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Il legno morto

Bruno Contini | Arboretum   10 Giugno 2019   3 min.

 

Non schiantare il vecchio olmo con la scure, taglialegna,

non rubare il legno in terra alle radure.

 

Gli alberi morti si dividono in caduti e morti in piedi. Certe piante, finita la loro vita, si accasciano al suolo, stanchissime. Altre rimangono in piedi senza linfa né foglie, come guerrieri. Stanno ferme e indicano il cielo sopra le fitte chiome degli alberi vivi. Ma gli alberi morti in realtà non muoiono. I tronchi in terra fanno da balia alle nuove pianticelle. Nel primo stadio di vita, le plantule rischiano di essere sopraffatte dalle erbacce circostanti. Col suo cipiglio truce, il vecchio tronco incenerisce le erbe che provano a crescergli intorno e garantisce il giusto tenore di umidità per la crescita dei virgulti. Se un masso prova a schiacciarli, il tronco si mette di traverso e gli sbarra la strada. Quando la neve rischia di travolgerli, il legno morto la argina ed evita che gli alberelli muoiano o che i fusti vengano su sciabolati, vale a dire deformi. Per lo stesso motivo i vecchi tronchi e la sterpaglia sono preziosi per fermare slavine e smottamenti. Sotto queste piante precipitate pullula il popolo del sottobosco: larve, serpenti, salamandre e orbettini.

Per gli insetti poi, il legno marcescente è una manna. Il legno morto è l’habitat degli xilobionti e dei saproxilici, quelli che nel legno vivono e di legno campano.

 

Illustrazioni di Bruno Contini

 

Al momento non ci risulta esistere una Nazionale degli insetti saproxilici/xilofagi, ma abbiamo provato a mettere in campo un undici verosimile. Beninteso: si tratta solo di una formazione sperimentale, sono possibili anche diverse varianti. Come si può vedere nella foto di squadra, molti giocatori sono della famiglia dei coleotteri: lo scarabeo rinoceronte, la Herophila Tristis, la Proatetia Morio. All’imbrunire poi nei boschi spiccano il volo miriadi di cervi volanti. Il Cervus Lucanus, questo il nome scientifico, compare in diversi dipinti e trattati cristiani, ora come simbolo cristologico, ora come alleato del diavolo. Il solito Plinio il Vecchio nella Naturalis historia (Libro XI, Cap. XXVIII, Num. 34) ci fa sapere che presso i Lucani era consuetudine infilarne le mandibole (ossia le corna) in collanine da appendere a mo’ di cornetti scaramantici al collo dei bambini:

«Sed in quodam genere eorum grandi, cornua praelonga, bisulcis dentata forcipibus in cacumine, cum libuit ad morsum coeuntibus, infantium etiam remediis ex cervice suspenduntur».

Coleotteri a volontà quindi, ma non solo. Il legno morto ospita anche api, vespe selvatiche e imenotteri, come la formica carpentiere.

Poi viene il picchio che di coleotteri va ghiotto. Saltabecca da un albero all’altro e riesce a sferrare 15-20 beccate al secondo, con una frequenza di percussione da far arrossire un martello pneumatico – il tutto senza riportare traumi cerebrali. Secoli di evoluzione hanno reso le ossa e i muscoli del cranio resistenti ai peggiori contraccolpi. Il picchio martella, tambureggia, sfodera la sua lunghissima lingua e cattura le larvette di coleottero per sé e per i suoi pulcini. Poi il forellino diventa un buco, il buco una tana. Non è raro nelle selve vedere alberi morti sforacchiati in più punti come smagliature di lise calze a rete. Quando il picchio trasloca in altri lidi, nella cavità che ha crivellato si accasa mezza foresta: la civetta caporosso, la nottola, ma anche ghiri, martore e scoiattoli.

Si tende a vedere un tronco di traverso come un impaccio, un elemento di caos, da sgomberare in fretta e furia, magari per farci legna da ardere. Oppure si piantano boschi studiati a tavolino e improntati alla gestione commerciale, ad esempio pioppeti. In queste coltivazioni le piante non arrivano a vecchiaia, ma vengono tagliate prima, per essere poi sostituite da nuovi fusti giovani. Sempre meglio che piantarci uno stabilimento industriale, ma nelle selve con taglio a ciclo rapido la necromassa non ha quartiere.  Bonificando la foresta, ci si scorda del bendidio che ci vive dentro. Ci si scorda che il legno morto brulica di vita.

Molti coleotteri e a cascata tutti i predatori a valle dell’ecosistema sono oggi fortemente minacciati dai disboscamenti e dalla diminuzione di necromassa.

Nel corso dei millenni la civiltà è progredita al punto che non infiliamo più corna di cervi volanti al collo dei nostri figli. Il progresso potrebbe giungere a un segno tale che, forse, dopo le collane, arriveremo a cestinare direttamente i cervi volanti.

 

SITOGRAFIA

Riporto in fondo tre rimandi a siti molto preziosi per la stesura di questo articolo-racconto, particolarmente indicati anche per il lettore che volesse approfondire l’argomento:

https://www.waldwissen.net/wald/tiere/insekten_wirbellose/wsl_totholz_insekten/index_IT

http://www.provinz.bz.it/daksy/it/ambienti_naturali/alberi_senescenti.html

https://www.minambiente.it/pagina/fauna-saproxilica

 

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