• La Redazione | Chi siamo | Newsletter

    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

La chioma di Berenice

Tancredi Greco | I racconti della stella Arturo   27 Luglio 2019   4 min.

 

Arturo, gli uomini mi hanno dimenticato da tempo ormai. I padri non mi indicano quando insegnano il nome delle costellazioni ai figli e gli stolti mortali che cercano di afferrarci con lenti e mappe non mi cercano più. Nessun poeta mi canta come in passato avevano fatto Callimaco e Catullo e della mia amata padrona ormai non è rimasta nemmeno la polvere. Sono passati millenni da quando lei, la regina Berenice, mi tagliò e mi pose sull’altare di Afrodite, implorando gli dei di poter rivedere suo marito, Tolomeo III, partito per la guerra. Tremo ancora se ripenso alle sue lacrime e alla fredda lama con cui mi recise. Poi Zefiro mi prese e mi portò sul grembo di Afrodite, la quale mi trasformò in una costellazione.

Prima ero effimera come la mia padrona, un ricciolo sul suo capo regale, ora sono immortale e ho guardato scorrere la storia degli uomini davanti ai miei occhi. E vorrei che la dea mi avesse reso uno di loro piuttosto. Li ho guardati onorare altre costellazioni, studiare il moto dei pianeti per capire il loro futuro e la loro posizione nell’universo, viaggiare nello spazio e raggiungere luoghi che avevano visto solo col telescopio. Li odio e li invidio allo stesso tempo.

Qualche anno fa ho incontrato un mortale. Mi chiedevo che cosa ci facesse tutto solo in un’astronave persa nel mezzo dello spazio. Feci di tutto per farmi notare e per poter parlare con lui: ordinai alle mie stelle di ardere ancora di più e di illuminare la via a quel povero viandante. Finalmente mi vide, mi venne vicino ed esclamò:

“Chioma di Berenice, proprio te stavo cercando!” Finalmente qualcuno si era ricordato di me! Piena di stupore, gli domandai cosa volesse. Mi rispose che era l’uomo più ricco della Terra e che da tempo cercava qualcosa che lo soddisfacesse, ma su quel minuscolo pianeta tutto gli sembrava così piccolo e insignificante. Allora, aveva deciso di rivolgersi allo spazio: aveva costruito macchinari sempre più elaborati per poter viaggiare tra le stelle e captare suoni e frequenze che provenivano da lontani pianeti. In questo modo era riuscito a sentire i miei lamenti e le mie preghiere agli dei: intendeva esaudire il mio desiderio. Io sarei diventata una mortale e lui avrebbe preso il mio posto fra le stelle: così l’ordine cosmico non sarebbe stato stravolto. Riflettei a lungo e alla fine avrei accettato la sua proposta, se non mi fossero venute in mente le parole di ammonimento che tu, Arturo, mi avevi rivolto: le stelle non possono immischiarsi nelle faccende umane. Inoltre, non volevo che qualcuno subisse la mia stessa sorte. Allora gli dissi:

“Umano, non è questo quello che cerchi. Fidati: nemmeno le stelle ti basterebbero. Torna a casa; goditi le piccole gioie che avete a disposizione voi mortali. È meglio essere una scintilla effimera che un fuoco eterno.”

Ma quello strambo astronauta non capì le mie parole e ripartì, profondamente deluso dal mio rifiuto. Continuò a vagare nello spazio e andava da una costellazione all’altra in cerca di un astro che volesse cedergli il posto. Si rivolse anche a voi, le stelle più luminose del cielo, ma non volevate abbandonare la vostra immortalità.

Intanto, continuavo a riflettere sulla sua offerta e ripensai a quanto fosse doloroso sentire quel continuo vociare e non poter mai fare nulla. Miliardi di voci umane, tutte diverse, tutte uguali; non importava che lingua usassero: i loro problemi erano sempre quelli. E io non mi ricordavo più cosa intendevano quando parlavano di amore, di amicizia, di felicità e cosa significasse sentirsi parte di qualcosa, di un popolo, di una società, di una famiglia. Alla fine, quindi, chiamai nuovamente l’astronauta e decisi di accettare la sua proposta. Lo scambio avvenne e io partii verso la Terra.

Arturo, ti chiederai allora che cosa ci faccio ancora qui nel cielo. Avevi ragione: noi non possiamo stare fra i mortali. Durante il mio soggiorno sulla Terra, ne ho conosciuti moltissimi e ho imparato ad amarli. Avrei dato loro qualsiasi cosa, il cielo, le stelle, i segreti dell’universo intero, se solo lo avessero voluto. Ma gli uomini, Arturo, sono pieni d’odio. E, mentre cercavo di ricucire ogni strappo, di sanare ogni ferita, non si curavano di me e continuavano a lottare, alcuni silenziosamente, altri no. Volevo insegnare loro la pace e il modo di vivere di noi Beati, ma a nessuno interessava. Che sciocca che ero. Incompresa ed esclusa da tutti, capii solo allora cosa significasse sentirsi soli: pensavo che la vera solitudine fosse silenziosa e oscura come lo spazio, mentre invece è frastornante e tagliente come la lingua umana. Nessuno aveva chiesto il mio ritorno sulla Terra. Nessuno mi cercava più da millenni ormai. Evidentemente c’era un motivo, no?

Dopo due anni passati su quel pianeta, decisi di andarmene e di tornare lì dove Afrodite aveva stabilito che io stessi per l’eternità. L’astronauta fu ben felice di vedermi: né le stelle gli erano bastate né l’immortalità. Voleva continuare la sua ricerca nella galassia. Mi chiese se volevo venire con lui, ma io rifiutai, perché sapevo già che non avrei mai trovato quello che cercavo, qualcuno che mi amasse come la mia Berenice, qualcuno che non mi facesse più sentire sola. Chiedevo troppo: nemmeno un immortale avrebbe mai potuto ottenere tanto. Così, l’astronauta partì e mi lasciò qui con voi.

Arturo, è triste e immutabile il destino di noi stelle, testimoni silenziose della storia dell’universo. Forse possiamo solo sperare che un giorno i pianeti e le loro orbite, il Sole, i meteoriti, tutto venga inghiottito da un gigantesco buco nero e poi risputato fuori in una nuova forma. Forse allora, solo allora, tutto tornerà ad essere equilibrato e gli esseri viventi, vicini, mano nella mano in un’unica splendida armonia, non saranno mai più soli.

L'autore







Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

4 + 8 =


 

È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
È vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall’autore.

Se riscontri problemi con il sito web, contatta il webmaster.

redazione@ilraccoglitore.com

 

Ti piace scrivere?

il Raccoglitore è qui per raccogliere storie! Se vuoi inviarci la tua candidatura, scopri come fare.

Scrivi con noi

Newsletter

Social

il Raccoglitore 1.0 © Copyright 2019 - domenica 18 Agosto, 2019 09:09