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Nuove voci raccontano: Giovanni Margarone

Francesca Ghezzani | Nuove Voci Raccontano   24 Agosto 2019   9 min.

 

La mia rubrica Nuove voci raccontano questa volta è dedicata allo scrittore Giovanni Margarone, un lettore assiduo, un amante della cultura, uno scrittore con una produzione letteraria inesauribile.

A dodici anni, mentre intraprendeva lo studio del pianoforte, si cimentò a scrivere due romanzi, mai pubblicati, che gelosamente ha sempre conservato fra i suoi cimeli. Da allora, ha continuato a scrivere pensieri, brevi racconti che però ha sempre poi riposto nel cassetto, mentre tanti sono andati purtroppo perduti. Oggi conta all’attivo la pubblicazione di quattro romanzi: Note fragili (2018, seconda edizione), Le ombre delle verità svelate (2018, seconda edizione), E ascoltai solo me stesso (2019, seconda edizione) e Quella notte senza luna (2018).

Amo di lui una citazione in particolare: “Quando finisco un libro sono stanco, ma tutto è vinto dalla magia delle parole che andranno a trovare voi, lettori miei”.

 

Giovanni, sei reduce da numerosi riconoscimenti e altrettante premiazioni che hai ricevuto partecipando a concorsi letterari nazionali: pensi che la vocazione per la scrittura sia qualcosa di innato?

L’emozione che provai quando scrissi per la prima volta qualcosa, che esulava dai temi scolastici, negli ormai lontani anni della scuola media, è la stessa che provo oggi. E come allora, mi sento spinto da quell’impulso che mi detta cosa narrare. Sì, è l’ispirazione che forma le idee, sgorganti come l’acqua di una fonte, trasformandosi in parole che escono dalla mia penna. Ma quell’impulso che sollecita il mio animo ritengo sia per forza qualcosa d’innato. La vocazione a scrivere è mia precipua connaturata attitudine e me ne accorsi già allora, da ragazzo, quando con naturalezza riempivo pagine di quaderno, con il piacere di raccontare storie in modo organico sotto forma di romanzo. Anche qui: il romanzo non è stata una scelta, ma una naturale inclinazione. A fattor comune ritengo che sia nella scrittura, sia in tutte le altre arti non ci si possa improvvisare. Non si diventa scrittori dall’oggi al domani, ma dopo un lungo processo di maturazione artistica, composta dall’attitudine a scrivere, dalla lettura e dal consolidarsi di una buona conoscenza di base della lingua italiana. Estetica, tecnica ed emozione: ritengo siano gli ingredienti essenziali di un buon romanzo. Infatti uno scrittore deve avere una buona cifra stilistica, essere grammaticalmente e sintatticamente corretto (per non offendere la nostra amata lingua italiana) e deve emozionare se non commuovere, coinvolgere e appassionare. E il bravo scrittore sa come usare questi ingredienti.

 

 

Sei uno scrittore di narrativa e i tuoi romanzi rientrano per lo più in quelli di formazione per via dell’evoluzione che fai compiere (innanzitutto interiore, e non solo) ai protagonisti (dall’infanzia all’età adulta, risalendo sovente alle origini, scavando nella storia del personaggio). Potremmo dire che tu cresci con loro durante la stesura?

Sin dal romanzo d’esordio, Note fragili, mi sono sempre impersonificato nei miei personaggi. Andrea Camilleri, nella Conversazione su Tiresia, esordì dicendo: “Chiamatemi Tiresia, sono qui di persona, personalmente”. Era il personaggio che diventava persona. Io scrivendo faccio il processo inverso, penso a come vivrei ciò che narro animando i personaggi e quindi… sì, cresco con loro. M’immagino di vivere le loro vicende esistenziali, di provare i loro sentimenti: gioie, dolori, sofferenze, bontà e cattiveria, paure e angosce, amori. Mentre scrivo soffro, rido, piango e spero. Perché faccio vivere il personaggio che è in me, persona. E quando rileggo, a stesura ultimata, taglio e cucio, modifico, ma l’anima dei personaggi da me creati resta nella sua intima concezione originale. Sono cresciuto negli anni con i miei personaggi e se per caso rileggo un mio libro, mi sembra di rincontrarli come dei vecchi amici con i quali sono cresciuto insieme. Io sono il primo lettore dei miei romanzi e mentre leggo rivivo le sensazioni provate mentre scrivevo. I personaggi mi guardano e sembra che mi ringrazino di aver dato loro la possibilità di far parte, in un’altra dimensione, di questo mondo.

