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Va’ nel bosco, ma guardati dall’uomo che non ha volto

Gaia Garlaschelli | Fumetti e Videogiochi   21 Giugno 2019   5 min.

 

Oggi raccontiamo qualcosa che va oltre il semplice videogioco. L’obiettivo è scoprire un’icona horror, indagarne i misteri e narrarne le origini.
Ha terrorizzato milioni di persone, ha creato miti e dicerie che si sono pericolosamente avvicinati alla verità, e anche i più scettici hanno sentito un brivido che ha zittito la ragione per almeno un secondo, lasciandoli scivolare nel baratro del terrore. Signore e signori, stiamo parlando di Slender man.

Partiamo dal videogioco, che non è il vero inizio ma che lo ha reso ancora più famoso e gli ha permesso di atterrire il pubblico anche all’interno delle quattro mura rassicuranti di casa. Con il videogioco avete lasciato entrare il mostro e questa cortesia sarà ampiamente apprezzata, ma non da voi sicuramente.
In tantissimi sanno che aspetto ha: una creatura esageratamente alta, circa due metri e mezzo, dalla figura esile e le gambe molto lunghe così come le braccia alla cui fine ci sono mani sproporzionate, con artigli affilati; la sua testa è completamente bianca e priva di volto, ma la caratteristica più inquietante sta nella sua scelta di indossare un completo nero decorato con una cravatta rossa o nera, quasi fosse un essere umano. Quest’aspetto grottesco, lo rende uno degli incubi più assillanti, di quelli che non ti consentono di dormire o peggio, di svegliarti dall’incubo. Slender man, ossia uomo snello/esile, appunto per il suo aspetto, è un personaggio di fantasia, naturalmente.

 

 

Il web è un posto strano e variegato e in questa moltitudine di possibilità d’intrattenimento c’è il sito Something Awful, considerato una delle piattaforme che più plasmano internet così come lo conosciamo, ospita una diversità di contenuti per tutti i gusti tra blog e forum di vario genere. Fondato nel 1999 in Missouri, diviene molto popolare in breve tempo e tra le sue caratteristiche di spicco ce n’è una specifica: le foto modificate digitalmente, spesso utilizzate per creare meme, poi inseriti sui forum e diffusi in scala mondiale. Nel 2009 Something Awful indice un concorso con una richiesta molto semplice: modificare foto reali inserendovi dei dettagli inquietanti.

Il vincitore fu il padre di Slender man, Erik Knudsen, in arte Victor Surge. L’idea di Erik era semplice e vincente: prendere foto di bambini che giocano e che sorridono alla fotocamera e inserire un elemento terrificante non immediatamente visibile, cui nessuno presta attenzione, eppure lui è lì, ben mimetizzato e in attesa di fare la sua mossa. Erik/Victor creò un essere imponente, inquietante e affascinante destinato a diventare leggenda. Alla foto modificata aggiunse un filtro color seppia dando alla sua opera l’impressione che fosse qualcosa di antico, come se quell’incubo fosse sempre esistito.

In breve tempo il web lo consacrò a personaggio più ricercato della creepypasta (copy and paste, copia-incolla), letteratura breve orrorifica che viene diffusa grazie agli utenti, come una leggenda metropolitana. Nello stesso anno della sua nascita, Slender man diventa protagonista di una prima stagione della web serie Marble Hornets di genere ARG (alternative reality game) ed horror. Il suo ideatore, Troy Wagner, sostiene che il personaggio che appare non è Slender man e che i due soggetti sono distinti. Ma anche se loro lo chiamano l’Operatore, sta di fatto che la somiglianza è impressionante sia nell’aspetto sia nel modus operandi.

Diventando un fenomeno così virale, si svilupparono teorie sullo scopo di questo mostro, già la web serie aveva manifestato la capacità dello Slender man di potersi teletrasportare, di poter scegliere se farsi vedere o meno dalle sue vittime e possedere poteri psichici con cui faceva impazzire i malcapitati. Altra arma in suo possesso: dei tentacoli che gli fuoriescono dalla schiena e con cui immobilizza o afferra le prede. L’Uomo snello nasce come rapitore e probabilmente divoratore di bambini: li soggioga con i suoi poteri e li attira in luoghi boschivi particolarmente isolati, come un pifferaio magico dell’orrore. Predilige ampi spazi naturali e selvatici come abitazione e una volta agganciata una preda, la segue fino in capo al mondo per ucciderla o farla sparire.

Su questo personaggio si basa Slender man, the eight pages, il videogioco indipendente sviluppato dalla Parsec Production e scaricabile gratuitamente. Pubblicato nel 2012, il suo genere horror psicologico ha fatto presa sul pubblico, ma essendo un videogioco creato da un gruppo autonomo di programmatori senza budget, non possiede una complessità particolarmente avvincente.

Tutto inizia con la voce di una donna o una ragazzina: non vedremo il nostro avatar perché vivremo l’esperienza di gioco dietro l’obiettivo di una videocamera e ogni volta che percepiremo un’interferenza nel video, sapremo che lui è vicino. I materiali che ci sono forniti sono limitati, anche la resistenza di corsa è scarsa e questo è motivo di ulteriore angoscia. Il videogioco vuole ricreare sensazioni piuttosto che stimolare al raggiungimento dell’obiettivo.

Ci muoviamo nel bosco di notte, lo scopo è trovare otto pagine, già citate nel titolo del gioco, di un diario che parlano di Slender man e, via via che si arriva a completare la collezione, il nostro mostro sarà sempre più vicino e aumenterà la difficoltà. Non è particolarmente complicato, ma la lentezza crea molta ansia e il tutto è condito con una colonna sonora da brivido che aumenta la tensione. Una volta trovate le pagine si deve per forza cadere vittima dello Slender man per finire il gioco e avere un level up.

 

 

Una sorta di volume 2 è Slender: The Arrival, pubblicato nel 2013, la cui trama non è tanto dissimile dal precedente. La peculiarità di questo è che la storia è più strutturata e attraverso certe azioni di gioco si può accedere ad un livello bonus.

Il nostro personaggio non si limita al videogioco, grazie ad esso è diventato, sì, ancora più famoso, ma la vera fama l’ha acquisita per essere entrato a far parte prepotentemente della realtà. Una persona può avere tendenze violente e non aver mai giocato a uno sparatutto, ma in questo caso è stata la suggestione della storia di Slender man a produrre dei veri mostri in carne ed ossa, mostri che sarebbero dovuti essere loro stessi le vittime. Uno degli episodi più clamorosi è stato il caso di cronaca nera che vedeva coinvolte due ragazzine di circa dodici anni che hanno deciso di pugnalare una loro amichetta nel bosco per sacrificarla all’uomo snello. Secondo le leggende che si sono create intorno alla figura dell’uomo snello, per farlo desistere dal suo intento di portarti via, bisognerebbe offrirgli qualcosa in cambio: un’altra vita. Per fortuna la povera malcapitata è sopravvissuta, ma le due bambine sono state giudicate come adulte e sconteranno una severa e giusta pena per l’efferatezza del loro crimine. In fin dei conti una dose di realtà Slender man è riuscito ad ottenerla, attraverso proprio le sue presunte vittime che si sono fatte carnefici. Un mostro orribile dall’aspetto raccapricciante e dalle capacità terribili, ma una creazione di fantasia e nient’altro, qualcosa che nella sua ombra di leggenda è riuscito a terrorizzare una nazione come l’America e che è entrato nel mito dell’horror.

 

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