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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Intervista a Marie-Lou Nahhas (english translation included)

Giuseppina Biondo | Interviste   14 Agosto 2019   15 min.

Marie-Lou Nahhas, laureata in Biologia presso l’Università di Pittsburgh, con un master in Public Health presso la Duquesne University, è attrice, modella e attivista in campo sanitario. Ha preso parte alla settima stagione di Orange is the New Black, uscita il 26 luglio 2019 su Netflix. Il suo personaggio, Shani Abboud, affronta due temi forti e controversi del nostro tempo: la mutilazione genitale femminile, pratica eseguita ancora oggi in molti paesi dell’Africa, del Medio Oriente e del sud-est asiatico; lo stato dei centri di detenzione per gli immigrati illegali negli Stati Uniti. E se questo secondo argomento percorre tutta l’ultima stagione della serie TV Netflix ideata da Jenji Kohan, affiancando così il filo politico-sociale delle condizioni delle detenute nelle prigioni e del sistema che vi opera alle spalle, il primo tema appare come un unicum che apre su una tradizione disumanizzante che ci scandalizza profondamente.

Dolcezza, struggimento, ma anche ironia, realismo e voglia di dimostrare la fragilità dell’animo umano, di mostrare il grigiore che può ottenebrare la coscienza di ogni persona, senza distinzione di ceto, di colore, di luogo di nascita e provenienza. La capacità del saper raccontare difficoltà, differenze e disuguaglianze, del saper sensibilizzare il pubblico su temi delicati e attuali ha contraddistinto OITNB negli anni. In questa stagione le autrici hanno insegnato molto a chi lavora con le storie: hanno insegnato come si concludono. Un finale inatteso, commovente ma non smielato, crudo e positivo allo stesso tempo. Ma soprattutto un finale che pare lasciare aperto uno spiraglio verso nuove storie e nuovi finali.

 

Cominciamo da te, cara Marie-Lou. Quando e dove sei nata? Raccontaci la tua storia, l’arrivo in America, tutto ciò che ti va di condividere con i nostri lettori.

R: Sono nata a Beirut, in Libano il 7 settembre del 1989. Nel 2007, come figlia maggiore, sono partita per gli Stati Uniti per la mia famiglia e per me, così da perseguire un’istruzione superiore. Vivere lì ha aperto le mie prospettive verso le diversità culturali, le quali mi hanno fatta crescere più in fretta e così ho iniziato ad allargare la mia creatività.

 

E i tuoi studi artistici? Quando sono cominciati? Quando hai capito di voler fare l’attrice?

R: Non mi ci è voluto molto per capirlo, è stata la mia passione e l’ho perseguita per tutto il periodo della mia infanzia. Mi sono interessata alla scrittura e alla recitazione di sceneggiature, registrazioni del suono, ho studiato letteratura araba e francese. Crescere in Libano ed essere testimone di avvenimenti bui ha ristretto la nostra mentalità. Ho poi deciso di seguire la via che avrebbe reso la mia vita più stabile a lungo andare, ovvero la Medicina. In ogni caso, non sono mai riuscita a smettere di recitare, quindi invece di seguire norme sociali, ne ho create di mie e sono diventata un’attrice a tempo pieno.

 

Come sei arrivata a OITNB? Ti va di raccontarci del tuo provino? Qualche aneddoto?

R: Avevo immaginato di prendere parte a OITNB quando ero in visita da alcuni miei familiari in Australia. In ogni caso, non l’ho effettivamente pianificato, questo avvenne quattro anni fa. In quel periodo stavo costruendo il mio talento a New York City. La scorsa estate, al mio ritorno dalla Giordania, l’immagine è riapparsa e questa volta l’ho manifestata.

Un paio di giorni dopo ho ricevuto una mail dal mio manager per l’audizione di Shani. Portando con me una storia come la mia, troppo surreale, feci il provino, sembrava cascasse a pennello.

 

Cosa ti ha aiutato a interpretare la storia di Shani Abboud? C’è qualcosa che ti avvicina a lei?

R: La giocosità e la gioia di Shani hanno rappresentato una larga parte della mia infanzia. Quel passato porta anche la paura di aver perso i legami con la mia famiglia, paura che gioca la sua parte nella storia dove i genitori rifiutano la mia identità.

