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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Filemone e Bauci

Roberto Bernasconi | Racconti Mitici   3 Gennaio 2019   5 min.

 

Vi fu un tempo in cui l’uomo era riuscito a scatenare su di sé l’ira di Zeus. Questi mandò dunque il diluvio, salvando dalla distruzione soltanto il figlio di Prometeo, Deucalione, il quale – con la moglie Pirra – generò la nuova stirpe dei mortali. Ma poiché ella era nata dalla pietra, non passavano giorni, o mesi, o addirittura secoli senza che la Terra, il Cielo, gli Oceani si macchiassero di sangue e di turpi bestemmie.

Il re degli dèi si accorse di quanto la nuova stirpe mortale fosse peggiore di quella che aveva distrutto in precedenza. Così, ogni giorno accoglieva le maledizioni dei mortali, e ogni giorno il suo cuore si riempiva di collera.

“Dall’alto del mio trono non vedo che errore!” disse, dopo aver lungamente tollerato gli abomini degli uomini “e la Terra, generatrice di ogni dio che ha un regno, piange ogni macchia che la stirpe mortale ha sparso sui suoi prati, sui suoi boschi, su ogni granello della sua superficie. Basta! Ho già sperato che da questa stirpe maledetta potesse nascere almeno un frutto buono. Ma così non potrà mai essere. Ho purificato la grande Madre con l’acqua, rompendo gli argini dei fiumi, gonfiando i mari e i laghi, facendo piangere il cielo… ora manderò il fuoco, sì che i peccati degli uomini brucino con la loro stessa carne.”

“Sei sicuro, divino Zeus” intervenne Hèrmes, suo servitore, «che non esista gente pia in quell’ammasso di uomini indegni? L’uomo non è un frutto che si guasta non appena lo si getta tra la frutta marcia. Alcuni possono anche esserlo; ma la ragione umana di alcuni è simile a quella degli dèi. L’umanità pia che cerchi, in verità, esiste e chiama il tuo nome ogni giorno soltanto per onorarti. Eppure tu non la ascolti, e mediti di distruggere tutto perché le tue orecchie odono soltanto le bestemmie. Dammi retta: se su quella terra tu trovassi anche solo due uomini degni di vivere, ai quali ogni onore rivolto a noi anche a loro deve essere rivolto, dovresti salvarli tutti, gli uomini… spera che il Bene, generato quasi dal nulla, trionfi sull’apparente invincibilità del Male.”

“E va bene” replicò il padre Zeus “Accetto la sfida! Se trovassi anche un solo giusto, io salverò tutta l’umanità. Ma fai per il tuo bene che il tuo consiglio sia sensato; che tu stesso, accanto a me, non debba distruggere la stirpe che tanto difendi.”

Il messaggero degli dèi propose al divino Zeus di travestirsi entrambi da mendicanti; di partire per il mondo alla ricerca degli uomini che avrebbero garantito, con la loro esistenza, la salvezza dell’umanità.

 

***

 

Così le due divinità attraversarono tutte le terre conosciute dall’uomo, chiedendo a chiunque incontrassero sul loro cammino l’ospitalità per una notte. C’era chi rifiutava, cacciandoli malamente soltanto perché il mantello che li copriva era terribilmente sporco; c’era chi, anche solo vedendoli, li chiamava cani, e li minacciava di ucciderli a bastonate se non se ne sarebbero andati. Non vi era luogo al mondo che avesse pietà della loro miseria.

Zeus, in questo modo, conobbe uno per uno tutto i figli e sudditi del suo regno. “Non mi stupisce.” diceva “Se disprezzano me che sono potente, pur sapendo che potrei togliere loro ogni ragione per essere felice, come potranno mai apprezzare chi già vive avverso al destino, ed è misero e solo?” Ma Hèrmes, intuendo che Zeus avesse già deciso di mandare sulla terra i suoi fulmini, lo fermò.

“In verità, non abbiamo ancora finito il nostro viaggio.”

“È da un anno che mi trascini di qua e di là perché credi in questa stirpe dannata. Cos’altro dovrei vedere, Hèrmes? Quanti insulti e schiaffi dovrei prendermi ancora prima di distruggerli tutti, per sempre? Torna ad essere un dio, piuttosto, e va’ ad annunciare ai tuoi uomini che la fine è vicina, e che per tutti l’ultimo giorno sarà un giorno di fuoco!”

“Avevi detto che anche un solo mortale avrebbe salvato l’umanità. Aspetta un solo giorno, mio signore. L’ultimo uomo che incontrerai potrebbe essere quello che cerchi.”

