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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Intervista a Eric Fischl (English translation included)

Giuseppina Biondo | Interviste   13 Marzo 2019   12 min.

Caro Eric, innanzitutto ti ringrazio per aver accettato quest’intervista.
Vorrei partire dal dipinto A Visit To / A Visit From / The Island (1983). Anche decontestualizzando l’opera dalla sua cronaca, è facile intuire la realtà che rappresenta: la divisione del mondo dei ricchi da quello dei poveri, del benessere dalla sofferenza. È un’opera sulla dicotomia del pianeta, un quadro dell’indifferenza umana. Oggi, tra Europa e Africa, dipinti di questo tipo potrebbero ben sostituire le immagini che riceviamo dai telegiornali, dalle fotografie sui quotidiani e sui social. Ci racconteresti come nasce questo quadro e, soprattutto, da dove hai iniziato a lavorare sulla tela? Ci piacciono le storie, quindi se ci sono aneddoti, non tralasciarli.

 EF: Il quadro è stato creato durante un periodo di crisi umanitaria che ha colpito Haiti, crisi che stava costringendo le persone ad abbandonare la propria terra, rischiare le proprie vite, rischiare tutto e che le ha portate a fare tentativi disperati per arrivare in America su delle zattere. In molti hanno perso la vita. Una tragedia simile sta accadendo oggi, come dici, tra l’Europa e l’Africa. E capiterà ancora da qualche altra parte ed è già accaduto tempo addietro.
Non sono un fatalista, ma sono un realista. Lotto molto per dare senso alla mia esperienza di vita e per mostrarla attraverso un linguaggio visivo in cui sono presenti paradossi come quello che hai descritto parlando di A Visit to / A Visit from.
The Island è un buon esempio. È un dipinto composto da due pannelli che rappresentano quell’opposizione estrema. Nessuna delle due è abitabile per un certo periodo di tempo. Entrambe ti conducono alla morte. Il pannello sulla sinistra mostra il privilegio, dove si può vedere una famiglia che gioca / che prende il sole / che nuota nelle belle acque dei Caraibi, sono in vacanza, si rilassano sulla stessa isola paradisiaca dalla quale, invece, le persone del pannello sulla destra cercano di scappare. Paradiso e Inferno sulla terra. Il pannello di sinistra mi porta ad una noia e un tedio che spaccano l’anima. Il pannello di destra mi porta a un confronto con la lotta per sopravvivere che è troppo terrificante da immaginare. Nessun dei due posti è abitabile per un certo periodo di tempo e quindi mi ritrovo (e spero che sia lo stesso per lo spettatore) a vivere a disagio, esposto da qualche parte nel bel mezzo di questi due estremi.

  

Qual è invece il dipinto, tra tutte le tue opere, al quale sei più legato? Dicci anche il perché.

EF: Non sono sicuro se mi stai chiedendo quale dei miei dipinti sia quello con cui mi identifico di più o quale tra questi sia il mio preferito? Se è il primo caso, direi che Bad Boy e Sleepwalker sono i dipinti per i quali sono conosciuto. Entrambi i lavori introducono il mondo alle mie tematiche di esplorazione dei momenti fisici, psicologici e transizioni emozionali. Entrambi articolano la complessità del desiderio e il bisogno espressi attraverso gli occhi di un ragazzino che attraversa la pubertà.
Se invece mi chiedi qual è il mio preferito, dovrò essere un padre orgoglioso e riguardoso che dice che ama tutti i suoi figli, ognuno per ragioni differenti.

 

Dear Eric, first of all thank you for accepting this interview.
I would like to start with the painting A Visit to / A Visit from / The Island (1983). Even decontextualizing it, it’s easy to catch the reality it represents: the cleft between the rich and the poor worlds, the welfare and the misery. It’s an artwork about the dichotomy of the planet, a picture of human aloofness. As for today, between Europe and Africa, canvases like these could easily replace the images we see on the tv news, in the photos on newspapers and on social networks. Would you tell us how is this work born and, above all, from where did you start on the canvas? We love stories, so please, if there are any anecdotes, feel free to share them.