 

Come si intuisce dall’introduzione, il tuo è un personaggio denso di storie. La mutilazione genitale femminile, il centro di detenzione per immigrati illegali, ma c’è anche il rapporto con Nicky Nichols, una delle protagoniste più amate di Orange. Cosa pensi di tutti questi temi affrontanti in chiusura di serie? E com’è stato lavorare insieme a Natasha Lyonne?

R: La pratica della mutilazione genitale è stato un argomento nascosto per molto tempo. Sono stata grata di aver portato il messaggio, insieme alla speranza di un cambiamento e della fine di questa terribile pratica. Tutte queste storie collegate a Shani, l’essere minacciati ogni minuto di deportazione verso genitori che la riconoscono come morta, lascerebbero a molti tante domande. Comunque, per la maggior parte, il personaggio espone tutti questi elementi attraverso la sua relazione con Nicky. Con l’umorismo di entrambi i personaggi, questi problemi ricadono nel complesso per arricchire lo show e ricalcano questi grandi temi molto alla leggera.

Lavorare con Natasha è stato fantastico. Avere lei come partner di scena ha reso tutto più semplice.

 

Marie-Lou Nahhas is an actress, model and health care activist. She completed a degree in Biology at the University of Pittsburgh and got a master in Public Health at the Duquesne University. She took part in the seventh season of Orange in the New Black, released on 26th July 2019 on Netflix. Her character, Shani Abboud, faces two strong and controversial subjects of our days:
female genital mutilation, a practice that is still performed today in lots of countries in Africa, Middle East and Southeast Asia; the condition of the detention centers for illegal immigrants in the United States. And if the second topic runs through the whole last season of the Netflix series edited by Jenji Kohan, next to the political-social thread about the conditions of the inmates and the system behind that, the first issue appears as an unicum (I can’t think of any cult TV series that considered the issue) that opens up on a dehumanizing tradition that utterly scandalizes us.

Sweetness, yearning, but also irony, realism and will to demonstrate the human being’s frail spirit, the greyness that can darken the conscience of every person, without any distinction of class, color, birth place and origin. The capacity of knowing how to tell the troubles, the differences and the inequalities, of knowing how to sensitize the audience to delicate and current subjects has distinguished OITNB through the years. In this season the authors taught a lot to those who work with stories: they taught how to end them. An unexpected finale, touching but not sickly sweet, sharp and positive at the same time. But above all a finale that seems to leave open a glimmer toward new stories and new endings.

 

Let’s begin from you, dear Marie-Lou. When and where are you born? Tell us your story, the arrival in America, anything that you’d like to share with our readers. 

R: I was born in Beirut, Lebanon on September 7, 1989. In 2007, as the oldest child, I initiated the departure to the United States for my family and I to pursue higher education. Living here opened my perspective about cultural diversity, which made me grow faster and I started to widen my creativity.

 

And what about your artistic studies? When did you start? When did you understand that you wanted to be an actress?

R: It did not take me much to understand, it had been my passion and I was performing it all throughout my childhood. I involved myself in writing and acting in screenplays, sound recordings, studying Arabic and French literature. Growing up in Lebanon and witnessing dark incidents restricted our mindset. I, then, decided to pursue what could be more of a stable lifestyle in the long run, which was Medicine. However, I was never able to quit acting so instead of following social norms, I created my own and became a fulltime actress.

 

How did you come close to OITNB? Would you like to tell us about your audition? Any anecdotes?

R:  I envisioned being on OITNB as I was visiting my relatives in Australia. However, I did not literally plan it, that was four years ago. During that time, I was crafting my talent in New York City. Last summer after returning from Jordan, the vision surfaced again and this time I manifested it. Couple days later, I receive an email from my manager about Shani’s audition. Carrying with me such a story, too surreal, I walk into the audition, which just felt the same way.

 

What helped you portray Shani Abboud’s story? Is there anything that bring you closer to her?

R: The playfulness and joy in Shani represented a large part of my childhood. That past also brings fear of losing attachment with my family that plays its part in the story when the parents reject my identity.

 

From how we can tell by reading the introduction, yours is a character full of stories. The female genital mutilation, the detention center for illegal immigrants, but there is also the relationship with Nicky Nichols, one of the most loved protagonists in Orange. What do you think about these issues addressed through the closure of these series? And how was working with Natasha Lyonne?

R: The practice of genital mutilation has been a hidden subject for a very long time. I was glad to carry the message along for a hope of change and end to that brutal practice. All these stories connected to Shani would leave anyone in many questions; being threatened of deportation any minute to parents that think of her as dead. Yet, the character exposes all these elements mostly through the relationship with Nicky. With the humor in both characters, the issues fall into the wholeness of sparking up the show and highlighting these strong points very lightly.

