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    Il Raccoglitore è un contenitore di storie, di racconti e di buoni interessi. La narrazione, al centro del progetto, viene sperimentata non solo nell’ambito narrativo-letterario: i collaboratori di ogni rubrica si prefiggono di raccontare un qualcosa. Se quando siete insieme ad un/a amico/a vi viene voglia di chiedere “mi racconti una storia?”, siete nel posto giusto.

Glauco

Roberto Bernasconi | Racconti Mitici   13 Dicembre 2018   3 min.

 

Nella regione greca della Beozia viveva un pescatore di nome Glauco. Sua madre e suo padre avevano deciso di chiamarlo così perché, dopo anni di sterilità, si erano rivolti alla dea Atena, alla quale erano molto devoti, chiedendole la grazia di un figlio. E quando nacque, dal momento che il bambino aveva due occhi verdi come il mare, lo chiamarono Glauco. Infatti anche la dea Atena, detta dai poeti Glaucopide, aveva lo stesso colore degli occhi.

Il bambino crebbe, e i suoi genitori morirono; così dovette lui stesso prendere sulle spalle il proprio destino. Siccome suo padre era pescatore, decise di intraprendere il suo mestiere. Ogni giorno trascinava la barca in mare, recitava le sue preghiere a Poseidone, e si avviava in mare. Dopodiché, quando le sue reti erano riuscite a recuperare una discreta quantità di pesci, ritornava a riva per depositare il carico.

 

***

 

Le Ninfe del mare che, senza farsi scorgere, lo osservavano mentre era impegnato nel suo mestiere, si dispiacevano molto che la sua bellezza non fosse eterna. «Magari potesse rimanere sempre con noi.» ripetevano. «Magari potessimo avvicinarci a lui, e anche soltanto parlargli.» Essendo infatti divinità, ed essendo lui mortale, il contatto tra loro era quasi impossibile.

Eppure non volevano demordere, e senza indugiare si recarono, rapide come soltanto loro potevano essere, nelle coste dell’Italia, dove viveva la strega Circe. La figlia del Sole le accolse in maniera benevola, mostrando loro gli strani intrugli frutto delle sue arti magiche. Ma le Ninfe del mare avevano bisogno di una cosa soltanto: di rendere immortale il dolce Glauco, perché potessero toccarlo, baciarlo e renderlo partecipe della divina beatitudine. E Circe diede loro un’ampolla d’oro, dicendo che anche solo una goccia del suo contenuto avrebbe reso pari agli dèi qualsiasi uomo.

 

***

 

Quando tornarono nel loro mare, conoscendo bene le abitudini del bel pescatore, attuarono il piano che avevano deciso nel frattempo. Alcune di loro emersero dalle acque, e camminarono finché non giunsero nel grande prato che affiancava la capanna di Glauco. E aprendo la boccetta d’oro, dono della figlia del Sole, sparsero l’unguento sacro sull’erba, perché ogni foglia fosse toccata da quell’essenza divina. Poi, dato che era quasi l’alba, ritornarono dalle compagne, attendendo il momento preciso in cui si sarebbe realizzato il loro desiderio.

Non appena fu mattina, Glauco, com’era solito fare, lasciò la sua casa, mise la barca in mare, e si trascinò con lei a largo. Le reti, quel giorno, raccolsero una pescata abbondante. E Glauco di questo ne fu felice. Ringraziò gli dèi, e decise per quel giorno di ritornare a riva.

E non appena la barca si fermò, prese le reti cariche e le trascinò nel giardino accanto alla sua casa, il giardino che le dee del mare avevano libato con l’intruglio di Circe, e le distese con cura.

 

***

 

«Che sta succedendo?» esclamò Glauco.

Perché i pesci, toccando l’erba divenuta magica, ritornarono vivi, e saltellando come lepri, in fila, ritornarono a immergersi in acqua. L’ultimo di questi fece in tempo a voltarsi verso il giovane, e prima di buttarsi e sparire, emise dei suoni simili a parole. «So bene che anche tu vuoi divenire immortale. Ti basterà mangiare un po’ dell’erba che anche noi abbiamo toccato, e sarai come gli dèi del mare. Non potrebbe capitarti un destino migliore.»

Allora, preso un pugno di erba, lo mangiò. E si immerse nelle acque dalle quali fino a quel momento aveva tratto il suo nutrimento. Non appena la schiuma delle onde sfiorò le sue gambe, subito esse si mutarono in code; i suoi capelli si tinsero di verde, e una lunga barba coprì il petto divenuto squamoso. Alla luce del Sole tutto il suo corpo brillava come un gioiello d’argento. Lui non si accorse immediatamente di quello che gli stava accadendo.

Vedeva soltanto palesarsi attorno a lui le Ninfe del mare, belle come lui, e come lui immortali, che danzavano al suono della loro felicità ottenuta.

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