EF: The painting was created during a humanitarian crisis in Haiti that was forcing people to flee their homeland, risk their lives, risk everything and make desperate attempts to come to America on rafts. Many were lost. This tragedy is happening today, as you say, between Europe and Africa. It will happen somewhere else again and has happened before.
I am not a fatalist but I am a realist. I struggle to make sense of my experience of life and to put it into a visual language in which paradoxes such as the one you describe in A Visit to/ A Visit from.
The Island is a good example. It is a painting in 2 panels that picture extreme opposition. Neither one is inhabitable for any length of time. Both take you towards death. The panel on the left pictures privilege where you see a family playing / basking / swimming in the beautiful waters of the Caribbean, vacationing, relaxing most likely on the same island paradise that the people pictured in the right panel are desperately escaping from. Heaven and Hell on earth. The left panel takes me to soul-crushing boredom and ennui. The right panel takes me to a confrontation with the struggle to survive that is too terrifying to imagine. Neither place is inhabitable for any length of time and so I find (and I hope the viewer finds) myself living uncomfortably exposed somewhere in the middle of these two extremes.

 

What is, instead, the painting – among yours – you are more tied to? Tell us why.

EF: I am not sure whether you are asking me which of my paintings am I most identified with or which of my paintings are my favorites? If it is the first, I will say that Bad Boy and Sleepwalker are the two paintings for which I am most known. Both works introduced the world to my thematic explorations about moments of physical, psychological, and emotional transitions. Both articulate the complexity of desire and need expressed through the eyes of a boy going through puberty.
If you are asking me which are my favorite paintings, I will have to be the proud and considerate parent who answers that I love all my children though each for different reasons.

 

A Visit To / A Visit From / The Island, 1983

 

Bad Boy (1981)

 

Negli anni Ottanta l’arte figurativa è tornata in auge. Neo-concettuale, neo-pop, neo-op e neo-geo sono poi sopraggiunti, rimettendola da parte. Mi chiedo, il figurativo può dipendere dall’esigenza di raccontare piuttosto che dal voler dimostrare qualcosa, un’idea, o affermare un diritto? Provo a spiegarmi meglio. Scegliere di dipingere figure avvicina di più l’artista alla narrazione della realtà rispetto a quanto possa fare attraverso l’arte astratta o concettuale? Quando il mondo attraversa diverse tensioni (politiche, sociali, economiche…), potrebbe essere un momento più interessante per il figurativo rispetto, ad esempio, all’espressionismo astratto?

EF: Sono un pittore di persone. Ciò è molto più dell’essere un artista figurativo. Non sono interessato alla figura, ma sono più interessato al modo in cui le persone abitano i propri corpi. Guardo per cercare di capire se la loro realtà interiore combacia con quella che si presenta all’esterno o se l’esteriorità tradisce i loro pensieri e i sentimenti interiori.
L’astrattismo, a meno che non sia legato a pure forme matematiche, è una ricerca dell’universalità da parte del singolo individuo. I miei dipinti cercano l’individualità nella nostra comunanza.

 

Hai iniziato con l’astratto. Come mai lo hai poi abbandonato? 

EF: Quando dipingo racconto a me stesso storie, mi faccio domande su cosa le persone dei miei quadri stanno facendo / pensando / non facendo ecc. La struttura narrativa è la mia forza. Non ero un bravo pittore astratto. Non ho una mente astratta.

 

In the Eighties, Figurative Art came back in favor. Neo-conceptual, Neo-pop, Neo-op and Neo-Geo then arrived, pushing it to the side again. I ask myself, can figurative art depend on the urge to tell rather than demonstrate something, an idea, or affirm a right? I’ll try to be clearer. Does choosing to paint shapes link the artist to the narration of reality more than what he can do through abstract or conceptual art? When the world goes through several tensions (political, social, economics…), could it be a more interesting moment for Figurative Art compared to, for example, Abstract Expressionism?

EF: I am a painter of people. That is more than being a figurative painter. I am not interested in the figure but rather, I am interested in the way people inhabit their bodies. I look to see if their interior realities line up with their exterior presentation or if the exterior betrays their interior thoughts and feelings.
Abstraction, unless tied to the pure forms of mathematics, is a pursuit of the individual seeking universality. My paintings are looking for individuality within our commonality.

 

You started with Abstracts. How come you took it aside after a while?

ER: When I paint I tell myself stories, ask questions about what the people in my paintings are doing/ thinking/ not doing etc. The narrative structure is my strength. I was not a good abstract painter. I lack the abstract mind.

 

Sleepwalker (1979)

 

Come sono stati gli anni Ottanta? Raccontaci qualche storia su quegli anni. Colleghi, aneddoti, curiosità, l’aria che si respirava.

