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L’uomo amato dalla Fortuna

Tancredi Greco | I racconti della stella Arturo   1 Dicembre 2018   5 min.

 

C’era una volta un uomo che era amato dalla dea Fortuna e, nonostante tutti i suoi doni, lui non la ricambiò mai. L’uomo amato dalla Fortuna, infatti, non si sentiva affatto fortunato. Anzi, non capiva perché tutti gli uomini attorno a lui smaniassero per un pizzico di buona sorte: secondo la sua esperienza, non era quella la strada per la felicità.

Già da piccolo aveva dimostrato capacità fisiche e mentali fuori dalla norma ed era invidiato da tutti i bambini e dagli altri genitori. Era il migliore in qualsiasi tipo di gioco: vinceva tutti gli anni al torneo di scacchi della scuola e la sua squadra di calcio era la più forte della provincia. I suoi genitori erano benestanti e non gli facevano mancare nulla. Ma mamma e papà non erano protetti dalla dea bendata come lui. Non molto dopo, infatti, il padre perse il lavoro e cominciò a passare le sue giornate a tracannare birra e a logorare il divano con quel grosso sedere grazie al quale era riuscito a strappare molte volte una risata al figlio. La madre nel frattempo era caduta in una crisi depressiva quando aveva scoperto di non potersi permettere una villa con piscina e si lamentava tutti i giorni dell’inerzia del marito.

Il bimbo aveva anche un fratello che era il suo opposto: pessimi voti a scuola, pessime prestazioni in palestra e pessime amicizie che da più grande lo portarono sulle orme del padre. Anche lui sviluppò un notevole fondoschiena e una passione per l’alcol che lo condusse ad una fine ben poco fortunata. Un giorno, mentre scendeva le scale, con la vista un po’ offuscata dal vino, non si accorse che Luna, la sua grossa gatta nera, gli stava tagliando la strada: capitombolò giù dalle scale e purtroppo non atterrò sul suo morbido sedere.

Crescendo, l’uomo amato dalla Fortuna acquisì bellezza e a sedici anni era il ragazzo più desiderato del paese. Tutte le ragazze gli morivano dietro, ma lui aveva occhi solo per Claudia. Claudia era stata mandata dalla Fortuna stessa per soddisfare tutte le esigenze del suo pupillo: era bella, intelligente, colta, atletica e ricca. Insomma, non le mancava nulla. E sarebbero stati per sempre felici e contenti insieme, se solo lei non fosse stata meno perfetta di lui. Dopo un anno passato insieme, non riusciva più a tollerare la fortuna e le qualità del suo ragazzo: se lei prendeva nove in una verifica, lui prendeva dieci; se lei veniva chiamata per una sfilata, lui veniva chiamato per farne due; se lei raggiungeva un nuovo record di velocità nella corsa, lui la doppiava. Persino a letto lui era molto più bravo di lei. Si lasciarono a diciannove anni dopo l’esame di maturità, quando lei prese cento e lui prese cento e lode.

Fu poi la volta di Fiona. La dea scommise su una ragazza buona, paziente e piena di un amore sconfinato. E lui la amò con tutto se stesso, ma mai quanto lei. Ancora una volta la Fortuna aveva puntato sulla mortale sbagliata. I due, infatti, avevano una relazione basata sull’armonia e la concordia: mentre lui continuava ad ottenere ottimi risultati all’università e a spezzare sempre più cuori, lei gli stava vicino, silenziosa, e diventava un approdo sicuro per una nave sballottata dai venti della gioventù. Era il suo bastone e la sua spalla su cui piangere. Sì, il ragazzo piangeva e la dea non sapeva come renderlo più felice. Gli regalò paesi bellissimi in cui viaggiare, l’immunità da tutte le malattie e una laurea a pieni voti. Ma il giovane fortunato piangeva. Fu allora che il ragazzo tradì Fiona. Più volte, con donne e uomini. La dea, quindi, capì che voleva ancora di più. È proprio vero che il desiderio umano è insaziabile! Regalò al ragazzo i migliori amplessi della sua vita e si liberò di Fiona senza che lui dovesse soffrire di sensi di colpa. Le fece trovare un lavoro lontano, in un altro Stato. Così partì e non si fece più vedere.

