• La Redazione | Chi siamo | Newsletter

    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Nuove voci raccontano: Franco Rizzi

Francesca Ghezzani | Nuove Voci Raccontano   1 Giugno 2019   7 min.

 

Ho l’immenso piacere di dar vita a una nuova rubrica dal titolo Nuove voci raccontano, scelta di concerto con la Direttrice Giuseppina Biondo che ha da subito sposato il progetto e con cui il feeling è stato immediato.

Qui non scriverò nelle vesti di giornalista pura, farò piuttosto da traghettatrice per portare voi lettori ad avvicinare e conoscere nuove voci, appunto, che hanno qualcosa da raccontare.

È a tal proposito che vi presento lo scrittore Franco Rizzi, al quale ho chiesto di narrare, letteralmente a briglia sciolta, alcuni aneddoti e dettagli riallacciandosi al periodo in cui è ambientata una delle sette opere che ha pubblicato dal titolo Anni difficili, quello dal 1974 al 1981.

“Sono volutamente gettati alla rinfusa – ci tiene a specificare – e nel loro apparire una narrazione vera, possono considerarsi falsi. Ma è vero anche il contrario: sono solo frutto di fantasia e quindi sono veri.

Ricordando quel periodo, quei lunghi interminabili anni, devo ammettere che sono stati anni difficili, ma ero giovane e riuscivo ad affrontarli. Girandomi all’indietro a guardarli, mi si affolla immediatamente nella testa un fiume spumeggiante di ricordi e subito mi viene l’istinto di metterli in ordine, ma questa volta ho scelto di farlo a briglia sciolta e ne butterò alcuni sulla carta affastellandoli a casaccio.”

A capo dell’azienda di famiglia, per lavoro ha viaggiato in Europa, Asia, America del nord e del sud, Africa. Alcuni paesi li ha conosciuti un po’ più da vicino, visitandoli più volte con gli agenti locali.

Ha conosciuto uomini comuni, imbroglioni, ciarlatani, massoni, persone per bene, altre poco raccomandabili, tecnici competenti e tecnici mediocri, managers diabolici, dirigenti presuntuosi. È proprio da qui che tornano alla mente quegli spaccati di una vita da imprenditore che, con il cuore di scrittore, ha deciso di raccontarci.

 

***

 

Il maledetto Armanelli

Era un ragazzo, un disegnatore che avevo inopinatamente assunto quando fu pronta la palazzina uffici di Adro alla fine del 1970. In realtà Armanelli era un elettricista che aveva lavorato per noi per realizzare l’impianto elettrico mentre costruivamo la palazzina degli uffici. A quel tempo io dovevo cominciare a mettere in piedi un nuovo ufficio tecnico, con l’intento segreto di arrivare gradualmente a chiudere la nostra sede di Milano. Nei locali che fungevano da ufficio per il capo officina, all’interno dei capannoni avevo iniziato ad esaminare alcuni candidati: certi caproni! L’elettricista Armanelli venutone a conoscenza, aveva candidato a un posto di disegnatore suo fratello minore. Forse per questa raccomandazione, ma anche perché si era presentato bene, l’avevo assunto, ma appena era scattato il periodo della contestazione questo bell’imbusto si era eretto a capo della ribellione degli uffici. In quel periodo la maggior parte del tempo lo passavo negli uffici di Milano, poi in genere al giovedì durante la pausa pranzo, tra l’una e le due e trenta, arrivavo ad Adro e salivo nel mio ufficio. E lui era pronto a entrare dietro di me ogni volta con una rivendicazione diversa. Io lasciavo sempre aperta la porta del mio ufficio, perché mi sono ritenuto un capo senza macchia e senza paura, così ero costretto a sorbirmelo come primo problema ogni volta che arrivavo. Nessuna di quelle rivendicazioni era degna di nota e nel dettaglio non me ne ricordo nessuna, ma erano un forte disturbo che sarebbe durato a lungo. Riuscii a farlo dimettere solo alcuni anni dopo, quando ormai cavalcare l’onda della contestazione era passato di moda e lui non voleva fare il disegnatore, ma suonare la chitarra. Non so se, lasciata la Rizzi sia mai diventato un musicista, ma non credo.

