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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Quando madre Maliarda raccontò di J.B. ai suoi nipoti

Giuseppina Biondo | Quadro di Copertina, Racconti   23 Giugno 2019   6 min.

 

«C’era una volta in una metropoli chiamata Milano una ragazza, un’umana, che doveva recarsi in un luogo, un a-e-ro-por-to, per poter volare nella propria città d’origine. Non avendo abbastanza soldi per pagare un taxi…»

«Cos’è un taxi, nonna?» la interruppe uno dei nipotini, il più piccolo. Aveva capelli biondissimi e gli occhi color dell’ambra.

«Una scatola trasporta-umani, tesoro.» rispose prontamente la nonna, una signora dai vestiti stravaganti lilla e blu cobalto, la schiena ben dritta nonostante la longeva età, e nota a tutti come madre Maliarda. «Dicevo, mio caro Italo,» riprese a raccontare «che non avendo abbastanza soldi per pagare un taxi, la ragazza pensò di andare con la metro, una specie di tubo metallico, che veloce come un basilisco, si muove sotterraneo nelle città.» a quelle parole la nonna simulò il movimento del mostro serpentiforme che i nipoti ben conoscevano dalle tante storie che avevano udito e letto.

«Giunta agli argentei passaggi, i tornelli, la giovane si accorse di aver dimenticato a casa il proprio abbonamento metro,» madre Maliarda si interruppe ancora una volta, avendo scorto la fronte nuovamente aggrottata del giovane Italo, «una carta di flessibile plastica.» aggiunse immediatamente, in tutta spiegazione.

«Non ti fermare, nonna!» le sorelle gemelle di Italo, Jane e Joanne, di due anni più grandi, intervennero all’unisono dai propri puff, dove erano sedute e in attentissimo ascolto. Il pomeriggio stava per finire, il sole stava tramontando e le due sorelle, quasi identiche, alla penombra della casa si distinguevano per i colori del viso: avevano colori alterni, Jane capelli verde acqua e occhi ramati, Joanne capelli ramati e occhi verde acqua.

«Ma ormai era troppo tardi per tornare indietro.» proseguì madre Maliarda, che, bisogna dirlo, conosceva tantissime storie sugli umani privi di magia, aveva a lungo abitato nelle loro terre e quel giorno i suoi nipoti le avevano chiesto un nuovo racconto. «La ragazza prese il portafogli e, ahilei, si accorse di non avere abbastanza soldi, neppure per comprare un biglietto di sola andata. Mentre si stava dirigendo alla metro, infatti, si era fermata in un curioso luogo di ritrovo per giovani non magici e aveva preso da mangiare e da bere – ordinò al banco: «Un menù panino, acqua e caffè. Grazie.» –, spendendo così la gran parte delle sue ultime monete. Ma non appena uscì da lì, notò un uomo seduto in strada, al quale, aveva subito constatato, mancava una mano. Dovete sapere, miei piccoli, che anche se non hanno magia alcuna, gli uomini spesso riescono a divenire invisibili agli occhi dei propri simili, specialmente nelle grandi e rapide metropoli questo è un potere davvero diffuso. La nostra protagonista, invece, sembrava avere il dono di scovare gli uomini-invisibili. Così, spinta da compassione, la ragazza si avvicinò a quell’uomo e gli donò il proprio pranzo. Lei avrebbe mangiato più tardi, attorniata dal calore della propria famiglia.

«Adesso, che si trovava dietro ai tornelli, i soldi del pranzo non consumato le sarebbero serviti! Ma come poteva fare per raggiungere la stazione e poi l’aeroporto? Non voleva di certo scavalcare il metallico passaggio e usare i mezzi senza pagare! Stava così riflettendo e arrovellandosi il cervello e l’animo gentile, quando una vecchia signora le si avvicinò, appena uscita da un tornello. Veniva dalla direzione opposta alla sua.

 

– Cosa succede, signorina? Ha il viso bianco come un cencio.

­– Ho un aereo tra qualche ora, ma ho dimenticato la mia tessera metro! E adesso è troppo tardi per tornare indietro. – rispose la ragazza sconsolata – È troppo tardi!

– Cara ragazza, non ti preoccupare, ti presterò il mio abbonamento.­ ­– riprese la signora.

­– Mi scusi, ma… non è corretto!­ – la giovane abbassò di colpo la voce, sgranando gli occhi e preoccupata che qualcuno avesse potuto sentire i propositi di quella vecchina, che tuttavia aveva le migliori intenzioni.

– Non ti preoccupare di questo, preoccupati piuttosto di riportarmelo al tuo rientro.

– Ma non tornerò prima di due settimane! – precisò la ragazza.

– Va bene. Tra due settimane non dimenticare di tornare qui e riportarmelo. È importante!

 

«E detto ciò si allontanò, non lasciando alla ragazza neppure il tempo di dirle grazie.

Questa, dopo un attimo di sbalordimento ed esitazione, si scosse, passò la tessera sull’apposito dispositivo, sentì il consueto bip e il tornello girò. Di corsa raggiunse il vagone della metro e poi l’aeroporto. Solo una volta salita sull’aereo si tranquillizzò.