EF: Questa domanda non può avere una risposta in uno spazio e periodo di tempo così ristretti. Non può essere sintetizzata o oggettivata. I libri di storia racconteranno di questo momento e verranno scritti libri sul tipo di arte che fu creata allora, e tutte le transizioni che avvennero nel mondo dell’arte.
Ho scritto un memoir (sfortunatamente non è stato tradotto in italiano) che si intitola Bad Boy: My Life On and Off of the Canvas. Nella maggior parte del libro cerco di capire o catturare il significato di quali sono state le mie esperienze in questo periodo.
Questa è stata una fase che ha visto l’egemonia della narrativa lineare modernista del progresso esplodere in una pluralità, diversità, ricerche di identità, nichilismo, cinismo e alta ironia. Questo è stato il tempo in cui il centro del mondo dell’arte è sparito, sopraffatto dalla globalizzazione. Questo è il periodo in cui il mondo dell’arte è divenuto il mercato dell’arte.

 

E com’è stato cominciare per te? Quando hai capito che il tuo lavoro stava diventando importante per il mondo dell’arte?

EF: Non sapevo di voler diventare un artista finché non lo sono diventato. Da quel momento, averlo scoperto mi ha portato a voler diventare un artista migliore. Sono stato fortunato ad essere stato circondato da colleghi brillanti che volevano la stessa cosa. Ci sfidavamo a vicenda e sfidavamo noi stessi per andare avanti. Era una competizione vibrante e salutare. Quando ho iniziato ad inseguire la mia visione, non c’era nessuna garanzia che la mia voce riuscisse a connettersi con le altre. Nel fare arte puoi controllare alcune cose, ma trovare un pubblico che risponde profondamente a ciò che fai non ha garanzie. Quindi la risposa più semplice alla tua domanda è che non sapevo che avrei avuto successo, ma ero disposto a tutto per vivere la vita di un artista. 

 

Scultura. Tumbling Woman Glass (2012), Tumbling Woman II Acrylic (2014) attirano la nostra attenzione. Dal 2000 ad oggi sono sei le versioni di Tumbling Woman da te scolpite con differenti materiali. Come nascono e cosa rappresentano? Qual è per te la differenza tra pittura e scultura quando ti appresti a creare un’opera nuova?

 EF: L’originale di Tumbling Woman è una scultura in bronzo che supera la grandezza naturale. È stata creata come risposta all’incubo dell’attacco in America dell’11 settembre 2001. Fu messa in mostra al primo anniversario dell’11 settembre al Rockefeller Center a New York. La scultura fu accolta con rabbia e orrore e fu rimossa dopo due giorni. Fui accusato di usare il dolore degli altri per ingrandire la mia carriera. Ciò mi ha dimostrato come il pubblico sia disconnesso e sospettoso nei confronti dell’arte. Pensare che ci possano essere ulteriori ragioni per fare un lavoro che tenti di comprendere la complessità dell’orrore, la perdita e la costrizione emotiva è mostruoso.
Il fenomeno strano di quel giorno orribile fu che tremila persone morirono, ma non ci furono corpi. Tutti scomparsi, schiacciati nelle macerie, polverizzati o inceneriti. È difficile andare avanti se non si possono trovare i corpi. Ho pensato che fosse urgente ed importante poter riportare il corpo nella nostra memoria fisicamente, così che si potesse iniziare a capire la vera triste natura della nostra perdita. Senza corpi il nostro lutto si è tramutato nel linguaggio dell’architettura. Riguardava la perdita delle Torri Gemelle. Le immagini degli edifici prima e dopo sono diventate la via per afferrare l’evento. Ciò lo ha solo reso peggiore perché non c’era nulla delle persone che sono morte lì.

 

How were the Eighties? Tell us some stories about those years. Colleagues, anecdotes, curiosities, how the atmosphere was.

EF: This question cannot be answered in a short time and space. It cannot be summarized nor objectified. History books will be written about this moment in time and books will be written about the art that was created then and the transitions that occurred in the art world.
I have written a memoir (unfortunately not translated into Italian) titled Bad Boy: My Life On and Off of the Canvas. In it, I spend more than half the book trying to understand and to capture the significance of what I experienced living at this point in time.
This was a time that saw the hegemony of the modernist linear narrative of progress explode into plurality, diversity, identity quests, nihilism, cynicism and high irony. This was the time when the center of the art world disappeared, overwhelmed as it was by globalization. This was time when the art world became the art market.

