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Cartoline di Sigmund Freud dall’Italia

Arturo Tenaglia | Psicologia in pillole   6 Luglio 2019   4 min.

 

Mi piace pensare che Sigmund Freud, attraverso i suoi soggiorni in Italia, abbia trovato ispirazione come un archeologo della psiche tra le bellezze della nostra cultura. Freud, infatti, manifesta sin da subito un forte interesse per l’Italia, per la sua arte e i suoi paesaggi. Nelle dichiarazioni del padre della psicanalisi si coglie lo stupore per il bello: egli spende parole di stima e di entusiasmo per le opere e per l’arte italiana tutta. Roma e Pompei divengono luoghi di profonda ispirazione per la produzione delle sue teorie psicanalitiche.

Il paese da lui più ammirato è Roma, lo psicanalista viennese in numerosi scritti riferisce di aver sognato la Città Eterna. Il primo viaggio in Italia è nella città di Venezia, avviene nell’agosto del 1895 insieme al fratello Alexander, quando Freud ha 39 anni. Il soggiorno a Venezia è testimoniato da diverse cartoline postali che l’autore invia alla moglie Martha. Scrive Freud: “Strana fiaba, molto turbato, te la mostrerò l’anno prossimo, se resiste fino ad allora. Non c’è immagine o descrizione che possa sostituire una visita”. In un’altra cartolina all’amico Fliess racconta di Venezia: “L’incredibile magia di questa città mi ha finora impedito di scriverti. Impossibile tentare di descriverla”.

Fra il 1895 e il 1923 Sigmund Freud soggiorna in varie altre città italiane. Le esperienze vissute nel Bel Paese influenzano in maniera significativa il suo pensiero. L’autore viennese visita il duomo di Orvieto e la sua attenzione è catturata dagli affreschi del Giudizio Universale di Luca Signorelli.

Il 2 settembre 1901 visita Roma, ancora una volta in compagnia del fratello Alexander. Il viaggio è vissuto come un traguardo destinato a produrre risultati nell’impianto scientifico della teoria psicanalitica. Freud, come sua abitudine, condivide costantemente le proprie esperienze con la moglie, e lo fa attraverso altre cartoline: “Mezzogiorno di fronte al Pantheon, esperienza che ho paventato per anni, una luce stupenda si diffonde ovunque, persino nella Sistina, stanze di Raffaello, piaceri di tipo raro”. E ancora scrive: “Oggi pomeriggio alcune impressioni delle quali ci si nutrirà per anni, nella chiesa di S. Pietro in Vincoli visto il Mosè di Michelangelo. Infine tramonto dal monte Gianicolo con panorama. È davvero magnifico e io non mi sono mai sentito tanto bene”.

Visita Napoli e rimane folgorato, com’è possibile osservare dai sui scritti: “Grazie a un viaggio in carrozza a Posillipo abbiamo goduto della vista indimenticabile su tutto il panorama circostante, da Ischia fino a Capo Miseno”. Passa da Pompei, Capri, Amalfi, Salerno, Paestum. Si sposta e viaggia sino a raggiungere il Lago di Como, Lugano e il Lago Maggiore. Inoltre non mancherà di scoprire la Liguria e in particolare Genova e Rapallo.

Nel 1906 si reca a Lavarone con la famiglia presso Hôtel du Lac, nel Trentino. La produzione e l’impegno di Freud in questo periodo è focalizzata sul saggio Gradiva. Ci piace pensare, ma non si ha la certezza, cheDer Wahn und die Träume in Jensens” (Delirio e sogni nella «Gradiva» di W. Jensen) sia stato scritto interamente a Lavarone. La Gradiva di Freud ha rappresentato il primo contributo di psicoanalisi applicata, a cui sono seguite altre importanti opere.

Scrive Freud nel 1906: “Per la rimozione, la quale rende inaccessibile e contemporaneamente conserva qualche cosa di psichico, non vi è in realtà analogia migliore del destino subìto da Pompei, che è stata sepolta ed è ritornata alla luce a opera della vanga”.

E di un successivo viaggio a Roma annota: “Ho visto in Vaticano un volto noto a me caro; io soltanto l’ho riconosciuto, perché era la Gradiva, in alto su una parete”. Di Villa Borghese afferma: “Un gran parco con castello e museo, dove si trova tanto per dire il più bel Tiziano in assoluto, chiamato Amor sacro e amor profano.

Durante le sue visite Freud, attento osservatore, rimane affascinato anche dalle donne italiane: “Le donne tra la folla sono molto belle, quando non sono straniere, le romane sono stranamente belle anche quando sono brutte, ma in verità non molte di loro lo sono”.

Nel 1908 a settembre si trova sul Lago di Garda a Salò e descrive le sue sensazioni di una gita in barca con le seguenti parole: “È tutto molto gradevole. L’altro ieri abbiamo fatto una gita in barca a motore, vale a dire da soli, a S. Vigilio, uno dei punti più belli del Lago di Garda, forse il più bello in assoluto. È un posto dove abitare in solitudine. In tarda età si evidenzia in me moltissimo talento a godere la vita”.

Visita Padova e Bologna, rimanendo piacevolmente colpito dalle due città. Ciò è testimoniato dai suoi scritti quando scrive: “Città stupenda, pulita, piazze e monumenti colossali. Visitato un Museo Civico, Alex morto, io fresco come una rosa. Giornata bellissima, non calda, il vino già delizioso. Il cibo qui è quasi troppo buono”. Inoltre va a Ravenna, Perugia, Assisi, Arezzo, Pisa, Siena, Fiesole e Firenze.

Visita Palermo e commenta: “È una città elegante, pulita, estremamente ricca di edifici”. Di Siracusa scrive: “Sempre più grandiosa e magnifica fino al Duomo normanno e al Castello reale”.

Freud è rapito dalle bellezze dell’Italia, racconta con fare ironico e poetico le proprie esperienze.

Durante un nuovo viaggio nella Città Eterna confida: “Per me è molto naturale essere a Roma, non ho alcuna sensazione di estraneità. La godo come mai prima, faccio una visita quotidiana al Mosè in S. Pietro in Vincoli, sul quale forse scriverò qualche parola”.

Scrive, infine, al collega psicanalista Karl Abraham: “A Roma, di una bellezza senza paragoni, ho ritrovato ben presto buon umore e la voglia di lavorare e nelle ore libere da visite a musei, chiese e località della campagna ho portato a termine il preambolo al libro su Totem e tabù, ampliato la mia relazione al congresso e scritto lo schizzo di un saggio sul narcisismo, e inoltre provveduto a correggere il mio articolo di reclame per la Scientia”.

Sappiamo che i viaggi dello psicanalista viennese nel Bel Paese hanno inciso profondamente sulle teorizzazioni di Freud sia come individuo, sia come uomo di scienza. Da quanto si è potuto intuire, i momenti vissuti in Italia sono stati caratterizzati da periodi di vacanza ma anche di studio intenso. Dagli spostamenti di Sigmund Freud all’interno dei confini dello stivale italico, si evince una nuova immagine dello psicanalista viennese, emerge un uomo con passioni, emozioni e ispirazioni. Per un momento spogliato della toga dello studioso, si lascia permeare dalla bellezza tipica dell’Italia e ciò sarà per lui e le sue teorie assai fruttuoso.

 

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