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Cleobis e Biton

Roberto Bernasconi | Racconti Mitici   29 Novembre 2018   3 min.

 

“Ahimè, come farò? I buoi sono scappati, e non mi sarà possibile raggiungere il tempio prima che il sole cali, e sorga la luna!”

Antiope era ormai sul punto di arrendersi alla realtà. Era sacerdotessa del tempio di Hèra, ad Argo, da più di cinquant’anni, e alla dea aveva dedicato tutte le sue fatiche, con estrema dedizione religiosa. Viveva, però, molto lontano, a circa cinque miglia dalla città, e nonostante fino a quel momento non avesse mai lasciato la sua dea senza riti, quella volta la sorte aveva deciso diversamente.

Essendo molto anziana, da un po’ di tempo non poteva più raggiungere Argo a piedi; di conseguenza aveva acquistato da un contadino un carro e due grossi buoi bianchi, talmente belli da sembrare quasi la manifestazione animale della sua dea. E con loro compiva il viaggio di andata e di ritorno senza problemi.

Purtroppo, quella notte, una tremenda tempesta scosse l’intera regione; distrusse case, interi campi seminati, foreste, ponti, allargando gli argini dei fiumi. Gli animali stessi, squassati dai tuoni e dal rumore della pioggia battente, impazzirono: e non furono da meno i buoi della devota Antiope. Essi, come bestie selvatiche che non possono contenersi, sfondarono spaventati la porta della stalla e, muggendo ferocemente, si dispersero.

Non appena il sole sorse, la donna mandò i due suoi giovani figli, Cleobis e Biton, a cercarli. E loro, armati di corda e della loro forza quasi eroica, si misero subito sulle tracce dei due animali. Purtroppo, tornarono a casa a mani vuote, lasciando Antiope nel più totale sconforto.

 

***

 

“Che farò? Che farò?” continuava a ripetersi, mentre i figli, che conoscevano la grande devozione della madre, tentavano di consolarla coi loro sguardi.

“Ti porteremo noi, madre!” disse Cleobis “Sappiamo quanto tu ami la dea. E questo amore noi possiamo condividerlo, perché la devozione agli dèi sono i padri e le madri a trasmetterla ai propri figli.”

“Ce la farete a trasportarmi sul carro? A sostituirvi ai miei buoi” chiese la madre.

“Io e Cleobis non potremmo dimostrare quanto ci sei cara, madre nostra, se non ti aiuteremo a raggiungere Argo. E veramente non esiste fatica migliore di quella che si compie per chi si ama.”

Così Antiope fu fatta salire sul carro, il quale doveva trasportare, oltre a lei, tutti gli oggetti che ella avrebbe dovuto utilizzare per i sacrifici a Hèra. Cleobis e Biton, invece, si misero al posto dei buoi, e iniziarono a trascinare tutto il peso con le loro braccia.

 

***

 

Percorsero le cinque miglia, seguendo strade tortuose, alcune ancora più compromesse dalla notte precedente; i loro piedi calpestarono rocce appuntite, terra battuta, immergendosi anche nel fango. E quando si trovarono di fronte un ponte crollato, e un fiume le cui acque erano ancora indomabili, i due fratelli superarono il timore, e prendendo il carro sulle loro spalle superarono anche questi ostacoli. Pregando gli dèi superarono il fiume a nuoto, mentre la loro madre, sopra il carro, non fu toccata nemmeno da una goccia d’acqua. E Argo fu sempre più vicina.

 

***

 

“Figli miei” li implorava spesso la madre “non stiamo tardando. Forse vi gioverebbe un po’ di riposo!”

Ma Cleobis e Biton non vollero fermarsi. Il sudore che colava dalla loro fronte era ciò che li rinfrescava dalla calura. Antiope insisteva nella sua richiesta, comprensibile per una madre, anche quando la città, in lontananza, si poteva scorgere con le sue mura imponenti, e il tempio di Hèra splendeva alla luce del meriggio. “Non vedi? Siamo quasi arrivati!” dissero, un’ultima volta. E tutta la loro stanchezza era nella voce che si affievoliva.

Così superarono le porte della città; mentre il carro sfilava diretto al tempio, la gente per strada guardava con ammirazione e curiosità i due giovani che trasportavano con le proprie forze la vecchia madre. I fanciulli, da quel fatto curioso, potevano trarne un esempio; i vecchi potevano invece sperare in una nuova generazione di valorosi eroi.

 

***

 

All’improvviso, quando il tempio di Hèra, dalle metope variopinte, e dalle colonne coperte di doni votivi, svettò dinanzi all’arrivo della sua sacerdotessa, i due giovani, esausti dal lungo cammino, pieni di dolore nelle loro membra, caddero a terra. I loro occhi videro il dolore della madre, di Antiope, che di fronte alla devozione dei suoi figli mai si sarebbe aspettata una simile disgrazia. Cleobis e Biton erano morti; il loro ultimo respiro, l’esalazione dell’anima beata, non fu piacevole a chi li aveva visti sopportare una fatica che comunque pesava sulle loro spalle.

“Hèra, mia regina!” urlava Antiope “Perché prendermeli adesso? Non hanno solo dato onore alla mia casa, ma alla stirpe dei tuoi servi. Perché punirli, anziché ricompensarli, come avresti dovuto?”

Ma la dea, che aveva visto tutto dall’alto, proprio per questo li aveva privati della loro vita: perché rimanessero giovani, eternamente belli, senza che la tremenda vecchiaia scuotesse i loro corpi secchi, privi di vigore. La morte era stata la ricompensa.

 

***

 

ὅν οἴ θεοί φιλοῦσιν ἀποθνήσκει νέος.

Muore giovane colui che gli dèi amano.

 

 

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