“Continui a non convincermi.” sentenziò Zeus “Ma vorrei davvero capire i motivi per cui tu credi in questi uomini, pur sapendo che con loro malvagità insultano anche te che sei un dio. Sei tanto sciocco, Hèrmes… Eppure, ti concederò il giorno che chiedi. Non darò altre possibilità.”

Zeus batté a terra il bastone sul quale si reggeva, ed entrambi gli dèi proseguirono il viaggio.

 

***

 

Non passarono che poche ore, e Zeus ed Hèrmes, affaticati dal lungo cammino, sedettero sotto un albero. Intorno a loro vi era una grande foresta, talmente fitta che la luce del sole a malapena filtrava dalle chiome degli alberi. Una brezza leggera scuoteva le foglie sopra la loro testa; trascinava con sé il dolce profumo che sembrava provenire da una cucina. Le due divinità, sfinite dal viaggio, ma tanto affamate, si precipitarono a seguire la traccia lasciata dall’aroma. E inaspettatamente si trovarono dinanzi a una piccola capanna, molto povera, davanti alla quale sedeva un vecchio, intento a intrecciare un cesto di vimini. La porta della casa era aperta, e da essa usciva una colonna di fumo, che si alzava verso il cielo, quasi superandolo.

Zeus ed Hèrmes si avvicinarono al vecchio, lentamente, cercando di non disturbarlo nel suo lavoro.

“Ti salutiamo, vecchio.”

Questi alzò la testa, meravigliandosi che qualcuno fosse giunto in quel luogo solitario.

“Salute a voi. Da dove venite?”

“Veniamo da molto lontano. Come ti chiami?”

“Sono Filemone, figlio di Argia.”

“Vivi qui solo?”

“No.” replicò il vecchio, sorridendo “in casa c’è anche mia moglie, Bauci. Viviamo qui da molto tempo.“

“Per quale motivo?”

“Perché quando eravamo ricchi avevamo tutti gli uomini ai nostri piedi. Sembravamo divinità, tanto la gente ci prestava attenzione e ascoltava ciò che avevamo da dire. Ma poi è arrivata la povertà, e chi per riconoscenza degli anni passati avrebbe dovuto darci ospitalità, ahimè, ci ha cacciato via dalla propria vita. Così ci siamo ritirati lontano dal mondo… poveri, certamente; ma ricchi almeno del nostro amore.”

Il vecchio sospirò.

“Volete unirvi a noi? Mia moglie ha preparato il pranzo.”

“È dalla tua casa che proviene questo buon profumo?”

“Sì. Mia moglie Bauci ha ucciso il nostro ultimo agnello. Viveva dietro la nostra casa, e ci era molto caro… Ci è dispiaciuto molto ucciderlo. Ma in sogno, stanotte, mi è apparso un dio nelle sue vesti di luce, dicendo che avremmo potuto cibarci di lui, oggi. Sapete, io credo ai sogni, e credo negli dèi che li mandano. Anche se molto spesso dietro ad essi si nascondono oscuri significati.” E lasciato il cesto ancora incompiuto, si alzò dallo sgabello e si diresse alla porta.

“Bauci!” disse, chiamando la moglie, “Abbiamo ospiti.” Zeus ed Hèrmes entrarono con lui. Bauci, appena li vide, li salutò sorridendo, e li fece accompagnare alla tavola sulla quale era servito il loro misero pasto – una ciotola piena di erbette amare, due fette di pane nero, secche e mangiucchiate qua e là dagli insetti, una brocca d’acqua fresca, e al centro l’agnello di cui i due dèi avevano sentito l’odore in lontananza. Nonostante il cibo fosse poco, i due vecchi non si dispiacquero di doverlo dividere con i due mendicanti; anzi, loro stessi offrirono le loro parti di agnello, cibandosi invece del resto. Non appena fu consumato il pasto, Bauci prese la bisaccia dei due ospiti, la riempì con la loro acqua, e offrì loro di riposarsi nel loro letto. Ma Zeus rifiutò, intimando ad Hèrmes di alzarsi dalla tavola.

Così, salutati calorosamente i due vecchi che erano stati tanto gentili, Zeus ed Hèrmes lasciarono la loro casa. Per strada, mentre si avviavano per tornare sul monte Olimpo, da cui più di un anno prima erano partiti, il re degli dèi placò la sua ira; e anche quando qualcuno osava maltrattarli nuovamente per il loro aspetto, che era quello di due poveri mendicanti, nella mente ricordava il gesto che aveva salvato l’intera umanità dalla seconda distruzione.

 

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