La ragazza trascorse le due settimane di Natale in famiglia e il primo racconto che condivise con parenti e amici fu quello della signora e del suo abbonamento metro. Il mistero si ingigantiva per un particolare non certo di poco conto: la foto sulla tessera era mutata, il viso della signora era stato presto sostituito da quello della ragazza, e anche il nome e il cognome erano cambiati. Durante i primi giorni, la giovane cominciò a nutrire il sospetto che non dovesse essere solo quella la funzione del pezzo di plastica prestatole dalla signora anziana. Al suo rientro la ragazza avrebbe certamente chiesto spiegazioni. Ma come si sarebbero incontrate? Non si erano date un orario per l’appuntamento.

«Passò il Natale e passarono le due settimane, e la curiosità divenne enorme, crebbe nella ragazza insieme alla preoccupazione di non riuscire a ritrovare quella signora.

«Quando giunse il giorno, la ragazza scese dal vagone della metro con andamento lento, carica di valigie, ma speranzosa. Salì le scale verso la superficie e, proprio dietro ai tornelli d’uscita, ad aspettarla, ecco che c’era la signora. Era uguale a come se la ricordava.

 

– Giusto in orario! – esclamò l’anziana con sorriso bonario.

– Buongiorno, signora! Come faceva a sapere che sarei arrivata proprio adesso? – non riuscì a trattenersi la ragazza.

– Ho i miei strumenti. Grazie per aver portato l’abbonamento in tempo, adesso mi servirà nuovamente.

– La ringrazio per la sua gentilezza, – disse la ragazza – ma, signora, – aggiunse subito, – lei sapeva che la foto e i dati della tessera sarebbero cambiati?

– Cambiati? Ah, sì, ma certo, cara. È un abbonamento speciale: solo per persone generose, altruiste anche nel momento del bisogno. E sì, – continuò nella spiegazione come leggendole nel pensiero, – se solo avessi provato a fare quello che avevi pensato, si sarebbe trasformata in biglietto aereo o in carta di credito. Pur avendo intuito la magia di questo oggetto, lo hai riportato da me e ne hai fatto buon uso­. – la signora abbassò lo sguardo sulla tessera che nel frattempo la ragazza le aveva riconsegnato.

 

«A dirla tutta, la ragazza si sentì molto sciocca e neppure tanto generosa. Insomma, aveva speso le sue ultime monete per il suo pranzo, non sapendo di aver dimenticato l’abbonamento! Volle spiegare la situazione.

 

­– È vero, – le disse la signora anziana, – ma è anche vero che hai rinunciato a ciò che avevi comprato per te, per donarlo ad un uomo che neppure conoscevi… – si interruppe per un attimo e subito riprese con più animo – E a quanto pare sarà anche per questo, o per altro, che la tessera ti ha scelto come sua nuova proprietaria! Vedi? – sorrise, – Il nome e la foto non stanno tornando come un tempo. È giunto il momento che io vada in pensione: centocinquantatré/duencentocinquantré anni di carriera sono abbastanza, dopotutto!

La ragazza la seguiva appena nei suoi ragionamenti.

– Cosa sarebbe successo se non gliel’avessi riportata per tempo o se ne avessi fatto un uso diverso? – chiese alla fine.

– Non dovrei dirtelo, ma… diciamo che ti saresti ritrovata più povera di quel giorno in cui non avevi un soldo.

 

«Quando la signora scomparve, la ragazza rimase sbalordita per l’ennesima volta: voltò il viso a destra e a sinistra, ma nessuno pareva aver visto nulla. Il flusso di gente la superava da ogni lato. La giovane cercò il proprio cellulare e, quando mise la mano destra in tasca, si accorse di avere con sé la tessera magica.

«Questa è la storia di come Jaybe, o J.B., divenne la nuova Protettrice della Gentilezza sulla Terra. Da quel momento andò in giro per il mondo a testare la bontà d’animo di ogni piccino e di ogni piccina, di ogni anziano e di ogni anziana, di ogni giovane e di ogni adulto che ci fosse. Di ogni umano non magico. In cambio della vera gentilezza, la gente senza saperlo riceveva serenità e ricchezza. Qualcuno riferisce che si trattasse di grandi somme di denaro che poi i Gentili, così venivano chiamati i riceventi, destinavano ai propri cari e agli sconosciuti. I loro conti in banca aumentavano senza destare alcun sospetto negli intestatari: per magia non si accorgevano degli strani movimenti bancari, per magia non si accorgevano di avere migliaia e migliaia di monete in più. E la nostra Jaybe fece davvero un buon lavoro, sin dal primo giorno, quando una bambina, di fronte a lei, si guardava attorno con le guance piene di lacrime. Capì che c’era solo una cosa da fare, così avanzò verso quella piccola umana con un sorriso bonario.»

Madre Maliarda concluse il racconto.

«Come sono strani gli umani, nonna!» esclamò il giovane Italo.

«Sì,» risposero le gemelle Jane e Joanne, «potresti scriverci un libro.»

«Ah, tesori miei, sapeste quanti ne hanno scritti loro su di noi!»

 

Il Quadro

MAGICAL THINKING ILLUMINATED
di Laurel Holloman

Collezione: The Fifth Element
Olio su tela, 122×122 cm
Prima esposizione: PARIGI, 2014

 

 

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