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“Dietro le quinte al museo” di Kate Atkinson

Federica Falco | Recensioni   24 Febbraio 2019   3 min.

 

Genere: romanzo/fiction storica
Editore: Nord
Pagine: 368

 

L’autrice: Kate Atkinson (York, 20 dicembre 1951) è una scrittrice britannica. Ha esordito con il romanzo “Dietro le quinte al museo” (“Behind the Scenes at the Museum”) nel 1995, vincendo nello stesso anno il prestigioso Costa Book Awards. Autrice di racconti, a volte di stampo comico altre più satirico, le sue tematiche preferite sono la vita mondana e la magia; talvolta si cimenta anche come scrittrice di gialli e polizieschi.

 

Un titolo originale per una vicenda al tempo stesso prosastica e sensazionale. Racconto dal ritmo indiavolato, costellato da punte di tenerezza e riflessione, è un resoconto tragicomico delle vicende di una famiglia inglese a dir poco peculiare.Il romanzo colpisce per la sua innovativa e sorprendente intelaiatura narrativa, che trasporta fin da subito il lettore nell’orizzonte fiabesco e dissacrante della protagonista e narratrice Ruby, facendo dell’incipit “Eccomi, esisto!” un divertente paradigma dell’intera composizione. Intrisa da uno scoppiettante humor inglese, la storia è occasione di immersione nella mentalità, nelle paure e nelle speranze di persone terribilmente comuni e fallibili, che proprio per questo diventano dei perfetti compagni di viaggio.Ciò che rende attiva e gustosa la cronaca delle vicende è il suo continuo fluire tra passato e presente, da epoche antiche brulicanti di appassionati protagonisti agli anni settanta, dove la giovane protagonista, fattasi ormai donna, cerca di costruire il proprio futuro. I personaggi in cui ci si imbatte seguono il ricambio generazionale della famiglia; li si incontra singolarmente, l’uno dopo l’altro, e si rimane commossi dalla loro umanità approfondita e studiata, che fa del romanzo una galleria di uomini e donne straordinari nella loro ordinarietà. In questo viaggio dal sapore umano ed esperienziale, la voce ironica ed intimamente distaccata della protagonista mostra spaccati di monotonia quotidiana, in cui ogni circostanza, persino la morte, viene analizzata attraverso una lente straniante. L’effetto è quello di pagine umoristiche ed accattivanti, interrotte qua e là da episodi di commovente tragicità.

Tuttavia, è forse la riflessione sul significato dell’opera a suscitare maggiori stimoli. Quale idea di mondo ha voluto comunicare l’autrice? Quali sono le sue speranze per il futuro? A primo acchito, lo scenario presente appare sterile e monotono, i legami famigliari privi di tenerezza. Bunty, la madre di Ruby, è una donna anaffettiva e svogliata, che vive la maternità come un peso. George, suo padre, è uno squallido gigolò che non perde occasione per dimostrare la propria inettitudine. I personaggi sembrano vagare sperduti nell’immoralità e nella mancanza di senso, prigionieri di una vita che non avrebbero mai voluto scegliere. Appena però si entra in confidenza con la loro interiorità, si scopre il dolore profondo che grava su ciascuno di loro, e li rende spettri di loro stessi che rifuggono ad ogni stimolo. In realtà, tutti celano dentro di sé un’inaspettata volontà di riscatto, una sete di autenticità che non smette di impressionare il lettore. Lo stesso intento narrativo della protagonista nasce da questa tensione, portandola a riscoprire le proprie origini come mezzo per affermare se stessa.

Ecco allora che il mondo di Ruby si mostra sorprendentemente simile alla nostra realtà contemporanea, crogiolo di idee, novità e passioni che spesso risultano inibite dall’esprimere pienamente il loro potenziale. In questo senso, aprire la porta di casa di famiglia Lennox non risolverà i problemi, ma plasmerà il nostro animo nella direzione di un’attenzione più intensa al nostro presente.

Insomma, Dietro le quinte al museo ci coinvolge e ci emoziona, perché in fondo ciascuno di noi sente l’esigenza di tornare a vedere la realtà con lo sguardo disincantato ma in fondo ottimista della piccola Ruby.

L'autore







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