Forte è la componente introspettiva e psicologica, nonché l’evocazione al neorealismo del ‘900 italiano, per cui il personaggio resta sempre e comunque l’elemento centrale delle narrazioni, che potrebbero essere quindi ambientate in qualunque luogo. È per questo che le descrizioni dei luoghi in cui i personaggi si muovono fungono essenzialmente da supporto, senza peraltro appesantire, ma concedendo la giusta enfasi?

Tutto mi è venuto naturale. Finora non ho dato all’ambientazione una rilevanza tale da porre i personaggi in secondo piano e penso che non lo farò in futuro. Per me sono centrali i personaggi, tant’è vero che una vicenda da me narrata potrebbe essere ambientata ovunque, sebbene gli affreschi di tempo e di luogo debbano per forza esistere perché, comunque, influiscono sulle azioni dei protagonisti. Giusta enfasi: sì. Non meticolose descrizioni, ma pennellate che lasciano fantasia al lettore. Invece precisione scultorea della psicologia del personaggio. Già quando scrivevo da ragazzo, tempi in cui il mio modo di pensare era molto vergine poiché appena scalfito dall’esperienza, volevo scrivere cosa vedeva con i suoi occhi il mio personaggio, cosa provava, cosa pensava di ciò che lo circondava, come si sentiva nel mondo in cui era immerso. E questo in me non è mai cambiato, anzi, è aumentato grazie all’esperienza di vita vissuta che invece ha poi scolpito il mio intelletto. Diciamo che nello scrivere un romanzo di formazione intessuto di una componente psicologica importante mi trovo a mio agio; tuttavia più si scrive più si cresce, non è detto che con il tempo modifichi i miei orientamenti. La poliedricità, tutto sommato, mi piace.

 

Parlaci delle storie delle tue opere e dicci se esiste un fil rouge tra di loro.

Finora ho pubblicato quattro romanzi:

Note fragili, seconda edizione del 2018, Ed. Kimerik;

Le ombre delle verità svelate, seconda edizione del 2018, Ed. Kimerik;

E ascoltai solo me stesso, seconda edizione del 2019, Ed. Kimerik;

Quella notte senza luna, 2018, Ycp.

Innanzitutto devo dire che non esiste un collegamento fra loro, se non il genere comune a tutti e quattro.

Io partirei da E ascoltai solo me stesso, che è stato appena pubblicato. Spero di non essere troppo prolisso.

È ambientato nella provincia francese, a Sud, in Camargue. È una storia in cui ho voluto porre in risalto il problema dell’emarginazione sociale, ma non è un romanzo sociologico. È la storia del rapporto tra un anziano agricoltore di origini spagnole, Michel, e un ragazzo, Jacques. Michel è mal visto dalla piccola comunità di Saintes Maries-de-la-Mere, a causa di preconcetti e maldicenze che gravitano su di lui. Tuttavia Jacques, mandato per punizione a lavorare dal padre da Michel, riuscirà con quest’ultimo a instaurare un rapporto di amicizia, perché, da cui il titolo del romanzo, lui ascolterà solo se stesso. Non si farà influenzare dalle dicerie su Michel e porterà avanti il suo intento di riscattarlo di fronte alla comunità. Jacques, nel contempo, vivrà una tormentata storia d’amore con una ragazza che d’estate veniva a Sainte Marie per trascorrere le vacanze, Josephine. Nel romanzo è forte la vicenda della maturazione di Jaques, che grazie a Michel, riguardo all’amicizia, e a Josephine riguardo all’amore, consoliderà il suo ego, riuscendo ad aprire la sua mente e a non diventare ottuso come i suoi compaesani. Il romanzo ha addirittura due importanti epiloghi, che lascio alla curiosità di chi vorrà leggere il romanzo.