 

La massoneria associazione che difende il bene comune

Quando me ne sono andato sbattendo la porta della massoneria avevo capito quasi tutto. La massoneria non è unica come vorrebbe far credere, ma si tratta di una serie di consorterie che possono ripetersi senza fine: ogni furbacchione può inventarsene una sua e molti tra gli uomini di potere di quel tempo ne possedevano una propria. Il meccanismo che le regola fa leva su alcuni semplici desideri che sono presenti in ogni uomo: chiunque amerebbe incontrare degli sconosciuti che si aprissero a lui come fratelli, chiunque vorrebbe trovare un luogo dove non essere discriminato né per pensiero politico, né per credo religioso. Promettendo queste semplici cose è possibile trovare continuamente dei nuovi adepti: alcuni ingenui e altri furbi, furbetti e furboni. Io mi ero lasciato affascinare dai racconti fantasiosi di un giornalista del XX secolo, di nome Paolo Lingua, che una domenica pomeriggio di un giorno di aprile, (il 14 per l’esattezza) del 1973 aveva letto, da un libricino antico, di consorterie segrete. Era una bellissima favola e la si poteva adattare ai giorni tristi che stavamo attraversando e che ci attendevano. Dopo un po’ ero riuscito a capire cosa stava dietro agli uomini con cui ero venuto in contatto. Il personaggio Gianni Trapani, che ho inventato nel romanzo Anni Difficili, fa un po’ da io narrante che viene irretito dalla massoneria da cui finisce per subire una serie di angherie fino a perdersi e soccombere.

 

Un bollettino di guerra che sembrava non avere mai fine

Ripensandoci, non so bene come riuscissi a vivere con freddezza quella serie lunghissima di attentati, omicidi, vendette, contro attentati e contro vendette che durarono per tutta la lunga notte della nostra Repubblica. Forse ero stato vaccinato da piccolo quando tra il 1943 e il 1945, di giorno e di notte, sulle nostre teste ogni tanto si sentiva passare un aeroplano, il maledetto Pippo, che senza motivo sganciava, qua o là, delle bombe e chi colpiva, colpiva!

Colpivano le brigate rosse, dal giudice Sossi ad Aldo Moro, colpivano i servizi segreti dalla bomba alla Banca dell’Agricoltura in avanti, colpiva la mafia, già anni prima ammazzando il generale Dalla Chiesa, e poi ammazzandosi tra loro, eliminando Stefano Bontade e Giacomo Vitale e poi tanti altri ancora. Sì, perché la mafia sembrava proprio averci provato gusto a sparare e anche dopo che le brigate rosse la loro guerra l’avevano persa, con il sequestro del generale Dozier, loro avevano continuato con le stragi di Capaci e di via D’Amelio e infine con le bombe di Firenze e Milano per imporre la trattativa stato-mafia.

 

Quel pomeriggio in mezzo al capannone del reparto carpenteria

La battaglia anche nel mio piccolo era senza esclusione di colpi. Il mio avversario quotidiano era il capo dei sindacalisti interni: si chiamava Gianfranco Rivoltella ed era di un anno più giovane di me. In quei brutti anni eravamo anche impegnati con un lavoro di montaggio nel centro siderurgico di Taranto (bell’ambiente anche quello!). Così, forte di tutte le carte buone in mano, Rivoltella si era lasciato andare ad una sfida pubblica. In mezzo al capannone del reparto carpenteria, dove lavoravano tutti i sindacalisti più accesi, aveva detto che se io non avessi accettato un nuovo, ennesimo, contratto aggiuntivo, lui si sarebbe dimesso e nessuna squadra sarebbe più partita per Taranto. Così io, il pomeriggio successivo, sempre in mezzo a quel capannone e ai carpentieri che assistevano, dissi di no e lo sfidai a mantenere la parola data in pubblico. Lui si dimise. Io rimasi.

 

Vicente Razini storia di un fortunato re Mida

Vicente l’ho conosciuto in quegli anni quando andai per la prima volta in Venezuela. Era un modesto emigrato che aveva lasciato Pescara e si arrabattava vivendo di piccole attività. Era arrivato un pomeriggio al mio albergo per accompagnare un altro emigrato italiano che faceva il sarto ed essendo membro del Lion’s Club di Caracas era venuto a conoscermi. Diventammo amici e io alcuni mesi dopo gli mandai da Milano il direttore (per la precisione l’amante della padrona rimasta vedova) di un’impresa che costruiva ciminiere. Feci la sua fortuna. Grazie alla nazionalizzazione dell’impresa petrolifera venezuelana che quell’anno si ribellò al giogo degli Stati Uniti, Razini riuscì a diventare l’impresa monopolista fornitrice di ciminiere. Forse il diavolo lo rifiutò la notte in cui venne selvaggiamente aggredito e ferito alla testa e lo compensò facendogli trovare, durante un viaggio che fece, ormai da ricco imprenditore in vacanza, parecchi diamanti lungo un affluente del fiume Orinoco. E fece tante altre cose ancora. E siamo rimasti amici. E lui mi è sempre stato riconoscente. Peccato che una forma di demenza senile lo colpì qualche anno fa.

