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Schlomo è il suo nome: il rapporto tra psicanalisi ed ebraismo in Freud

Arturo Tenaglia | Psicologia, Psicologia in pillole   8 Settembre 2019   3 min.

 

Schlomo è il Dr. Sigmund Freud, un nome come elemento di convergenze antropologiche tra la cultura ebraica e quella psicanalitica. Ciascuno di noi porta un testo misterioso che racconta tutte le aspettative e i desideri dei nostri genitori; nasciamo simili alla figura dell’antico “messaggero schiavo tatuato”, il quale aveva il messaggio scritto sulla nuca rasata così da non poter essere letto. Schlomo Sigmund Freud non apparteneva a una famiglia dell’ortodossia ebraica e lui stesso cercava di evitare commistioni tra scienza psicanalitica e religione; lottava affinché la psicanalisi non fosse etichettata come dottrina ebraica, ma allo stesso tempo non è possibile negare che sia stato influenzato nelle sue teorizzazioni dalla cultura talmudica.

Freiberg era un tranquillo paesino della Moravia, luogo di nascita del padre della psicanalisi. Nella cittadina dell’Impero Austro-Ungarico si respira un’aria di fermento culturale, ma già da bambino il piccolo Schlomo dovette fare i conti con l’incalzante anti-ebraismo.

Jakob Freud, padre del giovane Sigmund, racconta al figlio piccolo di un episodio dove fu aggredito per questioni legate alla sua appartenenza all’etnia ebraica; egli riferisce di non aver reagito, limitandosi a raccogliere il suo berretto da terra.

Schlomo commenta l’episodio con la frase: “Questo non mi sembra eroico”, a seguito di tal episodio il giovane Freud erse a suo eroe Annibale, il generale semita che osò sfidare la potenza di Roma.  Come tutti i bambini hanno un eroe, così anche Freud ne scelse uno, capace di interrompere l’attesa messianica, diventando il paladino delle ingiustizie vissute.

Schlomo nel corso della sua esistenza dovette condurre vere e proprie lotte legate al pregiudizio sulla sua appartenenza alla cultura ebraica. Nel 1938 entrò nella lista degli autori banditi dalla dittatura nazista: come  scienziato ebreo i suoi libri vennero dati alle fiamme ( Bücherverbrennungen – “roghi di libri”).  Nello stesso periodo la Gestapo arrestò la figlia Anna, rilasciata subito dopo essere stata interrogata. Shlomo Sigmund Freud subì profonde vessazioni dai nazisti, frequentemente uomini in divisa facevano irruzioni nell’abitazione della sua famiglia per estorcere denaro. Freud grazie all’aiuto anche economico di una sua paziente, Marie Bonaparte, riuscì a mettere in salvo la sua famiglia attraverso un esilio forzato a Londra. Un grande rammarico per Freud fu quello di non essere riuscito a mettere in salvo le sue sorelle morte nei lager tedeschi.

Il padre della psicanalisi, come Annibale Barca, condottiero a dorso d’elefante che guerreggiava contro l’impero romano, sfida la cultura e la scienza del suo tempo, aprendo le porte del mondo inconscio. La dimensione combattiva e non remissiva di Sigmund Freud è evidente, come Davide combatteva con la fionda contro Golia, egli si batteva con la penna come un fioretto per affermare l’impianto psicanalitico.

Il rapporto fra psicanalisi ed ebraismo ha una lunga storia e una sua complessità; già il rabbino di Presburgo, Chatam Sofer (1762–1839), sosteneva che i mezzi per viaggiare nel profondo fossero la meditazione e il sogno; l’ebraismo racchiude nei suoi insegnamenti il viatico per scorgere il lato nascosto della luna. Nella cultura ebraica vi è da sempre una notevole attenzione al mondo onirico, nel testo della Genesi (37,Va-Jèscev) si narra dei sogni di Giuseppe, figlio di Giacobbe. Nel racconto biblico è presente un riferimento al sogno come espressione della volontà divina.

Freud scrive del sogno: “La psicoanalisi insegna, ogni sogno ha un senso, la sua stranezza dipende da deformazioni eseguite sulla manifestazione del suo significato, la sua assurdità è voluta, la sua incongruenza non ha valore per l’interpretazione”.

L’interesse per la psicoanalisi nei confronti del sogno nasce da una fascinazione antica, la stessa che spinse le popolazioni lungo l’arco della storia a interrogarsi sul processo onirico e i suoi significati.

“Là dove si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini” scriveva Christian Heinrich Heine, poeta tedesco nel 1823, un pensiero foriero di significati per le generazioni future, con l’auspicio che la memoria collettiva non dimentichi.

 

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