Note fragili è invece la vicenda di un giovane pianista, Francesco, che dopo alterne vicende riuscirà, grazie al suo Maestro Michele, ad andare alla ribalta nella sua attività artistica. Ma l’ambizione, che aumenterà sempre più in lui, lo renderà cieco alla vita e aggraverà sempre di più la sua innata fragilità. L’incontro con il secondo amore, una violinista croata, Ana, sarà determinante per far scatenare qualcosa d’importante in lui in relazione alla sua condizione esistenziale; anche in questo caso lascio il resto alla curiosità di chi vorrà leggere il romanzo.

Il romanzo è stato giudicato positivamente in vari concorsi letterari e, per questo, ha attenuto:

“1° Posto” al Concorso letterario e fotografico “La voce della Natura: Armonia, Benessere e Spiritualità” 2^ Edizione di Roma 2019;

“Menzione Speciale” finalista al premio letterario “Mino De Blasio” 2019 di San Marco dei Cavoti;

“Segnalazione di Merito” al 10° concorso letterario “Città di Grottammare” 2019.

“Premio Miro Penzo” al 2° concorso letterario internazionale “Gian Antonio Cibotto” 2019 di Rovigo.

Attualmente è candidato in altri concorsi.

Le ombre delle verità svelate è un romanzo articolato, al quale ho lavorato molto di più a causa della struttura che avevo in mente. Qui abbiamo tre storie distanti nel tempo e nello spazio, che riguardano Gianni, Costanza e Luigi, i personaggi principali.

Il romanzo parte da Gianni alternandosi con Costanza e Luigi. Il lettore, fino a un certo punto del romanzo, forse non comprende il perché io abbia voluto alternare le tre storie che, viste separatamente, potrebbero essere tre romanzi distinti. Ma nel finale, il lettore scoprirà ciò che accomuna le tre vicende. L’argomento che aleggia sempre in ogni pagina del romanzo è quello della verità nei suoi vari aspetti: la verità celata, la verità non cercata, la verità invece ricercata.

Il romanzo è stato giudicato positivamente in vari concorsi letterari e, per questo, ha attenuto:

“2° posto” finalista ex aequo” al Concorso “Eccellenze” di Castiglione Cosentino 2018 con la prima edizione;

“3° posto” al Premio Internazionale Asas 2019 di Messina;

“4° posto” finalista ex aequo del concorso “III Premio Maria Cumani Quasimodo” 2019;

“Menzione d’onore” finalista al Concorso nazionale artisti per Peppino Impastato – 2^ Edizione 2019 di Milano;

“Attestato di segnalazione” al Concorso letterario Torneo Unicamilano 2018;

“Attestato di Merito” finalista al Trofeo Medusa Aurea – Premio Salvatore Quasimodo dell’A.I.A.M. Roma.

Attualmente è candidato in altri concorsi.

Dei premi ricevuti sono estremamente soddisfatto in quanto, a fattor comune, tutte le giurie hanno apprezzato la qualità letteraria delle opere senza riserve. Personalmente, lo considero un ottimo feedback, i giudizi critici sono molto importanti per la carriera di un artista, anche quelli negativi, s’intende.

Quella notte senza luna è attualmente fuori commercio, preferisco parlarne quando sarà pubblicato in seconda edizione.

Tanti altri dettagli sulla mia attività letteraria è possibile trovarli nel mio sito ufficiale: https://margaronegiovanni.com.

 

Se dovessero essere una fiaba da raccontare, ognuna di loro che trasposizione avrebbe?

Fare una trasposizione dei miei romanzi in forma fiabesca potrebbe essere una prospettiva interessante; nei miei libri ci sono, infatti, i personaggi e le funzioni tipiche delle fiabe classiche, così come teorizza Vladimir Propp nel suo schema, nonché l’intento di esorcizzare la paura e altre situazioni spiacevoli della vita.