 

Roma e il sottobosco politico negli anni del terrorismo

In quegli anni frequentavo anche la capitale e così ho conosciuto un po’ il sottobosco che vi prosperava. La Rai era un preciso punto di incontro e tutti i politici tentavano di inzupparci il pane. Gli attentati scuotevano un po’ anche la capitale, ma venivano presto riassorbiti, da una specie di terreno torboso, paludoso, vischioso, che riusciva ad adattarsi agli scossoni senza che i palazzi crollassero.  L’uomo più potente che ho conosciuto l’ho mascherato sotto il nome di Francalanza. Questo è il nome dato dallo scrittore Federico De Roberto alla potente famiglia siciliana protagonista del suo romanzo I Vicerè. Se l’Enel fosse esistita già al tempo dei Francalanza, loro ne sarebbero sicuramente stati il fornitore numero uno.

 

***

 

Queste le parole di Franco Rizzi, nato a Torino nel 1935, per molti anni vissuto a Milano e ora residente sulla riva del Lago di Iseo. A diciotto anni pensava di fare lo scrittore come mestiere e il giornalista come secondo lavoro per vivere, ma dopo la maturità si è iscritto al Politecnico di Milano, laureandosi in ingegneria elettrotecnica e prendendo quindi le redini dell’azienda di famiglia.

Scrive da sempre, perché ama scrivere, ma più intensamente da quando alcune parti di sé sono riemerse, come bolle d’aria dal profondo del mare dove aveva cercato di annegarle.

Ad oggi ha scritto una dozzina di romanzi, tutti più o meno a cornice storica.

 

 

SINOSSI DEL ROMANZO

La storia intreccia, per un periodo di sette anni, le vite di tre personaggi.

Il primo Gianni Trapani, nel 1974 si trova faccia a faccia con un’istituzione che credeva scomparsa: la Massoneria. Il paese sta attraversando uno degli anni più difficili, tra quelli che in realtà tormenteranno l’Italia per più di un decennio. Il protagonista ha l’illusione di aver trovato un aiuto.

Il secondo Aldo Devita, dopo una prima giovinezza segnata dai tragici avvenimenti della guerra, incarna alcuni aspetti, un po’ misteriosi, della cosiddetta Massoneria deviata. Per un certo periodo utilizza Gianni Trapani per i suoi scopi.

Il terzo Vicente Razini è un emigrato italiano in Venezuela, che per uno di quegli strani casi della vita, dopo che il caso gli ha fatto incontrare i primi due, diventa improvvisamente un uomo molto ricco. Senza saperlo è stato proprio Gianni l’innesco della sua fortunata ascesa ad un successo che appare inarrestabile.

Ma poi per il primo, la vita prende una brutta piega, finisce per perdere il lavoro e gli aiuti che sperava di ottenere dalla Massoneria diventano prima vaghi e poi pericolosi.

Mentre nel paese si susseguono fatti sempre più tragici, lui si avvita in una spirale sempre più negativa che lo spinge sempre più in basso, fino a commettere un omicidio.

Il secondo sembra vivere senza una meta, legato fin da giovane ad una famiglia mafiosa siciliana, intesse pericolosi rapporti di intermediazione che gli procurano denaro e potere, ma poi la sua sete di potere lo porta su una strada senza ritorno.

Per il terzo, invece, le cose andranno apparentemente molto bene, anche se le persone che lo circondano se ne approfittano. La vita però sarà severa anche con lui.

Dopo alcuni anni difficili, nel 1981 il paese sembra ritrovare un nuovo punto di equilibrio, ma per nessuno di loro ci sarà la redenzione. I loro destini sembrano segnati dall’inclemenza del fato.

L'autore







Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

3 + 8 =


 

È vietata la copia e la riproduzione dei contenuti e immagini in qualsiasi forma.
È vietata la redistribuzione e la pubblicazione dei contenuti e immagini non autorizzata espressamente dall’autore.

Se riscontri problemi con il sito web, contatta il webmaster.

redazione@ilraccoglitore.com

 

Ti piace scrivere?

il Raccoglitore è qui per raccogliere storie! Se vuoi inviarci la tua candidatura, scopri come fare.

Scrivi con noi

Newsletter

Social

il Raccoglitore 1.0 © Copyright 2019 - domenica 18 Agosto, 2019 09:04