L’uomo, dunque, da quel momento decise di rimanere solo e di passare il resto della sua vita a viaggiare per terre straniere: andava negli hotel più lussuosi e nelle città più ricche del pianeta in cerca di un luogo in cui erano tutti fortunati.

La dea gli regalava nuovi compagni di viaggio per ogni paese che visitava. Gli amici si moltiplicavano e l’uomo fortunato era amato in tutto il mondo. I suoi genitori erano fieri di lui ed erano finalmente felici: la madre si poteva permettere tutte le case con piscina che voleva e il padre poteva sbronzarsi ogni sera con i vini più costosi della Terra.

Dopo la morte di suo fratello, però, l’uomo fortunato vide sparire i sorrisi dai volti dei suoi genitori. Il padre morì sul suo divano imprimendovi per sempre la sua forma e la madre si tolse la vita poco dopo. Intanto, il figlio era dall’altra parte del mondo e riceveva nuovi riconoscimenti e nuova fama. Tutti i giornali parlavano solo di lui: il primo uomo ad essere contemporaneamente scienziato, modello, attore, ballerino, calciatore e filantropo. All’apice della sua carriera, dopo la morte dei suoi, egli si abbandonò a quel vizio che era stato prima di suo padre e poi di suo fratello.

Fu a quel punto che la dea, esasperata, decise di incontrare il suo pupillo. Gli apparve in sogno con le sembianze di Fiona e gli si rivolse così: “Io ti ho dato tutto: fama, denaro, amici, bellezza, intelligenza e soprattutto amore. Sei amato.  Sei amato da me, dalla tua famiglia, da tutto il mondo. Cosa può desiderare un uomo più di questo? Sei l’essere umano più fortunato che sia mai esistito: non ti sei mai macchiato mentre mangiavi, non hai mai perso un autobus o un treno, la pioggia non ha mai rovinato le tue vacanze al mare e non mancava mai neve fresca quando andavi in montagna. Cosa vuoi di più, amore? Vuoi l’immortalità? Ti darò anche quella. Vuoi che la tua famiglia torni in vita? Farò anche quello per te. Voglio solo che tu sia felice.”

Allora, l’uomo le si avvicinò e le diede un bacio sulla fronte. La dea, per la prima ed ultima volta nella sua eterna esistenza, si sentì indifesa: gli occhi del mortale vedevano oltre le apparenze e scavavano a fondo nelle sue pupille, rivelando ogni sentimento celato. A quel punto, lui, mentre le lacrime gli scendevano sulle guance, le sussurrò: “Io non voglio niente da te. Da qui in poi vado avanti da solo, Fiona. Voglio piangere, ammalarmi, inciampare, cadere e rialzarmi ogni volta. Voglio provare per la prima volta il sapore di una sconfitta. Voglio innamorarmi senza essere ricambiato. E sì, voglio morire un giorno, contento di aver vissuto una vita di successi e fallimenti, ed insegnare ai miei figli come si fa a viaggiare per questa lunga strada senza fermarsi mai”.

Udite queste parole, la Fortuna, delusa, svanì e decise di non riapparire più di fronte a un uomo. Aveva capito finalmente che gli uomini erano una stirpe ingrata e che non si meritavano il suo aiuto. Decise, quindi, di bendarsi di nuovo in modo che non potesse più favorire nessun mortale: avrebbe distribuito la buona sorte casualmente fra di loro, senza fare più distinzione. La dea bendata non si innamorò più, mentre l’uomo fortunato trovò un’ultima compagna di viaggio con cui rimase fino agli ultimi istanti della sua vita.

 

 

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