 

And how was, for you, the start? When did you understand that what you were doing was going to become something important in the Art field? 

EF: I did not know I wanted to be an artist until I became one. Having discovered this, all I wanted to do from then on was become a better artist. I was fortunate to be surrounded by brilliant peers who wanted the same thing. We challenged each other and challenged ourselves to keep up. It was a vibrant and healthy competition. When I started out pursuing my vision, there was no guarantee I would find a voice that would connect with others. Some things you can control in art making but finding an audience that responds deeply to what you are doing has no guarantees. So the simple answer to your question is that I didn’t know that I was going to be successful but I was willing to risk everything to live an artist’s life.

  

Sculpture. Tumbling Woman Glass (2012), Tumbling Woman II Acrylic (2014) catch our attention. From 2000 to nowadays there are six versions of Tumbling Woman sculpted by you using different materials. How were they born and what do they represent? What is, for you, the difference between painting and sculpture when you approach the creation of a new art piece? 

EF: The original Tumbling Woman is a larger than life bronze sculpture. It was made in response to the nightmare of the attack on America in 9/11/ 2001. It was exhibited on the first anniversary of 9/11 at Rockefeller Center in NYC. The sculpture was greeted with anger and horror and was removed 2 days later. I was accused of using the pain of other’s suffering to further my career. That showed me how disconnected and suspicious the public is from art. To think that there would be ulterior motives to making a work that attempts to understand the complexity of horror, loss and emotional duress is obscene.
The strange phenomenon of that horrific day was that 3000 people died but there were no bodies. Everyone disappeared, crushed in the rubble, pulverized or incinerated. It is so hard to find closure when you can’t find the bodies. I felt it urgent and important to bring the body back into our memory in a physical way so we could begin to understand the truly sad nature of our loss. Without bodies, our mourning took on the language of architecture. It was about the loss of the Trade Towers. Images of the buildings before and after became the way to grasp the event. This only made it worse because there was nothing about the people who were murdered there.

Tumbling Woman (2002)

 

Ci diresti un pittore o una pittrice di oggi che varrebbe la pena di tenere in considerazione? E chi secondo te è l’artista più rappresentativo di questi anni?

EF: I dipinti figurativi migliori sono fatti da artisti in paesi e comunità che non hanno mai abbandonato le tradizioni. Negli USA è nella comunità di colore che puoi trovare i lavori più stimolanti e belli. Gli artisti che ammiro particolarmente sono Kerry James Marshall, Njideka Akunyili-Crosby, Henry Taylor, Arcmanoro Niles, Kara Walker, Lorna Simpson, Nathaniel Mary-Quinn.

 

Com’è il mondo dell’arte oggi?

EF: Un casino.

 

C’è in programma qualche tua nuova mostra?  Stai lavorando su qualche opera in particolare?

EF: La mia prossima mostra avrà luogo a giugno, alla Spruth Magers Gallery di Los Angeles.

 

Ringraziandoti ancora per le risposte, ti invito a concludere l’intervista dicendoci cosa consiglieresti agli artisti di oggi e chi è secondo te il vero artista, quali caratteristiche deve avere per interpretare o raccontare il contemporaneo.

EF: Il talento degli artisti è la loro abilità innata di organizzare il caos nella coerenza insieme alla loro capacità di empatia. È ciò di cui ogni cultura ha bisogno e che dovrebbe ricercare ed esigere dai propri artisti.

 

 

Would you share with us the name of a today’s painter that should be kept in consideration? And who, in your opinion, is more representative of these current years? 

EF: The best figurative paintings are being made by artists in countries and communities that have never given up that tradition. In the US, it is within the Black community that you find the most exciting and beautiful works. Artists I particularly admire are Kerry James Marshall, Njideka Akunyili-Crosby, Henry Taylor, Arcmanoro Niles, Kara Walker, Lorna Simpson, Nathaniel Mary-Quinn.

  

How is the art field these days? 

EF: A mess.

  

Is there any scheduled new show? Are you working on a canvas in particular? 

EF: My next show will be at Spruth Magers Gallery in Los Angeles in June.

 

As I thank you once again for you replies, I invite you to conclude the interview telling us what you would suggest to today’s artists and who, in your opinion, is a real artist, what peculiarities they should have to be able to interpret or relate to the contemporary world.

EF: The talent of artists is their innate ability to organize chaos into coherency along with their capacity for empathy. It is what every culture needs and should seek out and demand from their artists.

 

L'autore







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