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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Quella che… gli sprechi

 

Questa volta li conto. Sono i fogli utilizzati per un esame medico in un paese ad alta densità tecnologica com’è il nostro: tra smartphone, computer, tessere magnetiche, lettori di codici a barre eccetera.

Il primo e il secondo son “solo” due A5: le impegnative per il prelievo e per il successivo esame; sì, ma quale esame? Il problema viene evidenziato allo sportello dell’accettazione da una gentilissima receptionist:

− Signora, il suo medico di base ha sbagliato; l’esame su questo tipo di reperto è citologico non istologico. Ora vada a fare il prelievo, dopo ci penserà il medico qui a darle una nuova impegnativa corretta.

− D’accordo grazie.

− Quando avrà la nuova impegnativa, le faccio pagare le due prestazioni. A dopo.

Pinza all’impegnativa del prelievo un foglio A4 e due etichette.

Tralasciando le etichette, siamo a DUE fogli.

Dopo una mezz’ora vengo chiamata dall’infermiera più sgarbata e più bassa in cui mi sia mai imbattuta (e se sono io ad affermarlo…).

− Venga qui, no, non alla mia destra, si metta alla mia sinistra! Mi dia gli esami precedenti! Come non li ha?! E cosa è venuta a fare se non ha portato l’ecografia fattale dall’endocrinologa? Non ha alcun senso che lei sia qui!

− Se andassi a casa a prenderla?

− Vada vada!

D’accordo l’errore è mio, non ci ho proprio pensato che potesse servire l’ecografia fattami dall’endocrinologa che l’ha portata a prescrivermi quest’agoaspirato, però, a parte il modo in cui mi è stato detto, eddai! Ma attraverso la tessera sanitaria non dovrebbe essere accessibile la storia medica di ognuno, esami compresi?

Ho fatto un’ora fa la strada inversa, rieccomi a percorrere Rho-Bollate e poi ancora Bollate-Rho e mi fermo pure a far benzina.

Al mio ritorno, la Sgarbata per mia fortuna mi passa ad una collega come fossi una patata bollente. La collega è gentilissima.

Vengo fatta accomodare su un lettino con la testa rovesciata indietro e l’assoluto veto di muovermi e deglutire. Ecografo-ago-primo prelievo-passatina di garza con disinfettante-ago-secondo prelievo.

− Brava ora può deglutire e scendere dal lettino alzandosi piano, senta se le gira la testa, come va?

− Tutto bene, grazie.

Mi vengono restituiti i fogli con cui mi ero presentata e mi spiegano come arrivare ad anatomia patologica dove mi rifaranno la nuova impegnativa. Vado.

Dopo aver attraversato quei retri d’ospedale che noi non addetti ai lavori non dovremmo neppure immaginare, vengo accolta da due impiegati gentilissimi. In una decina di minuti ho tra le mani una nuova impegnativa su foglio A4.

Siamo a TRE.

Con i miei bei foglietti tra le mani, torno all’accettazione, mi rifaccio una mezz’ora di coda (vogliamo contare i due foglietti con numerino presi al totem dell’accettazione? Sommati alle etichette potremmo farli diventare un A5) e pago, ma in due diverse tranche, questo significa inserire due volte il bancomat e avere due scontrini, ma soprattutto due fogli A4 con la ricevuta dei due distinti pagamenti… d’altra parte le prestazioni sono due! Oltre, ovviamente, ad un altro foglio pinzato alla seconda impegnativa (quella rifatta).

Eccoci giunti a SEI.

Ora non resta che riattraversare quel mondo semisommerso fatto di lettighe rotte, infermieri che fumano in tenuta da lavoro tra sacchi d’immondizia non meglio identificata, gatti, cornacchie, inservienti che spingono carrelli di cui non voglio sapere, resti di sedie da sala d’attesa, rottami di diversa natura… per tornare ai due gentili impiegati dell’anatomia patologica che, in cambio delle due impegnative con i relativi fogli dell’accettazione, mi danno due nuovi fogli per il ritiro dell’esito.

Abbiamo così raggiunto la quota di OTTO fogli A4 (tralasciando gli scontrini, i numerini e le etichette).

Non aggiungo altro.

 

Siamo solo all’ora di pranzo e nel primo pomeriggio aspetto il tecnico della caldaia, visto che sto parlando di sprechi, continuo.

 

− Può trattarsi della scheda d’accensione oppure dell’altra scheda o della valvola del gas… è molto facile che sia la scheda d’accensione, io le consiglio di cambiarla almeno non è costretta a pagarmi l’uscita per niente.

− Be’, quindi all’uscita devo aggiungere il costo della scheda…

− Sì, certo, d’altra parte con queste vecchie caldaie che non danno il codice d’errore, bisogna andar per tentativi.

− Scusi… sorrido perché una quindicina di giorni fa ho dovuto chiamare il tecnico della lavastoviglie (lavastoviglie che compie un anno giusto oggi), perché l’errore che dava non era contemplato nel libretto d’istruzioni.

− Era la scheda elettronica, suppongo.

− Sì, bravo, era la scheda elettronica… dopo un anno di vita. La caldaia di anni ne ha 13 e lei mi dice che è vecchia.

− Guardi, facciamo che gliela metto in prova; tra una settimana la chiamiamo e se il problema si è risolto, bene, altrimenti veniamo, ma lei ci paga solo gli altri pezzi di ricambio e non più la nostra uscita.

In questi casi cerco disperatamente di comprendere chi ho davanti: mi stai fregando? Ti hanno insegnato a fare il bravo ragazzo e a fregare senza che il cliente se ne renda conto? D’altra parte se c’è la possibilità di ricorrere a questa sorta di escamotage è perché l’azienda l’ha creata, lui non è che un dipendente… avranno più tornaconto cambiando la scheda oggi e altri pezzi domani e quindi fidelizzandomi o uscendo più volte? La prima immagino…

Rischio il sovraccarico di domande cui non so rispondere.

− Accetto.

Ora cerco di scacciare, come fosse una mosca fastidiosa, quell’idea di aver buttato tempo e soldi e pezzi di caldaia funzionanti… e nei prossimi giorni lo scoprirò.

 

Vivo in un mondo che mi piace sempre meno.

L'autore







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