Cominciando da Note fragili, il “protagonista” Francesco è un giovane talentuoso pianista che si ritrova a dover affrontare l’ostilità del padre che è a tutti gli effetti un “antagonista”, Michele è il personaggio “aiutante” e Ana è la “fata” della situazione.

Ne Le ombre delle verità svelate, le vicende coinvolgono dei personaggi principali “buoni”, Gianni e Costanza, che devono affrontare varie prove, per superare le quali necessitano dell’intervento di diversi “personaggi aiutanti”; domina su tutti la figura del “cattivo”, Luigi.

In E Ascoltai solo me stesso, i “cattivi” sono la collettività del paese; contro di essi vincono due soli personaggi, Jacques e padre Philippe, attraverso varie “prove” da superare, che risultano gli “eroi” dell’intera vicenda e affiancano il protagonista Michel nel suo riscatto esistenziale. Anche in questa “fiaba” esiste la figura di una “fata”, Josephine.

 

So che hai sempre avuto una spiccata attenzione verso la letteratura ottocentesca russa, francese e tedesca (in particolare Dostoevskij, Flaubert, Proust, Goethe, Gogol, Tolstoj, Bulgakov, Prèvost, Balzac per citarne alcuni), senza dimenticare i riferimenti al Novecento italiano, nelle figure, fra gli altri, di Pirandello, Svevo, Cassola, Calvino, Cesare Pavese e Umberto Eco. In che misura ritieni siano stati dei mentori e abbiano contribuito alla tua maturazione letteraria e stilistica?

Quando iniziai a leggere in autonomia, non parlo di ciò che ho studiato a scuola, l’attrazione verso autori che hanno fatto la storia della letteratura è stata fatale. Come non apprezzare lo stile, il taglio letterario, le trame di certi giganti? Opere immortali di Maestri intramontabili, che continuano a vivere tramite le loro opere. Per me sono stati e continuano a essere mentori assoluti, veri pilastri dai quali non finirò mai di imparare. Per questo dico che la loro preponderanza sulla mia maturazione letteraria e stilistica sia notevole e ritengo che solo loro, che ascolto tra le pagine delle loro opere, possano essere la vera scuola di scrittura. La narrativa vera è intramontabile e avrà sempre discepoli. Leggere narrativa del genere non solo fa crescere, ma contribuisce a mantenere alto il livello culturale di un popolo. E gli scrittori contemporanei, discepoli dei Maestri del passato, hanno la grande responsabilità di mantenere alto quel livello, affinché svaniscano i fantasmi del regresso e dell’analfabetismo di ritorno. Il pericolo è sempre incombente, è necessario promuovere la cultura, tenerla viva, gli scrittori non devono fermarsi mai. Io seguo quest’indirizzo.


Un’ultima domanda: possiamo aspettarci in futuro di leggere Giovanni Margarone in “versione poeta”?

Mi è sempre piaciuta la poesia, è un’espressione somma. Parte da lontano e andrà sempre lontano. La poesia è spiritualità, l’essenza dei sentimenti, che il poeta sa tramutare in versi sublimi. E questa virtù insita nel poeta, frutto della sua sensibilità, lo rende speciale. Ebbene, questa capacità io non ho mai ritenuto di averla. Poetare è difficile. Oggi forse troppi si assurgono a poeti, senza avere l’onestà intellettuale di ammettere di non poterlo essere. Io ho questa onestà. Credo che non ci sarà mai una “versione poeta” di me stesso, perché non mi sento all’altezza. Io scrivo prosa, mi appassiona e ciò già mi soddisfa. Scrivere romanzi è il mio mezzo per comunicare con i lettori, trasmettere emozioni, con l’intento di appassionare e indurre alla riflessione sulle vicende della nostra natura umana. Per questo continuo a scrivere, ho pronto un inedito e ho iniziato a scrivere ancora un altro romanzo, altri progetti sono la ripresa dei miei romanzi scritti da ragazzo, ho in mente qualcosa, andando sempre avanti verso il futuro, vivendo il presente e senza voltar le spalle al passato.

 

L'autore





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