Working with Natasha was great. Her being my scene partner made everything smooth.

 

Se dovessi raccontare la storia di Shani a dei bambini, sotto forma di fiaba, come proveresti a esporla loro?

R: Una giovane ragazza proveniente da un piccolo deserto in Egitto, un giorno decise di andare alla ricerca di una terra governata soltanto da donne. Quando partì per il suo viaggio, portò con sé un blocchetto e una penna, lasciò dietro tutto, compresa la mappa che era posta sempre sotto il suo cuscino. Scoprendo piccoli villaggi, passeggiando lungo il Nilo, la ragazzina iniziò a comporre piccoli disegni di figure femminili.

I mesi passarono e questi volti iniziarono ad apparire quasi tutti i giorni, quando si fermava a comprare il pane. Le prime volte la ragazzina scappava, finché non si avvicinò alla quarta donna. Ella iniziò a raccontare la sua storia. Durante il loro incontro, entrambe ebbero una sensazione familiare, come se fossero destinate a incontrarsi, la donna conosceva la missione della ragazza e le disse: “Tu viaggerai per il resto della tua vita e questa è la tua storia. Dovunque metterai piede, incontrerai le donne che disegni, e il tuo blocchetto è la terra che stavi cercando”.

 

Sei anche impegnata in ambito sanitario. Ho visto che ti sei occupata del Papilloma Virus, come promotrice della vaccinazione. Raccontaci di questa esperienza e degli obiettivi che ti sei prefissata come attivista.

R: Nel momento del completamento del mio master in Healthcare Management, volevo porre l’attenzione sull’HPV e l’HIV. Ho fatto diversi incontri nelle scuole, nei centri di riabilitazione e nei rifugi per i senzatetto, nel contempo ho prodotto media con la missione di aumentare la sensibilizzazione. È fondamentale per tutti acquisire una conoscenza, così da essere in grado di capire il proprio corpo e difenderlo dai danni. Supporterò e farò sempre luce sull’educazione sanitaria, a tutti i costi.

 

Quali erano i tuoi sogni da bambina e quali sono quelli di oggi?

R: Penso ai sogni come a degli elementi divertenti che da bambini si vivono sia quando si è svegli, sia quando si dorme. Oggi come artista, mi rivolgo alla meditazione e alla natura per evocare costantemente la bambina che esiste in me e per integrare quel personaggio nel mio vivere quotidiano, così che possa sempre inseguire i miei sogni.

 

Finita la stagione, presa dal vuoto che solo le storie più belle sanno lasciare, ho pensato di dedicare una tela a OITNB. Ho lasciato passare qualche giorno, poi sono andata a comprare sette barattoli di colore arancione e una telak. Ho fatto fluire tutto il colore sulla tela bianca e, dopo aver frantumato con attenzione il vetro di alcuni contenitori, ho fatto scivolare sopra il vetro, che è andato a incollarsi sul colore in rilievo.

Orange is the New Black ci insegna che ogni vita è un contenitore di storie pronto a frantumarsi. Per sopravvivere ci dobbiamo adattare, dobbiamo abituarci ai nostri spigoli sopravvissuti. E poi, chiunque lo desideri, provi a riconoscere chi è diverso da chi: ho acquistato sette barattoli di acrilico arancione (sette barattoli per sette stagioni) in negozi diversi e di sfumature differenti, nessuno ne aveva sette dello stesso tipo, né per colore, né per produzione, provenienza. La stessa diversità che si ritrova nelle tante protagoniste di questa serie TV dal finale perfetto. E osservando il quadro, neppure io saprei affermare a quale barattolo sia appartenuto ogni frammento di vetro. L’uguaglianza finale e universale di ogni uomo e di ogni donna.

Rompere il vetro con il martello, per depositarlo sul colore, mi ha infine turbata. Non so come faccia il destino a condurci su certi percorsi obbligati.

Tu che ne pensi? Che idea ti sei fatta delle storie di Orange?

R: Vorrei prendermi qualche minuto per apprezzare la bellezza in ciò che hai creato. Noi umani camminiamo su questa Terra che molte generazioni hanno calpestato prima di noi, e molti dovranno ancora venire. Ci spezziamo e cadiamo ed è più che ok essere vulnerabili e aprire noi stessi al piacere dopo il dolore che la vita ha in serbo per noi, così da portare la nostra esperienza alla sua piena capacità.

