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La Vite Maritata

Bruno Contini | Arboretum, Botanica   18 Dicembre 2018   3 min.

 

Quel garbuglio di liane? Quel serpente attorcigliato, una vite?
Ma è un maschio sterile: per fecondarlo servivano le femmine!
Chi ne ha portato i semi?
Gli uccelli.

 

 

Scordatevi i dolci pendii del Chianti, l’educata geometria dei vigneti bordolesi, i paesaggi da cartolina delle Langhe. Le viti di cui parliamo oggi sono indisciplinate, hanno tronchi nodosi, rami contorti, fronde che oscurano… sono alberi a tutti gli effetti. Nella maggior parte dei sistemi di allevamento, le viti possono arrivare a un’altezza di due metri e vivono per qualche decennio, prima che la vigoria cominci a calare e il vigneto venga spiantato per fare spazio alle nuove pianticelle. Ma come funziona la crescita di una vite? Per rivisitare l’aforisma di Archimede, “datemi un sostegno e scalerò il mondo”. La vite è una rampicante: da solo non se la cava, ma ha bisogno di un tutore cui aggrapparsi. Per farlo ricorre ai suoi micidiali viticci (o cirri), dei ricciolini in corrispondenza del grappolo che “fiutano” la presenza del palo per avvilupparglisi intorno e non staccarsi più. Secondo la teoria più invalsa, le viti individuerebbero il palo per tigmotropismo, uno stimolo tattile per il quale non appena il cirro casualmente viene a contatto con il tutore, lo branca con tenacia (uno studio recente, condotto però sui viticci dei fagioli, sostiene che le piante emettano dei clic, piccoli schiocchi impercettibili per localizzare il bastone). Perciò, una volta terminato, l’appoggio, anche la pianta non potrà svilupparsi più di tanto. Ma se al posto di un palo ci fosse un sostegno ben più grande, più largo, più alto? Ecco la vite maritata. La sposa di questa metafora è lei, lo sposo può essere un olmo, un acero, un pioppo o un’altra pianta con cui unirsi per salire in alto, sempre più in alto. Ad Aversa, in Campania, l’uva Asprinio si arrampica sugli alberi fino a superare i venti metri di altezza. Per cogliere i grappoli, i vendemmiatori locali, noti anche come “uomini ragno”, vanno su con le scale a pioli. La pratica della vite maritata affonda le sue radici millenni fa. Introdotta dagli Etruschi, fu poi ripresa dai Romani che distinguevano tra Arbustum Italicum (quando la rampicante si abbarbica intorno a un singolo fusto) e Arbustum Gallicum, in cui le viti si legano fra loro, a intessere un filare. Matrimoni del genere si sono consumati per millenni, Catullo ce ne descrive uno nel Carmen 62:

 

Ut vidua in nudo vitis quae nascitur arvo,
numquam se extollit, numquam mitem educat uvam,
sed tenerum prono deflectens pondere corpus
iam iam contingit summum radice flagellum;
hanc nulli agricolae, nulli coluere iuvenci:
at si forte eadem est ulmo coniuncta marito,
multi illam agricolae, multi coluere iuvenci.

Come la vite che nasce nel nudo campo priva di sostegno
Mai si solleva, mai fa maturare la dolce uva,
ma, flettendo a terra per il peso il morbido corpo,
quasi tocca le radici con il ramo più alto;
nessun contadino, nessun giovenco la tocca più.
Ma se per caso quella stessa vite è andata in sposa ad un olmo,
molti contadini, molti giovenchi se ne prendono cura”

Traduzione di F. Marzari

 

Il sistema, diffuso fino all’Ottocento, è andato rapidamente scomparendo. Troppo anarchiche le viti, troppo difficile controllare la produzione, troppo impervia la raccolta. Casi come l’alberata aversana sono ormai più unici che rari. Dieci anni fa, tuttavia, in Sardegna, la grande scoperta. In un bosco del comune di Urzulei è stato scoperto un essere mitologico, un intrico tormentato di liane, rami, serpentoni che si aggrappano a qualunque corpo nelle vicinanze. Si tratta di una Vitis sylvestris, l’antenata dell’attuale Vitis vinifera. A differenza delle sue discendenti, in grado di autofecondarsi, il sandalu (questo il nome sardo della Sylvestris) ha bisogno di un esemplare dell’altro sesso per fruttificare. Il bosco di Urzulei però abbonda di sandalu femmina. Presumibilmente i semi sono stati portati dagli uccelli; fatto sta che questa enorme Medusa tentacolare fa anche l’uva. Nel corso della storia, mentre le viti si addomesticavano, le civiltà si evolvevano e le città si industrializzavano, in un bosco sperduto dell’Ogliastra una vite imbastiva in silenzio il suo reticolo fra i lecci e gli altri alberi. Il mastodontico sandalu di Urzulei ha mille anni.

 

 

 

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