascia e l’ho trovato così attuale e potente che mi ha scosso, anziché rilassarmi. Ma del resto cosa chiediamo alla letteratura se non il potere delle storie, la capacità di spaccarci il cuore e aprirci la mente a furia di domande scomode?

5) Cos’è il “kintsugi”?

Un’arte orientale per ricucire i vasi e le scodelle andate in pezzi, unendo i cocci con una lega preziosa. Così, ricomposti, acquistano valore perché diventano unici. Allo stesso modo se ammettiamo di poterci rompere, non siamo più deboli e quando ci rialziamo, scopriamo di essere più forti. Capaci di tutto.

6) Che rapporto ha Lorenzo con sua sorella?

Un rapporto fortissimo. Lei ha messo presto la crosticina, ha lasciato la casa e il ristorante di famiglia, è volata dall’altra parte del mondo e quando ritorna si propone l’obiettivo di stanare le certezze del fratello, mettendo in crisi il suo modo di elaborare la perdita. Consideriamo l’assenza come un continuo ricordare i momenti perduti e tutto ciò che non potremo più fare. E se invece avesse ragione Elena? Se l’energia non si perde, se chi amiamo resta sempre nel nostro cuore, se dimenticare è impossibile perché non ci decidiamo a vivere, una buona volta?

7) Cosa è per te la scrittura e qual è il tuo approccio ad essa?
La scrittura, le storie, credo servano a tenere lontano la notte, a stringerci attorno al fuoco. Un po’ come accade ad una famiglia che diventa tale attorno al tavolo, davanti al cibo, alla fine di una giornata. La scrittura è nutrimento, fuga e un modo per vivere mille vite diverse. Scrivendo volevo ci fosse poco io, ho cercato la giusta distanza per raccontare una caduta – una perdita – e poi un cammino di rinascita, di risalita verso la luce. Volevo fosse un libro positivo, una storia scritta per essere letta, per mettere a nudo le cicatrici sul cuore.

8) Cos’è la memoria?

Oh, citando Annie Ernaux, la memoria fa resistenza. E più siamo asfissiati da notifiche e app, più la nostra memoria latita, balbetta. Dovremmo concederci il lusso di ammettere che siamo frangibili in tutti i sensi. Restiamo umani.

 

9) Cosa vuol dire crescere e diventare adulti?

Significa per Lorenzo, smettere di vivere sotto il tavolo di legno nella cucina dei suoi genitori, protetto dal loro amore. Significa anche andare a fare un lavoro che non desiderava, prendersi la responsabilità del proprio futuro, smettere di sognare ad occhi aperti e forse, provare a vivere davvero la sua unica vita.

10) Come sei giunto a pubblicare questo romanzo con uno dei più grandi editori e cosa significa per te essere diventato un narratore?

Il merito è del mio agente, Daniele Pinna e del direttore editoriale di Rizzoli, Michele Rossi. Non hanno fatto passare l’attimo e tutto è accaduto molto velocemente. Ma prima c’è stata la scrittura, mesi di lavoro solitario a tu per tu con la pagina. Non credo esistano scorciatoie, solo lavoro duro e magari un pizzico di buona sorte.

L'autore







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