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Gennaio: mese di malumori, cambi di mercato e tristi addii

Sergio Basilio | La Settimana Sportiva, Sport   25 Gennaio 2019   3 min.

La settimana sportiva più intensa di gennaio ci ha regalato una telenovela: Higuain ha tenuto banco per tutto il mese con un finale piuttosto scontato e forse giusto per entrambe le parti interessate, mentre durante l’Australian Open Andy, Murray è costretto, tra le lacrime, ad annunciare il suo addio al Tennis.

 

 

Gennaio è spesso il mese dei malumori, della tristezza per il ritorno dalle vacanze, delle lamentele per certe insoddisfazioni. Tutte sensazioni che Gonzalo Higuain ha provato da metà novembre in poi, da quella sera per lui maledetta, dove ha sbagliato quel rigore contro la sua vecchia signora (che lo aveva letteralmente scaricato per l’arrivo di Cristiano Ronaldo) portandolo alla conseguente espulsione dopo la sfuriata eccessiva davanti l’arbitro. Una serata storta, ben oltre le aspettative, ma lì qualcosa si è rotto in Gonzalo, abituato ai top club europei (come Real Madrid e Juventus) e ad essere uno dei violini di una magistrale orchestra perfettamente funzionante, non un isolato trascinatore carismatico che deve portare sulle spalle l’intera squadra.

Nervoso, intristito, sconsolato, Gonzalo ha resistito finché ha potuto in una condizione non sua, passando dall’essere la punta di diamante del Milan, alla panchina, facendo il sostituto del giovane Cutrone sempre più in rampa di lancio. Fino al culmine della telenovela di mercato, ovvero la partita di Supercoppa a Gedda contro la Juventus. Higuain gioca, Higuain non gioca, Higuain si allena, Higuain ha la febbre. Il risultato è piuttosto scontato: 1-0 per la Juve e solo pochi minuti finali per “El Pipita”.

Qualche giorno dopo la notizia che tutti attendevano: accordo tra Milan, Juventus (che ancora detiene il cartellino) e Chelsea con l’argentino in volo alla corte di Abramovich e Mr. Sarri.

 

 

Tutto questo ha dimostrato la profonda e pura natura di un indiscusso campione che però va messo nelle condizioni giuste di esprimere il massimo.  Sia al Real Madrid che alla Juventus faceva parte di una rosa di campioni e di squadre già fortissime che dominava in tutta Europa; macchine da gol e trofei dove l’argentino poteva esprimersi al meglio, messo nelle migliori condizioni di segnare e di giocare per la squadra. Stessa cosa al Napoli di Sarri, dove si è trovato in un organico che giocava a memoria mostrando il miglior calcio d’Europa almeno per due anni. Quando si è trovato in una società in piena ricostruzione, con ambizioni diverse e con un ruolo ben differente da quello che ricopriva nelle precedenti squadra, si è trovato spaesato e fuori luogo (nonostante il grande affetto ricevuto dai tifosi).

Stesse lacrime, ma dal sapore decisamente diverso, quelle di Andy Murray che, durante la conferenza stampa d’apertura degli Australian Open, ha annunciato il ritiro dal mondo del Tennis per un dolore all’anca che non riesce a risolvere. Così, di fronte a tutto il mondo dello sport, lo scozzese in lacrime rivela, in una delle più intime interviste che si ricordino, che il dolore troppo forte alla gamba non gli permette più di allenarsi e di giocare, e che quindi sarà costretto ad abbandonare quel rettangolo di gioco tanto amato. La speranza è quella di chiudere tra le mura di casa, nel torneo di Wimbledon, come una sorte di morte del cigno davanti al proprio pubblico. Nemmeno tutto l’affetto esternato sui social e sui quotidiani del mondo sportivo sembra rincuorare un ragazzo di trent’anni che ha dato tutto per il tennis e che adesso dal tennis vede restituirsi tutto. Un ragazzo che ha avuto la “sfortuna” di arrivare dopo il dominio (non ancora del tutto terminato) Federer-Nadal e in contemporanea di Novak Djokovic, tre dei più grandi della storia, rimanendo spesso “soltanto” il quarto al mondo, quando in altre epoche sarebbe stato il primo indiscusso del Ranking per parecchio tempo. Un campione esemplare dalla bacheca ricca dei trofei più prestigiosi, con quella magica Olimpiade giocata in casa, fino al Wimbledon tanto agognato e sofferto, vinto quasi con tutto lo stress del mondo addosso.

Ecco, in queste parole si può racchiudere l’atleta Murray: un ragazzo dalle capacità spropositate, ma mentalmente fragile, che ha sentito per quasi tutta la sua carriera il peso di dover “per forza” dimostrare qualcosa, del vincere “per forza” quel determinato trofeo. Noi gli auguriamo di guarire, di poter proseguire la sua carriera, stupendoci molte volte e per poterne parlare ancora.

 

 

 

 

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