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Dacia Maraini

Claudio Volpe | Interviste   4 Dicembre 2018   5 min.

 

“Corpo felice” è la nuova, intensa opera di Dacia Maraini, la più importante e apprezzata scrittrice italiana nel mondo. È un racconto profondo sul femminismo e sulle battaglie civili condotte da un’intellettuale che ha fatto della sua vita un esempio di coerenza e lotta contro le ingiustizie e allo stesso tempo un tenerissimo dialogo immaginario con quel figlio che l’autrice ha perso molti anni fa a causa di un aborto.

Ecco l’intervista rilasciataci dall’autrice.

 

1) Cara Dacia, inizierei dal titolo così emblematico e significativo. Per quale ragione hai scelto di accostare la parola corpo all’aggettivo felice?

Perché il corpo dovrebbe tendere alla felicità. Ma purtroppo lo maltrattiamo, non lo consideriamo nei suoi bisogni, lo sfruttiamo, ne abusiamo. In quanto alle donne, troppo spesso, per ragioni storiche (patriarcati vari, religioni sessuofobiche, bisogno di controllo della sessualità come causa della riproduzione della specie…) il corpo femminile viene maltrattato o costretto a mostrarsi per quello che non è. Per me un corpo dovrebbe dare felicità, ma anche riceverla. Troppo spesso il corpo delle donne è stato costretto a dare felicità ma non a prenderla. In molte culture la felicità del corpo femminile non è nemmeno considerata.

 

2) Come può un corpo essere felice?

Come ho scritto, in uno scambio a parità, col rispetto da una parte e dall’altra. Comunque i modelli moderni sono fatti per scombussolare e maltrattare sempre più i corpi, sia femminili che maschili, in nome della bellezza, della eterna giovinezza, in nome di una estetica consumistica e mortificante.

 

3) Per quale ragione il corpo della donna è sempre stato ed è tuttora una sorta di giocattolo nelle mani dell’uomo e della società patriarcale che ne fanno ciò che vogliono?

Il patriarcato è durato millenni e le abitudini che ha innestato nella società hanno radici lunghe e tenaci. È una questione di potere. Il potere dà vantaggi e privilegi a cui nessuno è disposto a rinunciare. Molti uomini – sopratutto i più deboli e più spaventati – vedono nella libertà femminile una minaccia ai loro privilegi e ne sono terrorizzati.

 

4) È possibile che il maschilismo e la cultura patriarcale siano stati introiettati dalla donna stessa?

La cultura tende a totalizzare. Quando poi c’è un Dio dietro le regole imposte al mondo femminile, come fa una donna ad opporsi a una autorità celeste? Molte leggi e regole repressive vengono imposte in nome di un dio misogino e crudele a cui è quasi impossibile ribellarsi. La storia è fatta di poteri che si contrappongono. Quando un potere è unico e domina una società intera, nessuno riesce a sfuggire. I pochi che ci provano, vengono fatti fuori. La storia è piena di questi esempi.

 

5) Come si può oggi combattere il patriarcato e giungere a un’uguaglianza tra i sessi che sia sostanziale e improntata al rispetto reciproco?

Solo con la cultura, la consapevolezza, la riflessione e l’accettazione pacifica dei cambiamenti storici. Non è facile, perché nessuno al mondo, quando possiede un potere, ci rinuncia, fosse anche solo il potere dell’età: un uomo di settant’anni può mettersi con una ragazza di venti e nessuno ci trova da ridire, il contrario non è accettato. Questo per esempio è un privilegio duro da scalzare.

 

6) Cosa possono fare gli uomini per dare il loro contributo?

Accettare i cambiamenti della storia, accettare le rivendicazioni delle donne, rispettare la loro volontà di autonomia senza trincerarsi dietro le tradizioni, invocando magari la natura che “ci ha fatti differenti e quindi inconciliabili”.

 

7) Nella tua lunga storia di intellettuale attenta al femminismo e alla condizione della donna credi che siano stati fatti passi avanti in tal senso? Cosa si può fare ancora?

Certo che sono stati fatti passi avanti ma solo in certe zone del mondo. In Italia per esempio le leggi sono completamente cambiate. E le donne oggi godono della parità, sulla carta. Anche se nel comportamento ci sono moltissime resistenze all’applicazione della parità. In altri paesi, sopratutto quelli che conoscono il totalitarismo religioso, la condizione delle donne è ancora difficile e durissima.

 

8) È davvero molto commovente la storia che racconti dialogando col piccolo Perdu, il bambino che hai perduto e che ha segnato la tua vita. Da cosa nasce l’esigenza di raccontare questo profilo così intimo in un libro che tratta di diritti, rispetto e a suo modo di femminismo?

Lo scrittore, oltre a raccontare storie altrui, deve anche raccontare di sé qualche volta. Altrimenti non è credibile. Deve mettersi a nudo, anche se rischia di essere mal compreso e umiliato. Ma il racconto deve passare anche attraverso il suo corpo e le sue più intime esperienze, altrimenti lo scrittore diventa un facitore e non un artista.

 

9) Come si può insegnare ai figli maschi, fin da giovanissimi, a sfuggire dalla logica del maschilismo ingordo, prepotente e violento verso le donne? La famiglia cosa può fare?

Come racconto nel mio libro, l’adolescente ad un certo momento sente il bisogno di smarcarsi dalla famiglia e spesso cade nelle trappole delle violenze di gruppo. A quell’età un ragazzo preferisce farsi accettare da un gruppo di coetanei piuttosto che dalla famiglia e si adeguerà ai peggiori comportamenti, spesso razzisti e violenti. Solo l’amore può salvarlo. Ed è per fortuna quello che succede a Perdu, quando si innamora veramente di una donna – e per veramente intendo non solo la voglia di impossessarsi di un corpo ma lasciarsi prendere da incantamento, lasciarsi guidare da un desiderio profondo di conoscere la persona che si ama. L’amore senza conoscenza è pura reificazione. La conoscenza certo comporta responsabilità e anche qualche rischio di sofferenza, ma quando riesce, è la cosa più bella del mondo.

 

10) Viviamo un presente sempre più proiettato verso la negazione dei diritti e l’involuzione, la violenza, l’umiliazione della vita umana. Cosa possiamo fare per resistere a tutto ciò? Come poter combattere la logica patriarcale contro le donne in una società che vuole praticare pura prepotenza contro stranieri e diversi?

Bisogna resistere, non farsi prendere dall’andazzo generale. Bisogna difendere con forza i valori in cui crediamo e difenderli, anche quando si rischia l’ostracismo e gli insulti. Alcune donne stanno rischiando in questo momento la prigione e la tortura. Parlo delle ragazze iraniane che si sono messe in piedi in mezzo alla strada reggendo il velo appeso a un bastone, anziché tenerlo in testa. Rischiano la prigione a vita, ma lo fanno lo stesso. A loro va la nostra gratitudine e la nostra ammirazione. E sono donne arabe, magari anche credenti nella religione mussulmana, ma dicono che la soggezione delle donne non ha niente a che vedere col Corano e con le parole del loro Dio.

 

 

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