 

Centri di detenzione degli immigrati illegali negli States. Un tema importante, che autrici e sceneggiatori hanno saputo legare in maniera delicata alle vicende delle protagoniste di OITNB. Fino alla sesta stagione, infatti, gli intrecci principali si divincolavano in due direzioni: quella romantico-lgbt (si pensi a Piper Chapman e Alex Vause o a Sophia Burset, per citarne alcune) e quella politico-civile della disparità di trattamento e della divisione sociale tra bianche, latine, nere che, in luoghi chiusi come possono essere le prigioni, permangono e si acuiscono sino a sfociare in estreme azioni e conseguenze. Quest’ultimo filone si è presto evoluto grazie alla lotta di giustizia intrapresa da Taystee, probabilmente, se letta da un certo punto di vista, la vera protagonista della serie.

Gli sceneggiatori hanno chiuso così la serie di OITNB, arricchendo con ulteriore spessore la storia originaria e innestando un terzo ramo narrativo. Quello dei centri di detenzione per immigrati illegali, appunto. “The animals, the animals / Trapped, trapped, trapped ‘till the cage is full / The cage is full /Stay awake / In the dark, count mistakes” (“Gli animali, gli animali / Intrappolati, intrappolati, intrappolati fino a quando la gabbia è piena / La gabbia è piena / Sta’ sveglio / Nell’oscurità, conta gli errori”).

Si badi che non è mai emersa una richiesta di eccessiva clemenza nei confronti di chi ha agito scorrettamente di fronte alla legge, ma è ancora una volta la disumanità di certe condizioni a divenire protagonista. Chi siede sulle sedie dei giusti, ha una responsabilità che deve rispettare con correttezza e onestà.

Cosa ti senti di dire a tal proposito? Che cosa in particolare sui centri di detenzione per immigrati illegali oggi?

 R: La trama sull’immigrazione non filtra la realtà di ciò che sta veramente accadendo. Ci sono molti finanziamenti e piccole organizzazioni che cercano di risolvere il problema. Siamo in constante lavoro contro la voce più potente, dato che proviene dalla Casa Bianca. In ogni caso, gli Stati Uniti hanno affrontato problemi di razzismo per troppo tempo ormai e l’unico cambiamento positivo è avvenuto agendo per le strade. Alzando le nostre voci attraverso le arti; OITNB ritrae la realtà e come show più guardato su Netflix, abbiamo un ottimo strumento per controbattere. Far crescere l’ascolto e la compassione in modo da agire e agire in fretta per un cambiamento, per la pace.

 

Siamo giunte alla fine, Marie-Lou. Ti ringrazio per aver concluso quest’intervista. Ti chiedo ora un saluto per i nostri lettori e un consiglio per chiunque voglia inseguire il sogno e intraprendere il mestiere della recitazione.

R: Siamo tutti creatori, e muoverci con l’armonia di Madre Natura è un eccezionale e bellissimo modo per portarci avanti durante questo cammino. Esprimersi costantemente significa trovare la libertà nell’essere reali con se stessi con qualsiasi mezzo. Sono ispirata e il mio compito è quello di ispirare tutti a vivere le proprie vite nell’amore. E se la vostra passione è la recitazione, potete renderla possibile attraverso la fede e la disciplina.

Sono davvero grata di poter parlare di parte della mia storia con voi e voglio mandare il mio amore all’Italia, questa terra bellissima, piena di grandezze, e ai miei fan italiani che con i loro messaggi mi offrono un piccolo assaggio di una calda e ricca cultura.

 

If you had to tell Shani’s story to children, in the form of a fairytale, how would you try to expose it to them?

R: A young girl from a small desert in Egypt, one day decides to go in search of a land that is ruled just by women. As she embarks on her journey, she took with her a notebook and a pen, she left behind everything including the map that was always placed under her pillow. Discovering small villages, strolling around the nile, the little girl began to compose these little drawings of female figures.

Months passed by and these faces began to appear almost everyday when she would stop to get her bread. The girl ran away the first times until she finally approached the fourth lady. She began on sharing her story. Throughout their meeting, they both had a familiar feeling as if they were destined to meet, the lady knew the quest of the girl and told her: “you will be traveling for the rest of your life and that is your story. Wherever you are going to land, you will only meet the ladies you draw, and your sketchbook is the land you have been searching for.”

