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La “Copa” del passato

Sergio Basilio | La Settimana Sportiva, Sport   12 Dicembre 2018   3 min.

La Copa Libertadores va al River Plate, ma da questa finale della discordia sembra uscire sconfitto l’intero calcio argentino (forse sudamericano).

 

 

Domenica sera, al Santiago Bernabeu di Madrid, si è giocata la tanto discussa finale di Copa Libertadores che, oltre a ricevere il primato di “finale più lunga della storia” e oltre ad aver assegnato un titolo storico aiMilionariosdel River Plate dopo anni bui, diventa anche motivo di riflessione per un calcio che credevamo estinto.

Facciamo un passo indietro di quasi un mese: per la prima volta nella storia, in finale di Copa Libertadores (l’equivalente della nostra Champions League in Sud America) arrivano le due squadre di Buenos Aires, ovvero il Boca Juniors (famosa per aver dato i natali calcistici a Maradona) e il River Plate (grande decaduta; tornata nel calcio che conta dopo anni di bancarotta e fallimento dichiarato dalla società). Già di per sé, questo bastava per riempire intere pagine nei quotidiani sportivi per settimane. Ma ad aumentare l’attesa c’erano tante altre cose tra cui il fatto che questa fosse l’ultima finale con andata e ritorno della storia di questa competizione (dall’anno prossimo finale unica come si fa nelle nostre coppe europee), e allo stesso tempo questo evento rischiava di dar vita a una vera e propria guerra di quartiere tra le due tifoserie da sempre in odio l’una con l’altra.

Niente tifosi fuori casa a seguito della propria squadra e allerta militare massima del paese. Il primo atto è andato piuttosto bene con un 2 a 2 regalato alle cronache, che lasciava tutto aperto per il ritorno di due settimane dopo. Il grande problema è stato il ritorno, quando la vergogna delle pietre lanciate verso il bus del Boca e i fumogeni, uniti agli scontri, hanno portato all’annullamento del match.

https://www.google.it/search?q=river+boca&source=lnms&tbm=isch&sa=X&ved=0ahUKEwj-n6no-JjfAhWE-aQKHdhBBsQQ_AUIECgD&biw=1242&bih=597#imgrc=IigYOWqgYvUzRM:

Dopo giorni di polemiche e rinvii la partita è stata disputata in campo neutro, in quel Santiago Bernabeu di Madrid tanto abituato al calcio Champagne dei Galacticos. In realtà, oltre all’aspetto puramente commerciale e di immagine, è stata anche una bellissima serata di calcio, di emozioni vere e forti, con uno degli stadi più famosi d’Europa preso letteralmente in affitto da ottanta mila argentini. Anche se dopo il match, dopo lo spettacolo e la festa, inizia a farsi avanti una riflessione.

Il calcio mostrato da queste due squadre dovrebbe essere teoricamente il top del calcio sudamericano, ma se così fosse (e così è) da quelle parti sono (calcisticamente parlando) indietro anni luce rispetto a noi.

Quel che si è visto in 120’ di finale riflette un calcio antico, “di provincia”, con zero tattica in campo e poca preparazione pre-partita. Solo tanto spettacolo mediatico. I portieri volanti, i rinvii a campanile, le entrate killer, la famosa “garra” argentina fin troppo presente in una partita che di certo non aveva bisogno di ulteriore violenza.

 

 

Tutte cose, queste, che possono esaltare al momento della visione, ma che mostrano e spiegano il perché nazionali come l’Argentina o il Brasile non vincono un mondiale rispettivamente dal 1986 e dal 2002. Lo stesso divario si nota ormai da più di dieci anni in quella che una volta era la Coppa Intercontinentale, dove la migliore del calcio sudamericano affronta la migliore d’Europa. Infatti, le ultime edizioni hanno visto sempre una squadra del vecchio continente alzare al cielo il trofeo. Un calcio, insomma, lontanissimo dall’eleganze e l’intellighenzia europea, formato dalle grandi scuole di tradizione italiana, inglese, scandinava, iugoslava e ora anche spagnola. Questo dimostra quanta strada culturale e calcistica devono ancora fare questi paesi, un tempo signori incontrastati del football.

Alla fine, la Copa è stata vinta dai ragazzi del River Plate, che dopo anni passati all’inferno delle serie minori, riemergono come nella più bella delle fiabe per riprendersi il posto che gli spetta di diritto.

Tra meno di tre settimane inizierà il Mondiale per Club dove, con molta probabilità, la vedremo di fronte al Real Madrid (guarda caso proprio la squadra che ha ospitato il loro trionfo) e lì potremo misurare l’effettiva crescita dei cosiddetti “Milionarios”.

 

 

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