 

You are also committed to the sanitary field. I saw that you took care of the Papilloma Virus, as a promoter of vaccines. Tell us about this experience and the targets you set for yourself as an activist.

R: Upon the completion of my masters’ degree in Healthcare Management, I wanted to emphasize on HPV and HIV. I led several talks at schools, rehabilitation centers and homeless shelters as well as producing media with a mission to raise awareness. It is fundamental for everyone to gain the knowledge in order to be able to understand their bodies and to protect themselves from harm. I will always support and shine the light on health education in any means.

 

What were the dreams you got as a child and what are those of today?

R: I think of dreams as a playful element that as kids we lived it awake and asleep. And today as a performer, I turn to meditation and nature to constantly evoke the inner child that exists within and integrate that character into my daily routine so I can always walk my dreams.

 

As the season ended, taken by the emptiness that only the most beautiful stories leave, I thought to dedicate a painting to OITNB. I let some days pass, then I bought seven jars of orange color and a canvas. I let all the color flow through the white canvas and, after shattering with caution the glass of some cans, I let the glass slide over, which remained stuck on the color that stood out. Orange is the New Black teaches us that each life is a container of stories ready to shatter. To be able to survive we have to adapt, we have to get used to our edges that survived. And then, anyone who wants it, they can recognize who is different from whom: I bought seven cans of orange acrylics (seven cans for seven season) in different shops and of different shades, no one had seven of the same type, neither for the color, nor for manufacturing or source. The same diversity that you can find in the many protagonists of this TV series with the perfect ending. And by observing the painting, neither I could affirm to which can belonged each snippet of glass. The final and universal equality of each man and each woman.

To shatter the glass with the hammer, to place it on the color, disturbed me in the end. I don’t know how fate leads us to such obliged paths.

What do you think about that? What’s the idea you got from the stories in Orange?

 R: I would like to take a minute to appreciate the beauty in what you created. We, humans are walking on this Earth that many generations have walked before us and many to come after. We break and we fall and it is more than okay to be vulnerable and to open ourselves to the pleasure after the pain that life has for us to bring our experience to its fullest capacity.

 

Detention centers for illegal immigrants in the United States. An important issue that authors and writers have been able to tie with a delicate manner to the lives of the protagonists of OITNB. Until the sixth season, in fact, the main plots took two directions: one romantic-lgbt (thinking about Piper Chapman and Alex Vause or Sophia Burset, just to mention some) and one political-civil about the unequal treatment and the social division between Whites, Latinas, Blacks that, in closed places such as prisons, they remain and become even more acute, leading to extreme actions and consequences. This last subject has soon evolved thanks to the fight of justice under taken by Taystee, who is maybe, if read from a certain point of view, the real protagonist of the series. Writers ended OITNB this way, enriching the original story with further depth and grafting a third narrative branch. The one about illegal immigrants in the United States, exactly. “The animals, the animals / trapped, trapped, trapped ‘till the cage is full / the cage is full / stay awake / in the dark, count mistakes.” Mind that there’s never been a request of excessive leniency against those who acted improperly before the law, but it’s the inhumanity of certain conditions that becomes the protagonist once again. Those who sit on the chairs of the righteous have a responsibility that they have to respect with fairness and honesty. What do you have to say about that? Is there something in particular about centers for illegal immigrants today?

R: The immigration ICE storyline did not filter the reality of what is truly happening. There are many small organizations and funding trying to solve the issue. We are constantly working against the most powerful voice as it comes from the White House. However, United states has been dealing with racism issues for a very long time now and the only positive change had been by acting on the streets. Raising our voices together through the arts; OITNB portrays the reality and as the most watched Netflix show, we have a strong tool to fight back. To grow the audience and the sympathy in order to act and act fast for a change, for peace.

 

Here we have come to the end, Marie-Lou. I thank you for concluding this interview. I ask you now a greeting to our readers and an advice to anyone that wants to pursue the dream and take up the job of acting.

R: We are all creators and to move with the harmony of Mother Earth is an outstanding and beautiful way to carry ourselves through this journey. To constantly express is to find freedom in being true to ourselves under any medium. I am aspired and my quest is to inspire everyone to live their lives in love. And if your passion is acting, you could make it possible through faith and discipline.

I am very grateful to be speaking parts of my story to you, and I want to send my love to Italy, this beautiful land full of greatness and to my Italian fans with their messages giving me a little taste of the warmth and rich culture.

 

          Traduzione di Mary Basso

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